domenica, 17 Ottobre, 2021

Il Cacciatore di Donne, la recensione del film con Nicolas Cage

L’Alaska fa parte degli Stati Uniti. Già. Ogni tanto bisogna ripetere questa banale affermazione, soprattutto davanti a lungometraggi come Il Cacciatore di donne, interamente ambientato nello stato più isolato del mondo cinematografico americano.

Prima prova del regista neozelandese Scott Walker, Il Cacciatore di donne fa sfoggio di due pesi massimi, ovvero il misterioso John Cusack (Identità) e il troppo spesso deriso Nicolas Cage, accompagnati dall’ex star di High School Musical Vanessa Hudgens. Il tutto, tratto da una storia vera, ossia quella del serial killer Robert Hansen, attivo tra il 1971 e il 1983.

Robert “Bob” Hansen sembra il classico padre di famiglia americano. Ben inserito nella comunità, abile nella caccia e insospettabile per sua moglie. L’unico problema è che Bob ha smesso da tempo di cacciare gli animali. Da qualche anno, dieci precisamente, ha cominciato a cacciare giovani ragazze, prostitute, conosciute al bar, rapite, stuprate, e poi uccise nella foresta congelata oltre i monti dell’Alaska. Bob però è sempre calmo e ben voluto da tutti. Nessuno potrebbe credere a queste calunnie, tranne Cindy.

Cindy Paulson è una ragazza da poco divenuta maggiorenne. Reduce da un passato turbolento, si prostituisce da quando aveva undici anni. La gelida Alaska, sotto una coltre di neve spessa come la pietra, nasconde un giro di prostituzione talmente ramificato da essere ordinario. Il clima, solitamente rigido e spietato, sale vertiginosamente nei bordelli di Anchorage. Per Cindy, però, il lavoro diventa estremamente pericoloso. Nonostante questo, sarà l’unica in grado di sfuggire dalle grinfie di Bob Hansen. L’unico strumento nelle mani del sergente Jack Halcombe, deciso a condannare Bob per i suoi crimini.

Il terzo personaggio è infatti lui, Jack. Sergente prossimo al licenziamento, Jack conta i giorni che lo separano dal trasferimento in blocco con tutta la famiglia. Il caso di Cindy, però, lo strappa via dai suoi progetti. L’uomo si fa carico del caso, mettendo a rischio anche la propria incolumità familiare.

Il Cacciatore di donne è un thriller classico quant’altri mai. Abbiamo nel mixer ogni elemento vagamente conosciuto, come un inizio sordido e lento, una progressione improvvisamente rapida e dei personaggi tormentati in ogni loro piccola sfaccettatura. Il ritmo, soprattutto nelle battute iniziali, langue. Cosa che non cambierà nemmeno nella fase centrale, solitamente adibita a questo tipo di svolte. Per notare il cambio di passo, bisognerà aspettare i tre quarti del film.

Bob Hansen non è un criminale misterioso e Il Cacciatore di donne non è un giallo, ragion per cui il vero plot consisterà nella possibilità di incriminare o meno l’astutissimo assassino. Questo fattore sembrerebbe trasformare il lavoro di Walker in un lungometraggio dal sapore legale più che poliziesco. Purtroppo, nessuna di queste due anime viene abbracciata in pieno, abbandonando l’opera nel luogo più scomodo, ovvero il centro, nel mezzo.

Ciò che di buono la storia riesce a trasmettere, lo si deve soprattutto al lavoro di John Cusack. Il suo Bob Hansen è un personaggio pacato e lucido. La sua espressività, volutamente povera e controllata, fa trasparire tutte le emozioni contrastanti che si avvicendano nella mente di un serial killer. Leggermente inferiore, nonostante la buona prova, il suo collega Nicolas Cage.

Il sergente, infatti, sembra impiegare sempre un istante prima di calarsi nella parte, come se un qualcosa lo avesse d’improvviso paracadutato sulla scena. Verso il finale, però, Cage acquisisce sempre più confidenza con Jack Halcombe, complice anche un’impennata narrativa che favorisce il coinvolgimento e stimola l’abilità indiscutibile dell’attore americano.

Sottotono, invece, Vanessa Hudgens che, complice una sceneggiatura che banalizza il suo personaggio come più non si potrebbe, trasmette poco e si rivela più confusionaria che altro. Da questo punto di vista, l’evidente difetto de Il Cacciatore di donne è l’incapacità di consegnare al pubblico un personaggio centrale, che assuma su di sé l’onere della narrazione prima del picco finale. Le tre “anime”, Jack, Bob e Cindy, si contendono l’attenzione senza conquistarla.

In questo, gioca a favore la durata ridotta rispetto al canone classico. Centocinque minuti invece delle solite due ore e mezza. Grazie mille, Scott Walker.

Il Cacciatore di donne, come detto, fa incetta dei cliché tipici delle pellicole affini. C’è però un elemento che prende questa affermazione e la straccia completamente: l’ambientazione. L’Alaska è splendida, sia nei monti innevati intravisti in lontananza, sia nelle piogge gelate che avvolgono le scene ad intervalli regolari. Un clima perfetto per raccontare una storia sordida come quella di Bob Hansen. E bisogna ringraziare, da questo punto di vista, anche una fotografia che non sfrutta in maniera selvaggia gli eccellenti panorami dello stato americano, concentrandosi solo su quello che risulta utile ai fini della narrazione.

Trascurabile, invece, il comparto sonoro. L’opera di Scott Walker utilizza le musiche come un newyorchese utilizzerebbe un taxi. Accessorie, banali e tranquille. Le dimenticherete molto presto.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Il Cacciatore di donne è un prodotto ben confezionato, che invece di fingere un pathos che non possiede, si limita a descrivere un’indagine complessa con uno spirito estremamente realistico. Peccato per una gestione dei personaggi non ottimale, e per le scarse accortezze narrative che ne rendono poco digeribile lo svolgimento. Nonostante questo, il finale saprà regalare buone soddisfazioni. E saranno in molti a voler giungere verso quel punto solo per ammirare, ancora una volta, la bellissima Alaska. Un luogo che nemmeno un efferato criminale come Bob Hansen riuscirà a contaminare.
Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.

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