mercoledì, 21 Aprile, 2021
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Ritratto della giovane in fiamme

Dopo 5 anni di assenza, Céline Sciamma ritorna sulla scena con Ritratto della giovane in fiamme. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2019 vincendo il premio per la miglior sceneggiatura, il film è uscito nelle sale italiane giovedì 19 dicembre distribuito da Lucky Red. Nota soprattutto per realizzare e scrivere storie contemporanee, questa volta la regista ha deciso di tornare indietro nel tempo in un dramma in costume, ma seppur inserito in un passato remoto, risulta moderno ed ha più collegamenti con la realtà attuale di quanto non sembri. L’opera è ambientata alla fine dell’XVIII secolo e narra una storia completamente al femminile. Due donne iniziano a frequentarsi e tra loro scatta un amore travolgente e inaspettato.

Ritratto della giovane in fiamme

Le primissime immagini del film ci mostrano una mano che tiene stretto un pezzo di carbone. La mano esita per un momento sopra un pezzo di carta bianco e poi disegna alcune linee delicate. “Prima i contorni. Non troppo veloce. Prenditi il tempo per guardare da vicino”. Queste battute iniziali sembrano una semplice istruzione in un corso di disegno e di pittura per ragazze benestanti, perché nel diciottesimo secolo alle ragazze di famiglie benestanti venivano impartite lezioni di disegno, proprio mentre imparavano a leggere poesie e talvolta, se erano fortunate, anche ad apprendere una lingua straniera, per passare il loro tempo per lo più vuoto. Quelle parole provengono dalla bocca di Marianne, interpretata da Noémie Merlant, la personificazione di una delle rare artiste indipendenti del XVIII secolo e uno dei personaggi principali di questo nuovo film di Céline Sciamma. Marianne non è solo la maestra in quella scena di apertura, ma anche la modella che posa per le sue allieve. E le sue parole fungono anche da consiglio per lo spettatore: non iniziate a interpretare troppo in fretta, prima guardate e poi giudicate. La bella Marianne viene portata da una baronessa, interpretata dalla nostra connazionale Valeria Golino, in una remota isola al largo della costa della Bretagna per dipingere sua figlia Heloise, l’ipnotica Adèle Haenel, promessa sposa ad un un ricco uomo milanese che però, prima di prenderla in sposa, vuole vederla senza dover fare viaggi. Il soggetto del ritratto di Marianne è una ragazza ribelle che è tornata dal monastero dopo la morte di sua sorella. Heloise non vuole sposarsi e oltretutto non vuole essere ritratta, quindi Marianne, fingendo di essere la sua dama di compagnia, deve guardarla e dipingerla nella sua testa, catturarla segretamente nella trama della sua mente, per poi trasporla in seguito sulla tela.

Ritratto della giovane in fiamme

Ma la pittura non è una strada a senso unico. Una passeggiata, indiscrezioni, segreti. Mentre Marianne guarda Heloise, Heloise guarda Marianne. I ruoli tra guardare ed essere visti, tra oggetto e soggetto, sono ulteriormente invertiti. I loro occhi si dirigono verso le anime e lentamente qualcosa inizia a bruciare. Attraverso la reciproca considerazione, nasce l’amore: una storia d’amore appassionata e segreta, il legame tra l’artista e la sua musa. Ritratto della giovane in fiamme inizia con un vento gelido e termina con un fuoco torrido, che arriva anche al cuore dello spettatore. Un bruciore lento, però. La storia avanza con calma, a passo lento, quasi priva di accompagnamento musicale e con dialoghi ridotti al minimo, impiega circa un’ora e venti per quel primo bacio. Il percorso è sottile, ma per nulla noioso, semmai delicato e sensuale. I tempi narrativi sono caratteristica portante del cinema della Sciamma, che si distingue perché non ha paura della durata ed è rispettosa dei tempi del racconto. Questa lunghezza non è un semplice capriccio stilistico, ma incarna la necessità della regista di stare accanto ai suoi protagonisti e di osservare insieme a noi spettatori il mondo e la storia che sta narrando. Noi guardiamo le due donne guardarsi, scrutarsi, conoscersi in mezzo all’ambiente. C’è un dialogo continuo con lo spazio che emerge visivamente attraverso le inquadrature e diventa anche ritratto di un contesto sociale. E quando le labbra di Marianne e Heloise finalmente si trovano, il fuoco lo percepiamo, senza bisogno di scene di sesso esplicito che non sono affatto necessarie. C’è abbastanza bruciore all’interno e la regista trasmette quel sentimento attraverso il simbolismo, il fuoco scoppiettante.

Ritratto della giovane in fiamme

Nei film di Céline Sciamma, la formazione della propria identità di genere è un tema ricorrente, ed è centrale per la regista, che non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale. La liberazione dalle costrizioni e dalle restrizioni tradizionali assume forme diverse, arrivando ad incarnare quelle che potrebbero essere definite come “esibizioni di genere”. In “Tomboy” (2011) la protagonista è una bambina che si sente maschio, in “Diamante nero” (2014) e in “Quando hai 17 anni” (2016), la regista sposta la sua attenzione sui desideri che a 17 anni oscillano tra impulso e incertezza, sui modi con cui ci si può rapportare all’altro, sull’orientamento sessuale dei suoi protagonisti. Fino ad ora aveva sempre lavorato con attori non professionisti molto giovani con una predilezione per l’adolescenza e la preadolescenza come soggetto di racconto. Questa volta però dirige un cast con attori adulti professionisti. Ciò che emerge è una recitazione delicata: l’orgogliosa e autosufficiente Marianne che perde se stessa, e l’introversa, amara Heloise che si scongela. La Sciamma cattura la loro passione con un tocco setoso, pittoresco, sobrio e pieno di simbolismo romantico vecchio stile. Incorporato in immagini eleganti e meravigliosamente suggestive, Ritratto della giovane in fiamme è il ritratto di un amore tanto grande quanto intimo, fino all’ultimo respiro.

Voto Autore: [usr 4,0]

Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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