Recensioni FilmPiccoli omicidi tra amici, l'affascinante esordio di Danny Boyle

Piccoli omicidi tra amici, l’affascinante esordio di Danny Boyle

Piccoli omicidi tra amici(Shallow Grave) è un film del 1994 diretto da Danny Boyle. Ci troviamo di fronte al primo lungometraggio dell’autore di cult come “Trainspotting” e la saga di “28 Giorni dopo“. Nonostante si tratti della prima opera, resta ad oggi uno dei film più sottovalutati del regista brittannico.

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Un omicidio che coinvolgerà un trio di amici conviventi molto legati, e che spiazzerà completamente le loro vite. Un thriller psicologico che unisce tratti di commedia dark, di grottesco, e un po’ di quel macabro che vedresti in un film di Lynch. Il tutto mischiato con la frenetica cifra stilistica solita di Boyle.

In Piccoli omicidi tra amici il cast ai tempi non era stellare ma sicuramente lungimirante, coinvolgendo figure oggi note ma allora agli antipodi, come Kerry Fox e Christopher Eccleston. Soprattutto, vediamo l’esordio sui grandi schermi di Ewan McGregor, che poi Danny si porterà dietro in Trainspotting e che diventerà poi l’amato Obi-Wan Kenobi nella trilogia prequel di “Star Wars“. Il film è realizzato attraverso un soggetto originale di John Hodge, che ha collaborato a molte delle pellicole di Danny Boyle. La storia, tuttavia, si ispira a “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer.

Inoltre, dettaglio di non poca importanza, il film è attualmente disponibile streaming su Prime Video.

Piccoli omicidi tra amici

Piccoli omicidi tra amici, la trama

Siamo a Edimburgo, tre amici, Juliet Miller (Kerry Fox), David Stephens (Christopher Eccleston),Alex Lax(Ewan McGregor) condividono una casa insieme.

I tre sono alla ricerca di un quarto affittuario e, dopo varie ricerche, lo trovano.  L’uomo, parliamo di un romanziere, si rivela da subito misterioso lasciando trasparire ben poco della sua vita. Tutto tranquillo fino a quando trovano il misterioso scrittore disteso nella propria stanza e senza vita, apparentemente per un’overdose di eroina. Ma non è l’unica cosa che i tre troveranno: sotto il letto c’è una valigia piena di contanti pronta a destabilizzare ulteriormente i tre inquilini. La sete di quei soldi fa sì che i tre decideranno di sbarazzarsi del corpo facendolo a pezzi e di sotterrarlo in un bosco. Non dicendo nulla alla polizia.

Nel frattempo, due criminali, ai tempi in contatti con il morto, e apparentemente in debito, rintracciano i tre amici per recuperare quello che è loro. Questo spiacevole incontro, oltre a quello precedente, destabilizzerà per sempre i rapporti tra i tre amici, deteriorando la salute mentale di uno dei tre.

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Piccoli omicidi tra amici, la recensione

Il film inizia così come inizierebbe un tipico film di Boyle, con montaggi alternati dinamici, zoom suggestivi e quella cromatura vintage che abbiamo ben conosciuto nel suo capolavoro Trainspotting. La sua cifra stilistica, pertanto, la vediamo già nella sua prima opera, alle prese con una Gran Bretagna spenta e dominata dalla sfrenata vita metropolitana. I suoi personaggi restano sempre libertini e poco preponderanti ad attenersi alle leggi della società.

Presente anche la musica elettronica che, frequente nei suoi film, accentua la dimensione dell’euforia metropolitana.  Una frenesia che riesce a rendere delirante anche la ricerca di un inquilino. Da un punto di vista delle inquadrature, ricorrenti saranno gli zoom che aiutano la regia nella sua scorrevolezza. Molto ricorrenti sono anche le scale, forse simbolo della vita domestica che è preponderante all’interno del film.

L’introduzione non ci direbbe che si tratta di un thriller dark che prenderà pieghe spiacevoli, tutto sembra tranquillo e scorrere liscio. Dopodichè inquadrando i personaggi e i contesti, i dialoghi, arriviamo a capire che c’è qualcosa di strano e grottesco, e che qualcosa sta per incombere. I tre amici di fronte agli eventi della vita sono cinici e sembrano quasi spettatori, alla vista di un cadavere non rimangono neanche stupiti. C’è qualcosa di macabro nell’atmosfera della pellicola e molto probabilmente è quello che Boyle vuole trasmettere, rappresentando in qualche modo la cinicità che risucchia attraverso la città e i soldi. Ma è una cinicità che coinvolge tutti, qui nessuno è buono. Tutti sono complici di uno sbaglio che li ripercuoterà per sempre, al punto da dover pensare a se stessi. E il finale, sorprendente nella sua efficacia, ne rappresenta l’emblema.

Piccoli omicidi tra amici

Una notevole involuzione dei personaggi

Prima di arrivare a parlare di involuzione, partiamo dalle basi e da un’inevitabile evoluzione.

Alex è un giornalista sfacciato e cinico, pessimista ma allo stesso tempo positivo nel suo ego. David è un contabile molto metodico e attento a non farsi trascinare troppo dall’irrazionalità dei suoi due coinquilini. Juliet invece è una dottoressa molto intelligente e per le sue, una via di mezzo tra i due estremi. I tre sembrano molto amici, sin dall’inizio sembra esserci sintonia, mostrando un evidente sodalizio tra di loro contro il resto della società. Come molto spesso accade in un triangolo di amicizie, due si innamorano e infatti Juliet e David hanno una relazione.

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Qualcosa cambia, dal momento in cui i tre amici, spinti dalla loro voglia di cambiare il mondo, decidono di andare incontro alla legge e di tenersi i soldi, sbarazzandosi del cadavere. Questo evento segna permanentemente soprattutto David, nonché l’artefice dello sbarazzo del corpo. Da qui assistiamo a una graduale evoluzione del personaggio, che si chiude in se stesso al punto dal saltare lavoro e costruirsi una tana sulla soffitta.  Gli eventi peggiorano quando vedremo il razionale e metodico David uccidere i due criminali e sbarazzarsene personalmente. I due amici, non riconoscendo più il loro amico, alimentano il processo che è partito dal momento in cui trovano la valigetta, rompendo quel rapporto di fiducia che li univa.

Da amici pari a predatori e vittime, David sembra essere diventato il nemico della storia. Come un mostro senza più alcun controllo, l’unica cosa che tiene a galla la sua “umanità” è l’amore per Juliet. Ma l’involuzione è ormai inevitabile: la rottura del triangolo d’amicizia farà sì che ognuno possa pensare a sé stesso e al proprio orticello. Assistiamo alla creazione di un mostro, oppure David era così anche prima di questi avvenimenti? Questo non ci viene detto.

Conclusioni

Nonostante i quasi 40 anni, Piccoli omicidi tra amici molto vicino al nostro mondo. La sfrenatezza della città, la paura del fallimento, i personaggi  Tutti sono disinvolti, nonchalance, a tratti pessimisti. Passano molto tempo a casa, a guardare la tv, il lavoro. Risucchiati dalla vita della città, cercano di campare.

Un drama thriller psicologico che rivelerà dei lati tossici e violenti di un apparente e innocua amicizia, oppressa da dei “semplici” soldi. Ma prima o poi le cose verranno a galla…

Tutto sommato, un interessante prova registica per essere un debutto, che ci fa capire le ricorrenze che possiamo vedere nel cinema di Danny Boyle. Sicuramente un film da recuperare, specie ora che è nel catalogo di Prime Video.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

L'esordio alla regia di Danny Boyle è un efficace manifesto di quello che sarà poi il suo cinema. Le interpretazioni del trio di protagonisti raccontano benissimo il cinismo a cui l'atmosfera del film vuole indirizzare. Un cinismo che induce lo spettatore ad immergersi, anch'esso, con la giusta freddezza.
Vincenzo Pennabea
Vincenzo Pennabea
Interfacciandomi con il cinema dall’infanzia, crescendo ho sempre più approfondito e alimentato una passione per il cinema di genere, scoprendo un particolare gusto in particolare per l’horror e il dark fantasy, che va da maestri del genere come Mario Bava e Dario Argento a Tim Burton. In un prodotto cinematografico mi affascina la potenza delle inquadrature nella loro resa visiva e quanto la scrittura di un personaggio riesca a toccare lo spettatore nella sua umana sensibilità.

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