Ink (2026) è stato mostrato in anteprima al Festival di Venezia e ha avviato le danze nel migliore del modi possibili. Danny Boyle torna alla regia dopo che l’anno scorso aveva effettuato un ritorno d’altro tipo. Quello alle origini. L’anno scorso ha rimesso mano su una delle sue prime creature, 28 giorni dopo, con il suo sequel, 28 anni dopo. Qui pare esser tornato alle origini, non nell’argomento, ma nel modo di raccontarlo.
Ink racconta di un’ascesa, l’ascesa del The Sun… e se vogliamo parla anche di un declino, direbbero alcuni. Il declino dell’attività di giornalismo. Quello ovviamente è un punto di vista, ma è un ottimo argomento da affrontare oggi. Dove chi scrive per primo pare aver ragione sempre e l’importante pare esser diventato che si parli di qualcosa, piuttosto che scegliere bene di cosa parlare. Il cambiamento era inevitabile o ci siamo fatti corrompere per il numero di views?
Boyle porta in questa pellicola la frenesia dei suoi primi prodotti, i dialoghi veloci di Aaron Sorkin in Steve Jobs e una creatività visiva che non lascia indifferenti. Per il film il cast è forse l’argomento più interessante e che potrebbe far parlare di sé in vista di premi importanti. Di sicuro non farà incetta di premi totale come fu con The Millionaire, ma questo film non è da sottovalutare. Si può dire che il regista è tornato, e non solo per parlare di infetti.

Ink – Trama
1969. Rupert Murdoch (Guy Pierce) è malvisto dalla società londinese per via delle sue origini australiane, considerate poco nobili e selvagge. Una sera, a cena, si ritrova a parlare col promettente Larry Lamb (Jack O’Connell). Lamb è un redattore ambizioso che sotto il Daily Mirror non vede un futuro. Murdoch decide di puntare su di lui affidandogli la guida di un giornale locale su cui non punterebbe nessuno: il The Sun.
L’obiettivo di Murdoch è rivoluzionare completamente l’offerta e arrivare sempre di più all’inglese comune. Lamb diventa capitano di quel folle ufficio che ha intenzione di creare, reclutando una squadra di giornalisti sopra le righe e repressi dai giornali concorrenti. Numero 1 su tutti il giornale per cui prima lavorava Lamb. Lo scopo di Lamb è quello di indirizzare la filosofia del The Sun verso gli argomenti che veramente interessano il lettore medio: tipo lo sport, il sesso e la narrazione costruita dietro ai crimini.
Inizia l’ascesa del The Sun come primo giornale inglese. Forse questa si rivela un’arma a doppio taglio. I numeri crescono, però anche le critiche e soprattutto le conseguenze. Il nuovo modo provocatorio del The Sun di portare notizie potrebbe attirare le attenzioni di persone riluttanti al cambiamento e forse addirittura pericolose. Lamb ha un approccio molto futuristico per certi aspetti, ma avrà molto da affrontare, soprattutto un Rupert Murdoch da non sottovalutare.

Ink – Cast
Il cast di Ink, come già annunciato in precedenza, è forse l’argomento principe da trattare se si vuole parlare del film. Protagonista della pellicola è Jack O’Connell che il grande pubblico ha potuto ammirare come villain del film rivelazione dell’anno scorso: Sinners. E con Boyle aveva già collaborato per 28 anni dopo. Ma è bello sapere che il pubblico lo stia valutando per il bravo attore che è. E questa è la sua occasione di brillare come protagonista, come aveva già fatto in Unbroken.
Rupert Murdoch è Guy Pierce (Memento). Pierce due anni fa è stato riconosciuto finalmente come grande attore non protagonista per The Brutalist. Anche se purtroppo non ha vinto l’ambita statuetta. Ecco qui ricopre un ruolo ambiguo, quello di Murdoch, moderno magnate dell’informazione. Affianco a lui un ben ritrovato Jonathan Hyde che non si vedeva da un bel pezzo. Interpreta il braccio destro di Murdoch, con un ruolo chiave nella seconda parte di film.
Claire Foy è Jules Davies, una reporter che sogna di avere una pagina tutta sua e molto avanti coi tempi, portando il The Sun a quello che è oggi. Ricopre anche il ruolo di amante di Lamb, cosa che crea sia complicità che attrito fra i due. La Foy è brava a uscire dall’ingombrante ombra del suo ruolo mastodontico nelle prime due stagioni di The Crown. Come la regina Elisabetta, Jules si muove in un ambito dominato dall’uomo, ma si comporterà in modi tutt’altro che eleganti.

Ink – Recensione
Danny Boyle confeziona un film dai ritmi serrati e spediti, come il sopracitato Steve Jobs. Ma non solo, riesce a infilare sequenze degne del miglior Trainspotting. Frenetiche, con pilolle, alcol e sesso a dominare lo schermo. Ma la particolarità di questo film è lo stile che sceglie di approntare Boyle. Intuizioni visive molto creative e coerenti con l’argomento trattato. L’inchiostro del titolo è ben presente e protagonista di tutta la pellicola.
Boyle dirige sapientemente e con buona mano la pellicola. Soprattutto riesce a tenere le briglie di un cast caotico e rampante. Nonostante l’approccio sopra le righe, nessuno risulta mai troppo esagerato e non si supera mai quel limite che può dar fastidio. Jack O’Connell è un ottimo protagonista e regge tutto il film, accompagnato da altrettante interpretazioni di livello. Soprattutto quelle di Guy Pierce e di Claire Foy.
La sceneggiatura del film rende le sequenze veloci e memorabili. Gli scambi fra i personaggi sono molto simpatici, c’è chi direbbe molto inglesi. Il film ha un ritmo frenetico che non appesantisce mai lo spettatore. La durata minore delle due ore ormai consuete è una benedizione. Il film dura davvero il giusto, forse accelera sul finale, ma non si ha la sensazione di corse affrettata o che manchi qualcosa.

Conclusioni
Danny Boyle ci è riuscito ancora. Ha confezionato una pellicola frizzante, veloce e degna dei suoi esordi. Il ricco cast offre una buonissima alchimia e scambi comici decisamente riusciti. Attraverso l’ascesa del tabloid inglese The Sun, Boyle riesce a raccontare i problemi dell’informazione odierna e offre stoccate non indifferenti alla coscienza di noi tutti lettori e spettatori. Siamo noi che vogliamo uno specchio di ciò che siamo in ciò che leggiamo o è colpa di chi è tenuto a informarci?
Boyle porta Trainspotting nel mondo della Stampa, parlando di come si trattano le notizie. Un argomento trattato da altri maestri nostrani come ad esempio Marco Bellocchio nel suo storico capolavoro Sbatti il mostro in prima pagina, con Gianmaria Volontè. Il film riesce a unire bene elementi comici col lato più drammatico e realistico della seconda parte. Quando la realtà cruda prende troppo il sopravvento. Può un giornale cambiare così tanto il mondo? Danny Boyle ci dà la sua risposta.

