Prima di The Substance e del suo clamoroso successo, c’era Reality+. La giovane e talentuosa regista Coralie Fargeat, diventata nota ai più per il suo graffiante capolavoro sul tema dell’estetica e le sue implicazioni etiche, non è nuova a queste riflessioni. Candidata a tre nomination agli Oscar 2025, rispettivamente per le categorie miglior film, miglior regista e migliore sceneggiatura originale con The Substance, la Fargeat ha saputo offrire ad appassionati e non un body horror senza precedenti, ma…lo è davvero, senza precedenti? Tecnicamente no. Reality+ si attesta, infatti, come un vero e proprio precursore della celebre pellicola.

Reality+: la perfezione è il rimedio
Invecchiare, specialmente ad Hollywood, è vietato. La protagonista di The Substance lo sa bene. A onor del vero, però, Coralie Fargeat aveva già toccato questo tema una decina di anni fa, quando ha dato vita a Reality+. Si tratta di un cortometraggio fantascientifico in cui si sonda il labile confine tra realtà e finzione, soprattutto quando si parla di bellezza e di canoni estetici. Reality+ rappresenta, quindi, il primo vero tentativo della cineasta francese di esplorare il tragico e complesso mondo della percezione dell’immagine. Si analizzano il valore dell’identità e il bisogno della società moderna di minarne le fondamenta, basandola sostanzialmente sulle apparenze.

L’altra faccia della realtà
Nel cortometraggio, lungo appena 22 minuti, la Fargeat crea un’atmosfera d’inquietudine e straniamento. Grazie ad un microchip all’avanguardia, ogni individuo vede sé stesso mediante filtri di bellezza che, tuttavia, hanno durata limitata. Al centro della narrazione la tecnologia, percepita non come strumento di progresso bensì come potenziale fonte di distorsione della realtà. Fargeat esamina con occhio quasi clinico l’idea di una materialità alterata, dove le percezioni vengono manipolate. La verità, a quel punto, si trasforma in un concetto aleatorio e opinabile.

L’impatto visivo di Reality+, già dai primi frame, dà vita ad ognuna di queste allegorie concettuali. Immagini nitide e disturbanti si alternano a sequenze oniriche, creando un senso di dissociazione percettiva che porta ansia e tensione. Nonostante la sua brevità, con Reality+ la Fargeat è riuscita a condensare tutto questo in un’amara quanto concreta consapevolezza (esplosa poi con The Substance), ampliando la prospettiva prismatica di un tema quanto mai attuale!
