La grandissima Catherine O’Hara ci ha purtroppo lasciato e Penelope è il titolo di un film che abbiamo deciso si riscoprire. Una favola romantica che ci insegna che è possibile amare oltre le apparenze.

Trama e Cast
Il film racconta la storia di Penelope Wilhern, figlia venticinquenne di due aristocratici, che, a causa di una maledizione scagliata sulla sua famiglia, si ritrova a vivere con una naso e delle orecchie da maiale. Solo il bacio d’amore con un rampollo nobile può spezzare la maledizione.
Il cast ha come protagonista Christina Ricci che finisce per innamorarsi (ricambiata) dello squattrinato Johnny, alias il bravissimo James McAvoy. Richard E. Grant è Franklin, papà di Penelope e marito di Jessica (la nostra fantastica Catherine). Il cast si arricchisce con Reese Witherspoon, Peter Dinklage e Simon Woods.

Penelope (non Bridgerton) è una storia che insegna ad amarsi
La trama di Penelope al giorno d’oggi ci può sembrare una delle più scontate in assoluto, ma a inizi anni Duemila era un topos che andava molto in voga e infatti sono state realizzate molte pellicole che trattano questo tema.
Si tratta di un film che ricorda in tutto e per tutto una favola, la cui protagonista può essere considerata come un mix tra la principessa Jasmine, che finisce per innamorarsi di uno “straccione” e sogna di essere libera dall’oppressiva madre, e Fiona di Shrek: è una principessa intrappolata in una torre che sogna un bacio d’amore che possa spezzare la sua maledizione.
Questo è l’oscuro segreto di Penelope: un suo antenato si innamorò di una serva, ma non poté sposarla a causa della loro differenza sociale e questo causa la morte della giovane, che decide di suicidarsi dal dolore. Quello che la famiglia nobile non sapeva è che la povera sventura fosse la figlia di una strega, che lancia una maledizione sulla famiglia giurando che la prima figlia femmina sarebbe nata con un naso di maiale. Solo un altro nobile, veramente innamorato, sarebbe stato capace di spezzare questo sortilegio.
Ovviamente, come in tutte le sceneggiature, c’è un sottotesto da scoprire: a fine pellicola scopriamo che Penelope non ha bisogno di principi azzurri o banditi che la amano, ma deve accettarsi così com’è.
Tema affrontato mille volte, ma all’epoca funzionava.

Catherine O’Hara sei la mamma di tutti noi
Catherine O’Hara sarà sempre la mamma di Kevin in Mamma, ho perso l’aereo, ma in fondo è un po’ la mamma di tutti quanti noi. Ancora una volta le fanno interpretare una mamma molto apprensiva e ansiosa, che in un certo senso è la vera villain della storia.
Si tratta di una donna ossessionata dall’apparenza e dalla società. Sostanzialmente è la vera responsabile della prigionia figlia, perché teme che la società non possa accettarla, quando in realtà è la prima che non riesce a metabolizzare che la figlia non possa essere perfetta.
Del resto madre e figlie hanno da sempre un rapporto conflittuale e Penelope lo mette in scena.
In Penelope ci sono dei momenti cringe che ci fanno volare
Come tutte le rom-comedy che hanno lo scopo di intrattenere il pubblico, ci sono dei momenti cringe che ci fanno volare. Il personaggio di Catherine O’Hara è uno di questi. Ci fa divertire moltissimo, ma a volte diventa una macchietta e ci viene spontaneo dire: “Cara Jessica, ma anche meno!“. Un altro personaggio che segue la mamma super-ansiosa è Edward, il rampollo che dovrebbe sposare Penelope, che ovviamente è stupido, superficiale e non riesce ad amarla perché è “brutta” (che poi Christina Ricci è stupenda, una protesi da maiale non la rende cessa, sorry produzione).
Ancora una volta sempre si riprende una tematica di Shrek: Edward può essere paragonato al super cattivone del primo film, mentre Johnny è il nostro “orco” che riesce a conquistarla e andare oltre le apparenze, perché si innamora del cuore della ragazza. Infatti, è l’unico che non scappa la prima volta che la vede.
Momento altissimo del trash è il cameo di Nick Frost con Peter Dinklage: lì si vola altissimo.

In Penelope c’è un gioco degli intrecci stile Commedia dell’Arte, ma all’epoca funzionavano
Forse al giorno d’oggi avremmo già capito che Johnny non è il vero nobile, ma che prende l’identità di un altro (il nostro adorato Nick) e accetta di stare al gioco dei subdoli Lemon (che alla fine comunque si riscatta) ed Edward solo per soldi. Si tratta di una tecnica narrativa abbastanza scontata, ma che qualche anno fa funzionava abbastanza bene (non è perfetta, ma non fa neanche completamente schifo).
Per concludere
Penelope non avrà segnato la storia delle commedie romantiche, ma rimane comunque un film molto carino e piacevole da riscoprire. Non c’è una regia o un montaggio memorabile, ma ha una fotografia interessante e le musica sono molto graziosi, capaci di farci sognare una storia d’amore da favola.
