Stranger Things 4 – Vol.1 celebra gli Ottanta e anche le altre serie Netflix

Il prodotto di punta di Netflix

C’è da scommettere che Stranger Things 4 – Vol.1 sia stato divorato nel giro di un singolo fine settimana (o anche semplicemente nell’arco di poche ore). Dopo la notizia legata ai costi di produzione (circa 30 milioni di dollari a episodio) è lecito pensare che l’astinenza fosse diventata insopportabile; come se la terza stagione appartenesse ormai ad un’altra epoca. Ecco, dunque, che da venerdì è possibile fare ritorno a quell’atmosfera anni Ottanta che ha conquistato il mondo.

Stranger Things è cresciuta talmente tanto da diventare il vero prodotto di punta di Netflix che, come si è visto, ha dedicato al progetto una somma di denaro esorbitante ma che, tuttavia, non è andata affatto sprecata. La qualità che ha garantito la serie è indiscutibile e anche l’indotto commerciale che si porta appresso certifica un asset più che redditizio. Dal 2016 infatti (anno di uscita della prima stagione) piovono gadget di tutti i tipi, segno che l’iconicità di Stranger Things ha raggiunto vette elevate.

Stavolta se vogliamo, in occasione dell’appuntamento più importante, è proprio la serie stessa a farsi carico di questo suo status e ad omaggiare non solo la cultura anni Ottanta, ma la piattaforma di distribuzione che ha permesso tutto questo. Stranger Things 4 – Vol.1 pare volerci comunicare proprio questo: è la serie che porta la bandiera delle produzioni Netflix, il cavallo che traina l’intera biga e perciò contiene al suo interno dei riferimenti celebrativi al colosso americano, diventato un vero e proprio fattore culturale.

Stranger Things 4 – Vol.1, l’omaggio alla saga di Nightmare on Elm Street

Andando con ordine: una delle curiosità che si celava dietro alla febbrile attesa per Stranger Things 4 – Vol.1 riguarda i protagonisti e il loro percorso di crescita. In questo la trama della serie fa un passo avanti e con la quarta stagione assume connotati meno bambineschi (non che questo fosse di per sé un difetto).

I ragazzi ormai sono liceali, più o meno inseriti nel contesto studentesco di riferimento, e come tutti i giovani “normali” devono fare i conti con quello che vogliono diventare nella vita. Per loro la sfida più imminente è rilevare una posizione all’interno della struttura gerarchica dell’istituto. Max e Dustin sono rimasti gli inconfondibili nerd che passano le serate con giochi di ruolo fiabeschi; l’unica differenza è che stavolta possono entrare a far parte di un vero club (sempre all’interno del contesto studentesco) diventando i protetti del bizzarro Eddie (new entry apprezzabilissima). Fa contrasto a questa calcificazione della loro esistenza la nuova dimensione sportiva di Lucas (giocatore della squadra di Basket della scuola, anche se panchinaro fisso).

Gli altri protagonisti vivono una fase di transizione alla vita normale ben più complessa: Joyce ha un nuovo lavoro ma stavolta deve sfamare una bocca in più (Undici, infatti, vive con lei e gli altri due Byers) Hopper è disperso nella Kamchatka e Max è intenta a cercare di metabolizzare il lutto dopo la perdita di suo fratello. Come se non bastasse, proprio Undici fatica a trovare una sua dimensione che non comprenda l’idea di salvare il mondo o combattere qualche mostro ultra-dimensionale. Il suo senso di spaesamento la porterà presto a diventare vittima di bullismo (altro tema chiave di Stranger Things 4 – Vol.1). La sua diversità è pervadente e riguarda ogni singolo aspetto della sua vita quotidiana; questo costituirà un motivo in più per il continuo sbeffeggiamento che sarà costretta a subire.

Proprio il confronto con il bullismo e la chiara divisione sociale che vige nelle scuole porta lo spettatore a realizzare che il registro narrativo prende stavolta una piega più adulta. Anche l’incipit adoperato per l’introduzione del nuovo villain fa fede a questo nuovo impianto: il potente Vecna (nome affibbiatogli sempre a seguito di una campagna di D&D) si nutre della disperazione altrui, dell’insicurezza degli adolescenti, cibandosi delle loro insicurezze più recondite. Ne fanno subito le spese Max e soprattutto la povera Chrissy (la prima di un gruppo seriale di vittime).

Stranger Things 4 – Vol.1

Ecco, dunque, il primo grande riferimento alla cultura cinematografica anni Ottanta che, per l’occasione, si può dire sia il più corposo dell’intera serie. Le trame di Vecna e il suo aspetto sono chiaramente ispirati al raccapricciante Freddy Kruger, protagonista di A Nightmare on Elm Street. Il demone del sogno e il cattivo di Stranger Things condividono la strategia di mietere vittime sfruttando la loro dormiveglia: ne svegli ne dormienti, i poveri ragazzi periscono davanti al potere magico dei due.

Anche i connotati fisici fanno pensare a un parallelismo notevole, dato che Vecna ha una mano più grande dell’altra con delle unghie che utilizza per soggiogare gli altri, immobilizzarli e successivamente spezzarne il corpo. L’unica cosa che può svegliare le vittime è la musica, ancora di salvezza assimilabile alle trovate dei protagonisti di Nightmare per aggirare lo strapotere di Freddy. Questo è un impianto scenico ben lungi dall’essere indirizzato a un pubblico infantile e assume una dimensione horror francamente nuova per Stranger Things ma inserita con somma maestria.

Se poi si pensa che anche lo stesso storico interprete di Freddy Kruger (il grande Robert Englund) prende parte a un episodio del primo volume, allora il riferimento è completo e va a chiudersi un cerchio, a dirla tutta, perfetto. L’unico difetto che può essere trovato a Stranger Things 4 – Vol.1 è probabilmente la story line riguardante Undici e il suo confrontarsi con la perdita dei poteri (la mescolanza tra passato e presente genera un effetto che solo alla fine fa veramente chiarezza sulla vicenda). Un altro grande difetto è infine che per vedere i prossimi due episodi bisognerà aspettare il 1° luglio (ma ad ogni modo dopo i titoli di coda dell’ultimo appuntamento si può già visionare il trailer).

Stranger Things 4 – Vol.1

Stranger Things 4 – Vol.1, Tutti gli Easter egg celebrativi delle altre serie Netflix

La vera chicca della serie è, tuttavia, l’inserimento di alcuni riferimenti alle serie Netflix più di successo. I dettagli sono talvolta così fugaci che è difficile coglierli, ma proprio per questo è assolutamente sfidante provare a individuarli tutti.

Si comincia piano con un impianto scenografico paragonabile a Riverdale: le divise scolastiche e lo sfarzo delle esibizioni del gruppo delle cheerleader fanno pensare a un chiaro riferimento alla serie; giusto per impreziosire l’introduzione in Stranger Things di un contesto liceale (quindi dedito a dinamiche sociali che prima non erano state così approfondite).

Si passa poi per il nuovo hobby di Murray che nella quarta stagione lo vediamo cimentarsi col karate: Cobra Kai è chiaramente il prodotto che può essere assimilato a ciò. Il karate servirà anche allo stesso Murray per togliere lui e Joyce dai guai.

Successivamente si vede Undici giocare a scacchi con uno degli inservienti del laboratorio di Hawkins, dove lei e altri ragazzi hanno dovuto fare da cavie per esperimenti di cui sappiamo benissimo. Impossibile non pensare a La regina degli scacchi, altro prodotto di caratura elevata e dalla levatura economica indiscutibile (dopo la sua uscita le vendite delle scacchiere sono aumentate del 400% circa).

Alzi la mano chi poi non ha pensato a Hill House durante il racconto di Victor Creel (il Robert Englund di cui sopra). Lui e la sua famiglia hanno dovuto fare i conti con un presunto demone che infestava la casa dove vivevano. Da subito ne è stato coinvolto l’intero nucleo e, uno dopo uno, gli stessi membri della famiglia hanno dovuto fare i conti con la morte. L’iconografia della casa infestata è forse un classico non appartenente solo a Netflix ma, in questo contesto, assume una portata celebrativa indiscutibile.

La prova di sopravvivenza alla quale Hopper è costretto durante il suo soggiorno in Russia, altro non è che un rimando a Squid Game e su questo c’è poco da dire: siamo posti di fronte al culmine assoluto dell’autocelebrazione della piattaforma che, attraverso il suo prodotto di punta, omaggia l’indotto culturale e scenico che ha generato negli anni. Contando che questa è una serie ai limiti della perfezione, sicuramente il fatto di impreziosirla con chiara simbologia legata ad altre fiction non fa che certificare quanto il colosso creda in sé stesso.

Costituisce anche un grido di battaglia contro le avversità che sta incontrando ultimamente: il calo degli abbonamenti è ormai realtà conosciuta ma Stranger Things 4 – Vol.1 è un puro grido di rivalsa. È come dire “ecco tutto quello che ho messo in gioco, ecco tutto quello che ho creato per voi”. Potrà sembrare forzata ma questa ricerca continua di Easter Egg e citazioni è il motivo per cui la serie ha sempre avuto un successo così grande: sincerità, poca autoreferenzialità e umiltà sono le fondamenta per avere seguito e, anche se talvolta la citazione può essere considerata una scopiazzatura, è palese come la stessa segua sempre una linea fatta di rispetto e dignità.

Stranger Things 4 – Vol.1
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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