domenica, 17 Ottobre, 2021

Il sindaco del rione sanità

In concorso alla 76° Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vincitore del Leoncino d’oro 2019, Il sindaco del rione sanità, con la regia di Mario Martone, inscena l’opera teatrale scritta e interpretata nel 1960 da Eduardo De Filippo. Prima di posizionarsi dietro la macchina da presa Martone aveva già, nel 2017, messo mano alla sceneggiatura originale, arrangiando l’opera eduardiana e riproponendola al suo pubblico teatrale in chiave moderna. Il film tutto sommato si avvia in discesa sia per gli interpreti, non più alle prime armi con i loro personaggi, che per la padronanza che lo stesso regista ha della storia.

Una scena dal film Il sindaco del rione sanità
Una scena dal film Il sindaco del rione sanità

Le idee di Martone sono ben chiare, bisogna rastrellare tutto e ricreare nuove basi solide. Per stravolgere visivamente l’idea dell’anziano sindaco del rione sanità Martone sceglie un interprete, Francesco Di Leva, molto più giovane. Se il sindaco di Eduardo era alla fine della sua carriera “politica” (ormai ultra settantenne), quello di Martone è un quarantenne carico di iniziative. Nonostante questa scelta radicale, il resto della pellicola pare omaggiare il testo originale. Perché?

Francesco Di Leva è Il sindaco del rione sanità
Francesco Di Leva è Il sindaco del rione sanità

Come si può intuire dalla cinematografia moderna, che ricalca molto spesso casi di cronaca attuali, la soglia d’età nel campo della malavita si è abbassata drasticamente. Ne sono un esempio La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, in cui il regista segue dal sedile posteriore di un motorino un gruppo di adolescenti protagonisti di eventi criminali.

Suburra e Gomorra, le due serie italiane di maggiore successo, raccontano storie di figli che vogliono rivendicare o rinnegare il potere del proprio padre. Sono storie di vecchi che vengono surclassati dall’ambizione dei propri eredi, molto spesso poco riflessivi e assetati di sangue e denaro. Lo stesso vale per il sindaco del rione sanità, nominato tale dalla sua popolazione, il giustiziere degli ignoranti e di coloro che non hanno santi in paradiso.

Una scena del film
Una scena del film

Il film entra subito nel vivo con una delle poche scene in esterni, ma nel giro di qualche minuto il ritmo rallenta, le riprese si fanno più lineari e gli spazi si restringono dando origine a un prologo troppo lungo. La fedeltà di Martone per De Filippo sta proprio nella difficile impresa di girare quasi l’intero film in un unica stanza, in cui gli spostamenti dei personaggi diventano gli assist della narrazione – come avviene nel teatro.

La mancanza di scenografie carica l’intera vicende sulle spalle degli interpreti, che pur essendo validi non riescono ad affascinare e convincere del tutto lo spettatore. E come se, oltre alla scelta registica e scenografica, Martone si sia servito anche della (fittissima) quarta parete del teatro, patinando le personalità dei protagonisti e precludendo ogni possibile connessione diretta con chi è seduto in sala.

Francesco Di Leva in una scena del film
Francesco Di Leva in una scena del film

La comicità del protagonista casca in diverse occasioni nel paradossale, staccandosi dalla figura che fino a quel momento era stata mostrata. Il confine è talmente labile che in diversi punti è difficile capire se si sta ridendo con il protagonista o del protagonista. L’unico elemento che stupisce è il finale, anch’esso coerente con l’opera del ’60, e la volontà del sindaco di sacrificarsi per il bene comune. L’obiettivo, come afferma il protagonista, è quello di spezzare la catena di omicidi che si sta allargando a macchia d’olio. Scelta discutibile proprio per la giovane età del protagonista che, a differenza del primo sindaco, forse qualcosa da perdere ce l’ha.

Una scena del film
Una scena del film

Questa volta Martone cade sul morbido. Aggiunge a Il sindaco del rione sanità un prologo inedito ma ne sottrae l’epilogo tanto discusso. Forse perché all’epoca quest’ultima parte aveva diviso pubblico e critica, definita da molti poco in linea con il resto della storia.

Voto Autore: [usr 2,5]

Francesca Totaro
Web editor, aspirante critico cinematografico. Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità frequenta un master in Critica Giornalistica.

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