Recensioni FilmSuperman - Il padre dei cinecomic

Superman – Il padre dei cinecomic

Oggi se ci viene chiesto di pensare ad un supereroe, la prima cosa che ci viene in mente è un tizio con un mantello che sa volare e ha la super forza, il motivo: Superman. Il film, diretto da Richard Donner, uscì nel 1978 per celebrare il quarantesimo anniversario dell’eroe della DC Comics.

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Superman fu creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933, da lì in poi la storia dei supereroi fu segnata. Superman divenne il supereroe per eccellenza, creò l’archetipo moderno dell’eroe, definì i poteri, i costumi e l’immaginario collettivo di un uomo in calzamaglia che combatte il crimine. In poche parole: un classico. Un classico che necessitava di una trasposizione cinematografica altrettanto classica, tanto da diventare il capostipite di un genere che avrebbe poi avuto il suo vero momento di gloria solamente più di vent’anni dopo.

Superman

Superman – Trama

Il film inizia sul pianeta Kripton, ormai prossimo al collasso. Jor-El (Marlon Brando), conscio dell’imminente catastrofe, salva suo figlio Kal-El mandandolo su un pianeta lontano: la terra. Atterrato sul pianeta, viene adottato da Jonathan (Glenn Ford) e Martha Kent (Phillys Thaxter), che lo ribattezzano Clark Kent. Dopo un’adolescenza passata a Smallville, Clark (interpretato da Jeff East nella versione adolescente) decide di andare per la sua strada. Il ragazzo arriverà a Metropolis, città in cui dovrà diversi tra la vita da giornalista del Daily Planet nei panni di Clark (interpretato da Christopher Reeve nella versione adulta), e la lotta al crimine nei panni di Superman.

Superman

Superman – Recensione

Superman è un film che dura circa due ore e trenta minuti. Big Blue appare per la prima sullo schermo solo intorno al minuto quarantacinque, e il primo atto eroico che compie avviene dopo la prima ora. Questo particolare serve per capire che tipo di film è questo. Un lungometraggio che racconta l’origin story del suo protagonista, e vuole farlo bene, senza tralasciare niente. Lo fa nel modo più classico e lineare possibile – o che diventerà classico e lineare – partendo dall’inizio e accompagnandoci passo passo nella vita di Superman.

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Parte dal suo pianeta natale, cresce con lui nel Kansas e combatte i nemici al suo fianco a Metropolis. Tutto secondo le regole, un film perfettamente diviso nei tre atti che ha portato all’origin story per eccellenza. Quella che ci racconta la scoperta dei poteri, la doppia identità e la presa di coscienza delle responsabilità. Questo è sicuramente l’aspetto che definisce maggiormente la pellicola, ma anche quello che sottolinea l’anno della sua uscita e mette in risalto i suoi difetti.

Superman

Un classico che si perde nel suo tempo

Vedere oggi Superman provoca sensazioni miste, e forza lo spettatore ad entrare in una logica estranea. La struttura così specifica e divisa in tronconi risulta ingenua, allungandosi fino a diventare noiosa. Abituati come siamo oggi a film di supereroi che vanno a mille, con scontri, gadget e costumi di ogni tipo, la prima parte di film sembra interminabile. Per esempio, l’addestramento con Jor-El nella fortezza della solitudine è oltremodo naif, deliziosamente vintage certo, ma decisamente prolisso e didascalico.

La voce di Marlon Brando ci accompagna per minuti interi, in un viaggio mistico, attraverso lo spazio e l’universo – in un richiamo a 2001: odissea nello spazio. Un viaggio che mostrerà per la prima volta Christopher Reeve e il mitico costume blu con la S sul petto. Una sequenza permeata di epica, che rende l’idea di quanto fosse importante il momento, ma che suscita tenerezza per una messa in scena che oggi sarebbe impensabile.

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Clark e Lois: una dinamica che regge tutto il film

Questo modo di raccontare Superman si rifà ovviamente al grande racconto americano, che però rischia di portare completamente fuori strada il film, lasciandoci per buona parte della durata appesi senza capire dove voglia andare realmente a parare la pellicola. Ma proprio questa scelta crea le situazioni migliori del film. Clark che si confronta con la vita quotidiana e il suo rapporto con Lois Lane (Margot Kidder). Tutta questa parte ha la particolarità di avere un tono da commedia romantica, quasi anni ‘50. Vediamo Clark annaspare nella realtà di una redazione, salvare Lois da un criminale in modo goffo per non svelare la sua identità, e un’altra serie di eventi più o meno divertenti. Christopher Reeve sembra nato apposta per il ruolo, ed è il valore aggiunto che rende meravigliosamente godibile questa impostazione retrò.

Tutto questo fino alla sequenza più famosa del film: quando salva Lois da un incidente in elicottero. Vedendo questa scena ci si rende conto di quanto sia cult ed è inevitabile chiedersi che impatto abbia avuto sul pubblico del 1978, che vedeva per la prima volta in azione Superman. Questa sequenza è seguita da altre varie azioni eroiche, fino alla famosa intervista in cui Superman porta Lois in giro per la città. Queste scene riportano al discorso del grande romanzo americano, che mostrano un uomo che combatte per la giustizia e per i veri valori americani, ma hanno il grande difetto di allungare a dismisura il film facendolo diventare troppo discorsivo.

Il nemico che non regge il mito dell’eroe

Solo dopo tutto ciò si arriva allo scontro con l’antagonista principale: ovvero Lex Luthor (interpretato da uno strambo Gene Hackman). Fino a questo momento Lex Luthor era rimasto relegato ad una serie di scenette, e quando entra in scena per dare una vera svolta al film, tutto ha il sapore di una storiella. Qualcosa di messo lì solo per dare spessore ad un film che altrimenti sarebbe stato un grosso spot per il personaggio di Superman. Un piano folle, eseguito in modo ridicolo e con motivazioni ancora più assurde, praticamente un cartone animato. E forse è proprio questo il punto.

Superman: il mito alla prova del tempo

Superman è un film del 1978, un film che viene da un’altra epoca, su un personaggio che viene da un passato ancora più remoto, e forse oggi è troppo difficile da comprendere. Richard Donner dovette dare credibilità e realismo a qualcosa che all’epoca era visto come “roba per bambini”. Donner riuscì a girare un film sulla presa di coscienza e sulle responsabilità, mascherandolo da commedia degli equivoci. Esattamente come farà qualche anno più tardi con Arma letale, facendo un film thriller sotto le vesti di un buddy movie. E tutto questo prima dei vari Watchmen di Alan Moore, di Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller o del Batman di Tim Burton.

Guardare Superman oggi significa sbirciare in un’epoca in cui le cose erano diverse, un’epoca in cui i supereroi appartenevano ancora all’immaginario infantile. Richard Donner trovò la chiave per portarli al cinema, mescolando moralità classica, commedia romantica e un senso di meraviglia che può sembrare ingenuo, ma che all’epoca aprì una strada. Non solo diede credibilità a un personaggio considerato “da bambini”: costruì le fondamenta di un immaginario che il cinema avrebbe inseguito per decenni. Rivederlo oggi significa guardare un mito all’origine: ma ancora riconoscibile come il prototipo di tutto ciò che sarebbe venuto dopo. In fondo, Superman resta quello che è sempre stato: l’Uomo del Domani.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un film solenne, classico e oggi ingenuo, che costruisce l’origin story definitiva del supereroe. Tra epica, commedia romantica e difetti di ritmo, resta un’opera fondamentale per capire come è nato il mito cinematografico dell’Uomo d’Acciaio.
Simone Cigna
Simone Cigna
Sono cresciuto tra la Terra di Mezzo, i viaggi nel tempo di Hill Valley e i pugni di Rocky sul ring. Il cinema per me è tutto questo: avventura, emozione e memoria. Se qualcuno lo ha girato, io lo voglio vedere perché ogni film, anche il più piccolo, nasconde un mondo da scoprire. Amo Scorsese e Kubrick, ma anche la poesia malinconica di Wong Kar-wai: il bello del cinema è che non smette mai di sorprendermi.

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