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Nel nostro cielo un rombo di tuono – Un racconto intimo di Gigi Riva

Nel nostro cielo un rombo di tuono è il nuovo docu-film targato Sky che si consiglia vivamente di vedere. Un racconto sul calcio, di cosa veramente sia questo sport tanto amato ma anche contraddittorio.

Il tutto attraverso gli occhi e le esperienze di un campione d’altri tempi: il leggendario Gigi Riva. In precedenza è stata usata non erroneamente l’espressione docu-film. Nel nostro cielo un rombo di tuono infatti si avvicina molto all’intento istruttivo ma mantiene un registro emotivo da pellicola vera e propria.

Riccardo Milani alla regia fa un lavoro certosino nel far conoscere Gigi Riva a chi magari lo ha soltanto sentito nominare, sapendo che era un grande giocatore degli anni sessanta e settanta (e poco più).

Il lavoro compiuto invece ha del sentimento. Ha carattere sportivo, storico, narrativo tutti insieme. Quasi a voler sugellare quelle doti che nel computo della descrizione complessiva del personaggio devono essere prese tutte in considerazione se si vuole tracciare un profilo autentico.

Nel nostro cielo un rombo di tuono non è soltanto la storia di Gigi Riva, è la storia di un calcio che non tornerà più. Una storia italiana a tutti gli effetti. Una storia che si conosce a mozzichi e bocconi e che vale la pena narrare nei minimi dettagli.

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Nel nostro cielo un rombo di tuono – Una storia passionale

Nel nostro cielo un rombo di tuono parla di appartenenza. Appartenenza a un popolo, oltre che a una nazione. In tanti immaginano Gigi Riva come figlio della Sardegna e di Cagliari. In pochi sanno invece che nacque a Legnano.

Il Legnano calcio era una sorta di succursale del Cagliari, pertanto il passo fu breve e presto compiuto. Dopo un’infanzia difficile, costellata dalla perdita di entrambi i genitori, Riva si trasferì nel capoluogo sardo, alla scoperta di sé stesso e di un intero ambiente socioeconomico.

Fu pagato trentasette milioni di lire, una cifra che potremmo definire irrisoria per i tempi moderni. Arrivato con poche speranze e fuori da ogni tipo di pubblicizzazione, il campione venne ben presto fuori.

Negli anni sessanta non c’era, come invece c’è ultimamente, una programmazione specifica sul calcio mercato. Non c’erano trattative estenuanti, bensì chi arrivava doveva dare cuore e fuoco.

Nel nostro cielo un rombo di tuono insegna anche com’è evoluto il calcio, da mero intrattenimento a ragione di introiti economici importanti. In pratica, com’è diventato business.

Gigi Riva grazie alle sue abilità, e anche alla luce della popolarità guadagnata fu effettivamente uno dei primi a poter dire “ho ispirato una generazione”. I racconti di chi lo ha vissuto da bambino, testimoniano come i bambini sardi andando dal barbiere, chiedevano il taglio di capelli alla Riva.

Nel nostro cielo un rombo di tuono è una delle prime prove di show business. I giornali parlavano di Riva come di un playboy, un sex symbol. Anche se in realtà fu una persona molto ligia al dovere e che viveva sotto le righe.

Cosa può scatenare un calcio a un pallone!

I meriti vanno tutti alla regia

Da qui l’idea del titolo. Riccardo Milani e la produzione intera lo hanno azzeccato senza riserve. Bisogna immaginare in un contesto come quello sardo, animato talvolta da solitudine e noia, l’arrivo di un’attenzione mediatica così grande.

La vittoria degli scudetti, unitamente a tutto l’indotto economico che questo ha comportato, è solo una piccola parte. I riflettori si erano davvero spostati sull’Isola che non c’è.

I protagonisti raccontano il viaggio di Gigi Riva alla perfezione, facendo concretamente percepire chi fosse. Vengono coinvolti tutti i grandi campioni del Cagliari del passato. Oltre che ai vari Baggio, Buffon e Barella.

Fanno percepire anche come il rombo di tuono sardo fosse stato un fenomeno intergenerazionale. Merito alla regia che, dopo Come un gatto in tangenziale e Corro da te, si misura con qualcosa di più aulico. Riccardo Milani mostra una naturale propensione verso il documentarismo.

Come fece nel passato Riva, Nel nostro cielo un rombo di tuono può avere la capacità di far scattare la scintilla agli spettatori, facendo avvicinare anche chi odia il calcio a una delle figure più meritevoli ed esplosive dello sport nostrano.

Il sopracitato viene presentato a tutti gli effetti come il precursore di un movimento. Come il nonno di tutti gli italiani (almeno da un punto di vista professionale). Colui che ha dato il la a una generazione, a un movimento e sì anche al calcio come lo si conosce ad oggi.

Come Maradona, Totti e Ronaldo, Riva è in grado di trascinare un popolo. Il percorso è diametralmente opposto però. Si parla sempre di bandiere, ma i primi si sono sempre mossi sulla base anche di un profitto. Gigi Riva è stato scelto dal popolo sardo. Non c’erano soldi in ballo. Solo speranze e tanto sudore.

Ecco che quindi i primi indicati hanno sicuramente beneficiato di un esempio del genere, per diventare a loro volta il rombo di tuono delle rispettive terre di appartenenza.

Nel nostro cielo un rombo di tuono
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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