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Origin recensione del film di Ava DuVernay

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Origin è il nuovo film diretto da Ava DuVernay presentato a Venezia 80. La regista era già conosciuta per i documentari Selma e XIII emendamento entrambi candidati all’Oscar. Con il suo lungometraggio DuVernay è stata la prima donna afroamericana in concorso a Venezia. Origin racconta le origini del razzismo negli Stati Uniti riducendolo ad un sistema di caste che impedisce il superamento delle differenze sociali. Una stratificazione molto forte che preclude la possibilità di integrazione basata su un sistema di inclusione ed esclusione.

Origin: trama

Origin è incentrato sulla vita e lavoro dell’autrice Isabel Wilkerson, vincitrice del premio Pulitzer. Il film tratta un periodo molto difficile per la protagonista. La madre è ormai anziana e soggetta a continue cure. Come se non bastasse la donna subisce all’improvviso un tragico lutto familiare. Per affrontare il dolore causato dalle perdite l’autrice deciderà pertanto di dedicarsi alla scrittura del suo nuovo libro Caste: The Origin of Our Discontents. Nel cercare di trovare un filologico comune tra le diverse forme di discriminazione perpetrate nel corso degli anni. La sua opera ai giorni nostri non solo è stata un bestseller ma è diventata il simbolo in grado di spiegare le origini del razzismo in America.

Origin

Origin: recensione

L’opera di Isabel Wilkerson è senza dubbio estremamente complessa, basandosi su teorie sociologiche affermate a livello internazionale; e cercando di spiegare in termini scientifici le origini del razzismo. L’obiettivo della scrittrice di trovare una connessione tra discriminazione razziale negli Stati Uniti, persecuzione nazista nei confronti degli ebrei e sistema delle caste in India è sicuramente molto ambizioso. Ancora più complesso è provare a spiegare i concetti all’interno di un lungometraggio. Paradossalmente Origin ci riesce in modo chiaro e suggestivo. Questo principalmente grazie alla capacità della regista di spiegare i contenuti dell’opera attraverso l’uso delle immagini. DuVernay effettua pertanto continui salti temporali tra passato e futuro senza risultare mai confusionari. Le pagine del libro vengono per questo presentate in modo vivido e commovente sul grande schermo.

Origin, oltre a raccontare la storia dell’autrice fatta di lutti familiari e solitudine, mostra alcuni eventi storici significativi ai fini della narrazione. A partire dall’uomo che in un famoso scatto si rifiuta di fare il saluto nazista, legato da un amore profondo con una donna Ebrea. Fino ad arrivare alle scioccanti immagini dei dalits (casta più bassa in India) costretti a pulire le fogne a mani nude. Il senso di indegnazione che trasmette il film esalta l’importanza della tolleranza e della fratellanza, sensibilizzando gli spettatori e portandoli a sperare nella creazione di un sistema senza caste.

Una menzione speciale, oltre a quella ad Ava DuVarney deve essere fatta all’attrice protagonista Aunjanue Ellis-Taylor, in grado di far emozionare e riflettere. Grazie alla sua capacità di vestire alla perfezione i panni di Isabel Wilkerson e di incanalare perfettamente tutte le emozioni passate e presenti; il pubblico è in grado di empatizzare con il suo personaggio e cogliere il messaggio profondo trasmesso dalla regista.

Origin

Non il solito film sul razzismo

Il film cerca di affrontare da una nuovo punto di vista il tema del razzismo negli Stati Uniti; uno dei più grandi problemi che continua ad affliggere la società americana. La tesi della scrittrice è complessa e va oltre la semplificazione che porta ogni persona a classificare un episodio di violenza nei confronti di una persona di colore come meramente razzista. Invece di fermarsi alla superficie e analizzare il caso comparandolo con altri simili, Origin va oltre e cerca di trovare una spiegazione definitiva e universale, potenzialmente applicabile ovunque.

Ricondurre la discriminazione reazziale al sistema delle caste è innovativo e permette di affrontare la problematica sociale analizzandola in modo più ampio; spaziando su diverse parti del mondo e periodi storici. Un racconto che, come spesso accade, non sensibilizza solo sulle ingiustizie avvenute negli Stati Uniti, bensì, a livello globale.

Origin: conclusioni

Origin si propone un obiettivo ambizioso e racconta attraverso le immagine l’opera di un’autrice americana che ha rivoluzionato il modo di vedere il razzismo. Nonostante molti film statunitensi trattino temi del genere, Origin lo fa in modo innovativo, cercando di sensibilizzare lo spettatore su svariate questioni nell’adottare una prospettiva globale. Le interpretazioni sono commoventi e convincenti, soprattutto quella dell’attrice protagonista; non sarebbe infatti una sorpresa se ricevesse una candidatura agli Oscar 2024. L’idea della regista molto legata a questi temi di raccontare un libro in un lungometraggio è vincente, i contenuti dell’opera sono vividi e facilmente comprensibili al grande pubblico permettendo di arrivare ad un numero ancora più grande di persone. La visione è fortemente consigliata per capire in modo chiaro e immediato una teoria contemporanea fondamentale.

Trailer e dove vederlo

Non è ancora dato sapere quale sarà la data di uscita di Origin, però il lungometraggio è atteso sia nelle sale italiane che americane nel tardo 2023.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Origin è un film profondo che racconta le origini del razzismo da una nuova prospettiva. Le interpretazioni sono eccellenti. Da vedere.
Lucrezia Lugli
Lucrezia Lugli
La passione per il cinema mi ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta, ma ho impiegato più del previsto a capire che sarebbe diventata la mia strada. Guardo ogni genere di contenuto da film a serie tv, questo comprende anche i più grandi successi delle piattaforme streaming.

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