Recensioni FilmPiscina infinita - Recensione del film con Alexander Skarsgård

Piscina infinita – Recensione del film con Alexander Skarsgård

Nel 2023, un lungometraggio ha attirato l’attenzione dei più grazie al nome (o meglio, al cognome) di richiamo che lo firmava. In quell’anno, infatti, dopo una presentazione al Sundance Film Festival, viene presentato Piscina infinita, il nuovo lavoro di Cronenberg. Se ad una prima lettura sembra portare la firma del maestro del body horror, ad una seconda occhiata emerge che l’autore e regista del film è in realtà suo figlio, Brandon Cronenberg. Classe 1980, con il film in questione, egli consegna al pubblico il suo terzo lavoro in ambito di lungometraggi, facendo seguito a Antiviral (2012) e Possessor (2020). Rispettando la vena paterna, la pellicola è un thriller fantascientifico di vena horror della durata di 117 minuti. 

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Piscina infinita

Piscina infinita: la trama

James Foster (Alexander Skarsgård) è uno scrittore investito da un profondo stato di crisi artistica. Dopo il buon esito del primo libro, non è riuscito a produrre altro ed è in cerca di ispirazione, o più semplicemente di esperienze che gli siano propulsive. La controintuitiva via che sceglie è quella di recarsi con la ricca moglie Em (Cleopatra Coleman) in un atipico resort. Il complesso si trova nella località di Li Tolqa, scarsamente civilizzata, motivo per cui agli abbienti ospiti della struttura è vietato uscire dai suoi confini, onda evitare spiacevoli incidenti. Mentre si dà agli agi e alle spensieratezze, la testa molto distante dalle sorti della sua scrittura, l’autore fa la conoscenza di altri ospiti del resort: la sua giovane fan Gabi (Mia Goth) e il marito Alban (Jalil Lespert). Gabi sembra non stancarsi mai della compagnia del suo idolo letterario, e la ricerca instancabilmente.  

Per questo, propone più volte che le due coppie si trovino assieme per le più svariate attività. Un giorno, un’iniziativa della ragazza si spinge troppo in là: rubata un’auto dello staff, i quattro ospiti del resort escono dalla struttura per passare la giornata in spiaggia. Di ritorno dall’escursione illecita James, ubriaco e in pieno stato confusionale rispetto al rapporto che sta intessendo con la fan, guidando investe un uomo. Sfortuna vuole che nell’isola viga ancora la pena di morte per alcuni crimini, quale anche l’omicidio. L’organizzazione cittadina sembra però aver pensato a tutto: è prassi che, quando a commettere questi reati è un ospite del resort, pagando un’ingente somma di denaro egli possa far plasmare un clone che andrà incontro alla pena di morte. Il protagonista non ci pensa due volte, ma anziché salvarlo la scelta compiuta rischia di farlo cadere in una spirale di perdizione, violenza e oscurità. 

Piscina infinita: la recensione

Dopo i primi due film “di riscaldamento”, a loro modo più che lodevoli, con Piscina infinita il regista rafforza lo stile già palesato. Il lavoro in questione non esita a dimostrare quanto sia stata appresa la lezione paterna in termini stilistici. Il body horror, più che presente, si erge a conditio sine qua non per gli sviluppi dell’atmosfera e in un certo qual modo anche della trama. La violenza, la degenerazione fisica e l’attrazione per il massacro, nella sua accezione più morbosa, permeano l’impianto visivo del lungometraggio. Il grigiore scarsamente saturo che impregna la fotografia del contesto viene deliberatamente inquinato dalla pienezza del rosso sangue. Ugualmente accade per le coordinate uditive: il silenzio del resort viene appositamente turbato da grida di dolore e cieca disperazione, che gradualmente si accumulano punteggiando il tessuto del film. 

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Quello che Brandon Cronenberg ritrae nel suo lavoro, quantomeno negli intenti, è un fenomeno di spersonalizzazione, di alienazione dal sé. Quando lo conosciamo, il protagonista di Piscina infinita è un autore di fama modesta, investito da una profonda crisi creativa, ma comunque benestante e svagato. Col proseguire della visione, i margini della sua identità si sfaldano, e di quel nucleo umano in conclusione finisce per rimanere ben poco. Di questo processo di annullamento, il gusto per l’estremo diventa insieme causa e effetto. In un mondo in cui i confini di concetti come il sé o il reale sfumano, viene lasciato campo libero all’istinto. La pulsione sfacciata a e totalizzante si fa protagonista, l’edonismo diventa guida delle giornate e criterio di discernimento rispetto al da farsi. Una piega, questa, che piacevolmente si coniuga con l’esoterismo del contesto, in un’esplorazione umana e ambientale dalle sfumature ferine, selvagge. 

Piscina infinita

Piscina infinita: perdersi nei riverberi dell’atmosfera

Con il passare dei minuti, il terreno si fa intriso di sfumature in termini di tono. Purtroppo, però, questa profonda attenzione rispetto all’atmosfera e alla rappresentazione di un individuo confuso conduce ad una struttura non eccessivamente portante in termini di sceneggiatura. Il gusto dello scabroso è palpabile, l’orrorifico in termini corporei si fa lampante. Lo studio del personaggio tramite quest’ultimo si approfondisce e prende pieghe di critica sociale. Di fronte a questo stampo, però, la vicenda perde a tratti una direzione specifica, indugiando più sull’atmosfera che sull’intreccio. Complessivamente, Piscina infinita tende a fasi alterne a perdersi nella sua stessa autorialità, concentrandosi più sul tono (complessivamente centrato) che non sugli sviluppi della trama, a tratti scarsamente definita. 

Piscina infinita

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Memore della lezione paterna, il regista e autore imbastisce un impianto filmico dove il body horror fa da padrone, talvolta a scapito degli esiti di trama.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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