mercoledì, 21 Aprile, 2021
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Quello che non so di Lei

L’incubo peggiore di uno scrittore è quello della pagina bianca, il non avere risorse, non sviluppare idee sorprendenti. Chiunque si sia mai trovato di fronte a un foglio immacolato può capire il disagio di Delphine (Emmanuelle Seigner), protagonista del penultimo film di Roman Polanski, presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 2017, Quello che non so di Lei. Un thriller psicologico degno di opere magistrali firmate dello stesso regista in passato, come L’inquilino del terzo piano o Repulsion.

Anche in questo caso Polanski danza verso la follia umana, sfiora la disperazione e la rassegnazione, deviando la psiche di una donna debole. Delphine, una scrittrice che ha raggiunto il successo internazionale grazie al suo primo libro biografico, sente di non riuscire più a scrivere qualcosa che sia all’altezza. Ma oltre alle aspettative di fan, giornalisti ed editori, si aggiungono delle lettere intimidatorie in forma anonima che portano Delphine sull’orlo di un crollo emotivo.

Quello che non so di Lei
Quello che non so di Lei

Quello che non so di Lei è l’espressione visiva di differenti stati d’animo che possono mascherarsi dietro all’insicurezza. A offrirle un porto sicuro alla protagonista è Lei (Elle), una ghost writer che entra di soppiatto  nella sua vita. Esordisce in sordina per poi tramutare in una presenza costante che abbraccia,ma limita, gli ideali e con essi la vita dei Delphine.

E per quanto caratterialmente le due donne possano sembrare divergenti, esteticamente, in diverse occasioni, sembrano l’una la riproduzione fisica dell’altra. Entrambe hanno gli occhi verdi, i capelli color mogano, Lei ha gli stessi stivali di Dhelphine e Dhelphine regala a Lei una sciarpa rossa come la sua. Per entrambe stare con l’altra diventa un momento intimo in cui la sofferenza della prima va a rispecchiarsi con la vita difficile della seconda.

Quello che non so di Lei
La sciarpa che Delphine regala a Lei

Ma Polanski non si accontenta di raccontare una relazione tra corpi, bensì sfrutta il potere degli occhi. Se Delphine, in imbarazzo, tende ad avere lo sguardo basso, al contrario Elle, tiene costantemente i suoi occhi puntati sull’altra donna. Con un passato da buona dark lady l’interpretazione di Eva Green non poteva apparire in maniera migliore; con poche occhiate seduce, abbaglia e trascina la preda (Delphine) dalla sua parte. Si nutre delle sue perplessità per manovrare le carte in tavola. Fin dalla parte iniziale la protagonista, dopo aver perso i suoi quaderni di appunti, viene privata della sua identità diventando vulnerabile agli occhi della sua preda sempre attenta.

Quello che non so di Lei
Eva Green nei panni della dark lady

Quello che non so di Lei è un film sudicio di mistero, avvincente, che ricorda molto il Misery non deve morire di Rob Reiner. Sia per la storia che prevede in entrambi i casi la presenza di scrittori vulnerabili che per le rappresentazione delle antagoniste subdole e manipolatrici. Restando invece fedele al cinema di Polanski, Quello che non so di Lei può essere definito come l’arrivo in casa del nemico che veniva presentato in Rosemary’s baby, o come le ossessioni della protagonista di Repulsion che in questo film diventano delle visioni in carne e ossa.

Una scena del film
Una scena del film

Pur essendo un film passato (purtroppo) in sordina, Quello che non so di Lei possiede una narrazione duale, proprio come le sue protagoniste. Polanski si diverte a lasciar credere allo spettatore che le cose possano andare solamente in un verso per poi smentirsi. Lascia indizi sparsi che diventano sul finale delle vere e crepe narrative che vanno a distruggere l’idea cardine che il pubblico guardando il film aveva costruito.

E se Lei fosse un alter ego di Delphine? Si spiegherebbe l’assenza a scuola, la mancata chiamata al fidanzato di Delphine e la sua scomparsa fulminea. Tant’è che sul finale Delphine indossa un rossetto rosso, ha i capelli raccolti in modo ordinato, come se avesse riacquistato (o incorporato dall’altra) la sicurezza che aveva perso. Ed è in quel momento che rivedendo Lei, Delphine, per la prima volta, non rimane turbata.

Voto Autore: [usr 4,0]

Francesca Totaro
Web editor, aspirante critico cinematografico. Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità frequenta un master in Critica Giornalistica.
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