Ryuichi Sakamoto, scomparso nel 2023, non è stato solo un pioniere della musica elettronica e del pop d’avanguardia, ma anche uno dei più grandi visionari della musica per film.
La sua abilità nel fondere melodie tradizionali dell’Estremo Oriente con l’elettronica occidentale e la grandiosità orchestrale ha regalato al cinema atmosfere indimenticabili. Ecco le 5 colonne sonore fondamentali che hanno segnato la sua straordinaria carriera nel grande schermo.

1. Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence, 1983)
Per il film di Nagisa Ōshima (in cui recita anche a fianco di David Bowie), Sakamoto compone una delle tracce più iconiche della storia del cinema. Il tema principale, guidato da un campionamento di tastiere che evoca un gamelan indonesiano reinventato, è un miracolo di malinconia e bellezza. È il perfetto contrasto sonoro alla brutalità e alla rigidità di un campo di prigionia della Seconda Guerra Mondiale.
2. L’ultimo imperatore (The Last Emperor, 1987)
Diretto da Bernardo Bertolucci, questo kolossal storico vale a Sakamoto il Premio Oscar per la migliore colonna sonora (condiviso con David Byrne e Cong Su). I suoi brani mescolano la solennità delle orchestre occidentali con strumenti tradizionali cinesi, catturando la tragica solitudine e la fine di un’era vissuta dal protagonista Pu Yi. Il brano Rain rimane una vetta assoluta di lirismo drammatico.

3. Il tè nel deserto (The Sheltering Sky, 1990)
Ryuichi Sakamoto torna a collaborare con Bertolucci e vince un Golden Globe. Questa partitura ipnotica riflette l’immensità, il vuoto e il mistero del deserto nordafricano, specchio dello smarrimento esistenziale della coppia protagonista. Gli archi si muovono come dune mosse dal vento, sospesi tra amore, isolamento e inevitabile tragedia.
4. Piccolo Buddha (Little Buddha, 1993)
L’ultimo capitolo della “trilogia orientale” con Bertolucci porta Sakamoto a esplorare sonorità mistiche, incorporando scale musicali e canti tradizionali indiani e tibetani. La musica evoca una profonda spiritualità e un senso di pace interiore, accompagnando con grazia la narrazione visiva del percorso verso l’illuminazione.

5. Revenant – Redivivo (The Revenant, 2015)
In una fase più matura e sperimentale, collaborando con Alva Noto, il compositore giapponese crea per il film (clicca QUI per leggere la recensione) del regista Alejandro González Iñárritu un’opera minimalista e raggelante. Prive di melodie convenzionali, le composizioni fatte di droni elettronici e lunghi accordi di archi amplificano l’isolamento accecante, il freddo dell’inverno del Nord America e la pura spinta alla sopravvivenza del protagonista. Una colonna sonora che non commenta le immagini, ma diventa parte integrante della natura selvaggia.
