Recensioni FilmStarlet - Recensione del film del premio Oscar Sean Baker

Starlet – Recensione del film del premio Oscar Sean Baker

Starlet è un film indipendente del 2012, quarto lungometraggio di Sean Baker – regista vincitore di quattro premi agli Oscar 2025 per il film Anora -, presentato in anteprima mondiale al South by Southwest, e nell’agosto 2012 alla 65ª edizione del Festival di Locarno. Il film, co-scritto, diretto e montato dallo stesso Baker, venne accolto positivamente al momento della sua uscita, premiato con il Premio Robert Altman (assegnato al regista, al direttore del casting e al cast) agli Indipendent Spirit Awards.

- Pubblicità -
Starlet

Starlet – Trama

Los Angeles, California. Jane (Dree Hemingway) è una giovane attrice porno che, con il suo chihuahua Starlet, condivide insieme ad altri due ragazzi, Melissa e Mikey, un appartamento scialbo e spoglio nei sobborghi di San Fernando Valley. La sua vita cambia quando un giorno, decisa a “ravvivare” la sua stanza, si reca al mercatino dell’usato dove, tra le altre cose, acquista un thermos, con l’intenzione di farne un vaso da fiori, da un’anziana venditrice di nome Sadie (Basedka Johnson).

Tornata a casa, Jane scopre casualmente che all’interno del thermos sono nascosti diecimila dollari e, intenta a restituire il denaro, ritorna a casa della vecchietta. Questa però, anziana, vedova e chiusa nella sua solitudine, in un primo momento la scaccia via. Con il tempo, tuttavia, tra le due nascerà un’inaspettata amicizia.

Starlet – Cast

La necessita di Sean Baker di raccontare delle storie autentiche si riflette nella scelta di attori non professionisti o comunque poco conosciuti nel panorama cinematografico. A cominciare dalla protagonista Jane, interpretata da Dree Hemingway – figlia della più accreditata Mariel Hemingway (la Tracy di Manatthan di Woody Allen) -, passando da Basedka Johnson, ottantacinquenne alla prima e unica esperienza su un set cinematografico, fino a Karren Karagulian, qui nei panni di un produttore di film per adulti, attore feticcio di Baker, presente in tutti i suoi film da Take Out fino ad Anora (in cui interpreta il prete T’oros).

Starlet

Starlet – Recensione

Macchina da presa fissa su un muro giallo pallido. La stanza di Jane è spoglia, disadorna. Sean Baker, forse, ci sta dicendo che la vita della protagonista è piatta, ma che c’è spazio per qualcosa. Piatta come l’anonima tonalità delle pareti della sua camera, che si riflette nelle relazioni della ragazza, la quale passa le sue giornate dal set di film per adulti, all’inconsistenza della vita con i suoi coinquilini, attaccati la maggior parte del tempo al joystick e ai videogiochi (come Ivan Zacharov di Anora) e a fumare canne. L’unico affetto che ha è il suo fedele cagnolino Starlet, il cui nome rimanda simbolicamente alla sua figura: il termine, infatti, è usato per indicare una giovane attrice in cerca di successo.

Un’evasione emotiva dal senso di alienazione

La voglia di evasione, di riscatto e di relazioni autentiche è una costante nella filmografia di Sean Baker. A cominciare da Sin-Dee in Tangerine, da Moonee in The Florida Project, passando da Mikey in Red Rocket, fino ad Anora, anche Jane cerca una via di fuga, un cambiamento, rappresentato, metaforicamente, dalla necessità di “colorare” i muri della sua stanza e di “riempirla” di mobili.

Questa svolta emotiva, questo miglioramento – come un thermos scambiato per urna funeraria e trasformato in un vaso di fiori – Jane lo trova in Sadie, la vecchietta che le vende il thermos, che si rivelerà essere un contenitore di diecimila dollari. Ed è proprio la ricerca di un legame autentico che porta Jane a bussare nuovamente a casa dell’anziana venditrice. Restituire il denaro, oltre che una scelta morale, diventa quasi un pretesto per costruire qualcosa di nuovo, lontano dal vuoto e dalla superficialità del suo mondo.

- Pubblicità -

Una rappresentazione umana e tangibile di chi vive ai margini del sogno americano

Da Starlet in poi, Baker concentra le sue storie attorno al lavoro sessuale e alle persone che vivono ai margini della società americana. Qui il teatro che fa da sfondo è la San Fernando Valley, un confine invisibile tra il mito di Hollywood e i sobborghi anonimi di chi vive e brama a un passo dal sogno.

Il sogno americano e la sua disillusione sono un altro tema portante di Sean Baker che rappresenta spesso dei personaggi in fuga dalla loro condizione: così se Moonee e Anora sognano di andare a Disney World, l’aspirazione di Sadie è quella di volare a Parigi. Disney World e Parigi, due mete emblematiche, due luoghi simbolo di sogno e di speranza che si pongono in contrasto con la realtà vissuta dei personaggi del regista americano.

In Starlet, Baker esplora con assoluto realismo, e poche linee di trama, i personaggi, mettendo al centro i loro stati d’animo, prima ancora della storia. La macchina a mano che segue Jane e Starlet ne conferisce una visione a tratti documentaristica e i colori, a mano a mano che le due protagoniste rafforzano il loro legame, diventano più vividi e intensi. La connessione chimica del loro legame diventa uno dei punti di forza di questo film e richiama l’attenzione emotiva dello spettatore, che raggiunge il suo climax nel finale, come nel successivo Tangerine o in Anora.

In conclusione

Starlet rappresenta un fondamentale punto di partenza nella filmografia di Sean Baker, dove il lavoro sessuale diventa un leitmotiv per analizzare le dinamiche emotive e relazionali attorno ai personaggi.

La visione bakeriana minimalista e autentica della mercificazione del corpo femminile era già stata sperimentata nel cinema indipendente americano, in particolare da Lizzie Borden, in film come Le professioniste del peccato (Working Girls) nel 1986, e affonda le sue radici in uno dei capolavori più influenti della storia del cinema: Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080, Bruxelles di Chantal Akerman.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Sean Baker si afferma come uno dei più interessanti registi indipendenti americani. Con Starlet mette in scena una narrazione sensibile e autentica, esplorando temi come la solitudine e la ricerca di una connessione umana in un mondo vacuo e frammentato.
Giuseppe Caparrotta
Giuseppe Caparrotta
Amo il cinema in tutte le sue forme, ma ho una passione particolare per i grandi autori: da Bergman a Kubrick, da Orson Welles a Kurosawa. Mi affascinano le rivoluzioni stilistiche e narrative della Nouvelle Vague francese, del Nuovo Cinema Tedesco e della New Hollywood. La visione onirica di David Lynch e la nostalgia di Sergio Leone, però, restano per me punti di riferimento imprescindibili nel modo in cui vivo il cinema.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

Sean Baker si afferma come uno dei più interessanti registi indipendenti americani. Con Starlet mette in scena una narrazione sensibile e autentica, esplorando temi come la solitudine e la ricerca di una connessione umana in un mondo vacuo e frammentato.Starlet - Recensione del film del premio Oscar Sean Baker