Tornato in sala recentemente per un omaggio alla cinematografia del maestro Hirokazu Kore-eda, Nobody Knows, anno 2004, è un lungometraggio che sbalordì e straziò pubblico giapponese e internazionale, affermando il suo regista come magnifico esempio di cantore della grammatica familiare.
Tocco profondo, ispirato, che suggerisce e non indica, Kore-eda traspone su grande schermo moti, paure ed inquietudini ipodermiche che stanno alla base del mistero famiglia, a sua volta cellula genitrice della società.

Ispirato ad una vicenda di cronaca realmente accaduta nel 1987, che molto aveva scosso l’opinione pubblica, ossia l’abbandono da parte di una madre dei suoi cinque figli, poi ritrovati in condizioni devastanti dopo nove mesi di graduale agonia, Nobody Knows è un progetto cullato nella mente di Kore-eda per 15 anni, che ha visto luce e trionfo sulla croisette di Cannes.
Qui ha ricevuto oltre ad applausi e critiche entusiaste, il premio per il miglior attore, dato al suo protagonista bambino, entrato nella storia per essere stato il più giovane attore ad aver ricevuto questo riconoscimento.
Nobody Knows – Trama
Akira (Yuya Yagira) ha 12 anni: lui e sua madre si sono appena trasferiti nel nuovo appartamento. Dopo i convenevoli cordiali con i padroni di casa e dopo aver stipato in casa tutti i bagagli, da un paio valigie escono fuori due bambini piccoli, un maschio ed una femmina: sono due fratellastri di Akira. Alla stazione quella sera stessa arriva un altra bambina, anche lei sorellastra del ragazzo.

Sono tutti consanguinei nati da padri differenti, padri spariti, mai visti né conosciuti, che a loro sostanzialmente si disinteressano. Tutti e quattro sono stati tirati su rocambolescamente dalla stessa madre, donna in cerca di un uomo che la prenda con sé, con o senza quei figli che le sono un po’ amici, un po’ giocattoli, un po’ un peso enorme frapposto tra lei ed il sogno di felicità.
Spesso la donna parte per lavoro, dice, per lunghi periodi, anche mesi, lasciando denaro contato ad Akira. Il ragazzino, che è il più grande di tutti, bada ai suoi fratellastri come un piccolo capofamiglia: nessuno di loro frequenta una scuola, Akira stesso si arrangia come può con dei compiti che fa in casa, nonostante abbia più volte pregato la madre di iscriverlo ad un istituto.

Un giorno succede che quella madre, così amica, così insondabile, così necessaria, parte e non torna più. Akira si ritrova solo, senza un amico, nè un parente, né una scuola, né un contatto adulto di fiducia, con tre fratelli più piccoli cui badare, nel freddo inverno che volge al suo culmine: sul tavolo un portafoglio poco spesso, tante spese da sostenere, troppe domande a cui rispondere. Da solo.
Nobody Knows – Recensione
Famiglie di bambini e bambini di famiglie: legami di sangue come in Nobody Knows del 2004 e legami che ci capitano come in The Shoplifters del 2018 (Un affare di famiglia) : stesso spessore, stessa problematicità, stessa comprensione. Kore-eda interroga, ricostruisce, stigmatizza rapporti e nessi umani che trovano ragione in affetti profondi, in bisogni reciproci, in stati di necessità, quasi animali, strabordanti di empatia, fuori dal perimetro civile dell’accettabile. Ma a differenza di The Shoplifters, dove la misura collettiva esterna giunge ad infrangere l’inedita comunità familiare fuori dalla legge, in Nobody Knows non c’è soluzione nè assoluzione: solo un dolore, feroce, che strappa il velo sui bambini abbandonati e segna per sempre la fine della loro infanzia.

È un dolore silente quello che accerchia Nobody Knows: nessun melodramma, nessuna esplosione di tristezza, nessuna ribellione rispetto a delle circostanze proibitive, se non criminali. I quattro bambini accettano la loro sorte, come se la aspettassero al varco, come fossero nati per quel tipo di angoscia, restare appesi ad un ritorno importante, vitale, che non accade.
La quotidiantià di un miniclub invisibile, che si ingegna per trasformare la fatica in gioco, la difficoltà in rompicapo scherzoso, in una perenne metamorfosi del brutto disegno della vita, in un bello scarabocchio da appendere al muro. Nobody Knows è un’ode pura e sofferta alla capacità di resistenza dei bambini, le vittime predesignate di ogni violenza impazzita nelle menti umane, capri espiatori perfetti, soccombenti all’odio, emblematiche comparse nella jungla dei sopraffattori e degli abusanti, incapaci per definizione di difendersi.

L’immaginazione arma contro l’oblio
L’unica loro arma è l’immaginazione: nel film innumerevoli sono i giochi che questi quattro fratelli inventano per ammazzare il tempo e la paura dell’abbandono definitivo, confinati tre loro, dentro un appartamento piccolo, senza potersi far vedere fuori da quelle mura per timore di perdere il contratto di affitto.
Chi, infatti, vorrebbe mai avere a che fare con una donna sola con così tanti figli al seguito; è una situazione incerta, di cui non fidarsi, chissà quale disturbo o quale storia poco raccomandabile si porta dietro. Così sono stati cresciuti Akira ed i suoi fratelli, in un universo in cui danno fastidio, a cui è meglio non affacciarsi, in cui comunque non fare rumore, come fossero perseguitati.

Dall’invisibilità infantile all’invisibilità adulta
E quando sono costretti ad uscire perché non c’è più chi li possa aiutare da fuori, il mondo mostruoso che gli era stato disegnato, non li calcola, li normalizza nella loro a-normalità, nessuno fa domande. Al massimo sono trattati come adulti, o fac-simil di adulti: richiedono loro l’affitto, rifiutano loro denaro, indicano loro di rivolgersi alla polizia ed alle autorità amministrative competenti, senza rendersi conto che il più grande di loro ha undici anni e fa i calcoli a matita su un foglio di carta ogni giorno per sapere quanti spiccioli rimangono per la cena.
Il quartiere, che pure sembra ogni tanto dargli una mano, al massimo li tollera e gli fa l’elemosina, nulla di più, mentre per i piccoli la vita si è ridotta ad una sopravvivenza urbana muta, ed ogni giorno più degradante, senza elettricità, senza gas e senza acqua corrente.

In questa generale indifferenza Akira è ripreso mentre cammina trasandato,sporco, malvestito nella strada affollata sotto casa in mezzo a persone vestite di tutto punto ed indaffaratissime: non c’è spessore di sofferenza possibile che possa intralciare la routine globale. Nessuno lo sa che Akira ed i suoi fratelli non sanno più come andare avanti, ed Akira ed i suoi fratelli non lo sanno dire; forse non lo dicono per non morire anche fuori, per non spegnersi nell’oblio programmato per loro, che dentro li uccide gradualmente.
E mentre combattono la loro battaglia con la vita e con la morte da assoluti innocenti quali sono, questi bambini emanano luce, sorridono, inventano, colorano, crescono piantine su un terrazzo discarica, amano, amano qualunque cosa che possa essere amata, perché non possono più amare la loro mamma.

Nobody Knows – Cast
Struggente, complesso, Nobody Knows è un lavoro che resta dentro e gratta la superficie delle coscienze di ognuno. Indugia sui dettagli, li connette insieme come legati da un filo rosso, paziente, caldo e osservatore. Yagira ha uno sguardo irreplicabile, felino, fiero, di disillusione, ironia ed adultità maldestra, una dolcezza inerme che lo accompagna, un’eleganza sprecata per il proprio destino.
I suoi fratelli sono volti di una bellezza pura, accompagnati sullo schermo dalla classica grazia con cui Kore-eda si occupa dei minori davanti alla telecamera. C’è spontaneità nei loro riti quotidiani e disperazione se visti da occhi adulti; nel loro mondo c’è una gioia imbattibile che è la scintilla della vita, e al contempo una resa dei conti con la ferocia dei nostri tempi.
Pagano i più deboli, paga chi non può ribellarsi, paga e resta in strada, sul selciato, in un campo minato, ai piedi di una sedia da cui è scivolato. E quando la morte, quella vera, quella che fa fredde le mani e i polsi, bussa alla porta di Akira per la prima volta, lì si diventa grandi definitivamente.
Quando non c’è rimedio, non c’è più spazio né tempo per i sogni, allora succede che si è adulti, perché è proprio sul diventare adulti che verte questa storia, come avvisa lo stesso Kore-eda nei titoli di testa. Nobody knows fa male per quello che è, per la bellezza e la disgrazia che attraversa e che dimostra possiamo produrre in un senso e nell’altro, tutti noi.
