L’attesa per il decimo, e a quanto pare ultimo, film di Quentin Tarantino si fa sentire davvero tanto. Al momento, questo periodo, il regista pare passarlo di più mostrando la sua capacità di critico. Forse perché l’ultimo suo film doveva essere The Movie Critic. E siccome non lo vedremo più come progetto, allora Tarantino si sta liberando di tanti “pesi” e opinioni controverse. Negli anni ne ha dette tante e le sue idee e gusti sono sempre stati peculiari.
Dopo aver letto Cinema Speculation, il suo libro manifesto sul cinema, si può comprendere di più e contestualizzare meglio certe sue opinioni. Che restano tali, quindi non dovrebbero sollevare il polverone che sollevano. Il problema è che è una figura autorevole. E ciò che dice una figura come la sua non resta privato e può influenzare molto. E opinioni totalmente soggettive ma poco eleganti come quelle recenti su Paul Dano fanno discutere molto.
Ma le opinioni controverse non sono nate certo l’altro ieri. Già nel 1992, prima di diventare la leggenda che è ora, criticava aspramente un’operazione che viene ricordata ora dagli amanti del cinema con nostalgia. A inizio anni ’90, il fenomeno del momento era la serie tv Twin Peaks. Un racconto che è divenuto un culto. Le opinioni di Tarantino su una parte specifica del mondo creato da David Lynch sono interessanti da approfondire.

Quentin Tarantino su Fuoco Cammina con me
Per molti appassionati sarà difficile immaginare un’epoca in cui il film “Fuoco Cammina con me” è stato diffamato, o addirittura la serie Twin Peaks stessa. Eppure la contestualizzazione storica è importante. Se bisogna parlare di un fatto storico come l’uscita del film prequel di una delle serie più di culto dagli anni ’90 in poi, bisogna capire anche le persone dell’epoca davanti a qualcosa di destabilizzante. Il 1992 fu un anno fulcro per la storia del cinema. In quell’anno l’ex commesso di videonoleggio ossessionato dalla settima arte divenne all’improvviso una celebrità con l’esordio de Le Iene a Cannes.
David Lynch, che due anni prima vinse la Palma D’Oro a Cannes con Cuore Selvaggio, nel 1992 era fuori concorso con Fuoco Cammina con me. Tarantino, dopo averlo visto, ha giurato di non voler vedere più un film del regista. La pellicola, che descrive gli ultimi giorni di Laura Palmer prima del ritrovamento del suo cadavere nella prima storica puntata di Twin Peaks, fu notoriamente fischiata a Cannes. Quindi diciamo che non è così campata in aria l’uscita di Tarantino sul film, contestualizzata in quell’anno sia chiaro. Poi però non ci è andato leggero.
Dopo aver visto il film dichiarò: “David Lynch si è infilato così a fondo al suo culo che non ho voglia di vedere un altro film suo finché non sentirò qualcosa di diverso“. Quentin Tarantino, che di recente ha espresso le sue opinioni sul cinema del XXI secolo, ha un’idea chiara in testa. Condivisibile o meno. Che certi registi possano perdere la testa o la direzione artistica nel corso del tempo. Da qui è partita la sua auto imposizione dei “soli” dieci film.

Gli anni ’90 erano iniziati alla grande per Lynch con Cuore Selvaggio e Twin Peaks, ma la seconda stagione della serie fece già scemare l’interesse del pubblico. Fuoco Cammina con me fu una conferma del dissenso di tanti e dovette aspettare il 2001 per essere applaudito davvero dalla critica. Perché sì, Tarantino si è perso film affascinanti come Strade Perdute e Una Storia Vera per via del suo “giuramento”. Ma è davvero difficile pensare a un esperto e amante del cinema come lui che non vede l’unanime film riconosciuto come miglior film del XXI secolo, ovvero Mulholland Drive.
Quentin Tarantino ha i suoi gusti, ma ciò che si può certo dire di un film è che non basta una sola visione per sentenziare se sia da pattumiera o da annali del cinema. Non è famoso per tornare sui suoi passi e riconsiderare sue idee specifiche su attori o film. Non vuole più vedere un Toy Story dopo il terzo che trova perfetto, non accetta i sequel di Matrix perché considera perfetto il primo… si può capire che quando si mette un’idea in testa, non c’è verso di fargliela cambiare. Forse in una discussione complessa come quella dell’arte, a volte uscire dalla propria comfort zone non è qualcosa di deprecabile. Per alcuni pare più difficile di altri.
