Venezia 83Naza - Le vittime collaterali di Gaza e la guerra come un...

Naza – Le vittime collaterali di Gaza e la guerra come un videogioco

Presentato in concorso per il Leone d’oro al Festival di Venezia, uscitone come vincitore del premio speciale della giuria,
Naza è un documentario opera della coraggiosa coppia israeliana Yubal Abraham e Rachele Szor, già nota al grande pubblico per aver vinto l’Oscar con il documentario sulle violenze dei coloni ebrei in Cisgiordania, No Other Land.

- Pubblicità -

Annunciato irritualmente ad un passo dall’inizio della kermesse, si vocifera per motivi relativi alla sicurezza, o forse per lacune inaspettate lasciate da parte di altri autori che non sono rientrati in concorso, Naza è un lavoro programmatico che raccoglie le testimonianze di circa venticinque soldati israeliani i quali ammettono il loro disumano e sistemico modus operandi durante la guerra di occupazione portata avanti sulla striscia di Gaza, post attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

Cosa è un Naza

Sulle terrazze della capitale israeliana, di profilo, nell’oscurità della notte, con voci che sembrano normali, ma sono in realtà camuffate per evitare conseguenze e ritorsioni, scorrono le interviste di questi militari coinvolti in operazioni di bombardamento che hanno creato più Naza che bersagli abbattuti. Naza in gergo tecnico indica vittime collaterali, ovverosia tutti coloro che non dovevano morire ma che in realtà soccombono, a seguito di un determinato attacco armato in una precisa zona.

Naza

Viene così a galla lo storyboard di una guerra cronica di sterminio che ha come obiettivo la distruzione indiscriminata e non mirata di un nemico assoluto, in teoria chiamato Hamas, gruppo armato terroristico, in pratica cade ogni palestinese gazawo, solo per la propria etnia, posizione geografica e religione. Questi “morti accidentali” possono avere ogni età, sesso o rango: se muoiono da innocenti sono danni collaterali, qualcosa che ci può stare all’interno di operazioni militari aggressive come quelle cui ci ha abituato Israele. Impossibile evitarlo; nessun dramma nel pre né nel post uccisione da parte dei militari coinvolti. Perché in fondo la convinzione diffusa nella terra ebrea è che a Gaza nessuno è innocente.

Questo dopo tre anni abbondanti di conflitto si sa; quel che non si sa e che si tocca meno con mano è l’assoluto distacco e non coinvolgimento con cui i militari affrontano le procedure di aggressione. Risultato di un mix psicofisico di addestramento e propaganda politica che ridisegna i confini delle singole coscienze, creando in loro (e in molta popolazione israeliana) la percezione che di fronte non ci siano persone.

Naza – Trama

Naza parte spiegando che l’intera striscia di Gaza è mappata sotto due profili. Il primo consiste nel conoscere a menadito la dislocazione degli edifici, quali e quanti palazzi ci sono, dove sono posizionati, quanti piani, quante famiglie per piano, quanti membri per ciascuna famiglia. Il secondo si concentra sullo spionaggio di tutti i telefoni presenti sulla territorio, per individuare quelli appartenenti ad operativi di Hamas, controllarne spostamenti, messaggi, immagini, chiamate, che siano chiari o espressi in codice.

Naza

Ciò si trasforma in una sola condotta: tutto ciò che ruota attorno ad un possibile bersaglio israeliano, diventa automaticamente bersaglio. Ed ogni bersaglio va colpito nel modo più inaspettato possibile, quando la sua vulnerabilità è massima. Questo accade soprattutto di notte o all’alba. Ed è proprio in questo momento che si registrano il maggior numero di esplosioni e bombardamenti sulla striscia. Se in questa operazione il.vero terrorista non era a casa, pazienza: almeno non ritroverà più nè casa, né famiglia, nemmeno tutto il vicinato. E un danno è fatto.

- Pubblicità -

Mappatura urbana, telefonica ed intelligenza artificiale per decidere i bersagli

Il piano bellico prosegue richiedendo ad un software specifico di intelligenza artificiale di individuare sulla base dei tracciati telefonici ascoltati e delle mappe degli edifici, dove bombardare. II target quindi non è scelto dall’uomo, ma dalla macchina; perché la macchina non ha implicazioni di sorta, non è offuscabile da giudizi personali, nè in negativo nè in positivo. I suoi naza sono più casuali e meno colpevoli di quelli che avrebbe creato la decisione umana. Fissato il target, partono i droni esplosivi e la maggior parte dei soldati intervistati assiste ai video che dalle telecamere dei microabitacoli vengono trasmessi durante l’azione.

Da questa visuale “privilegiata” hanno perfetta coscienza che in un dato assalto possono morire venti, trenta, quaranta, trecento naza; il numero prima era limitato, nel tempo non più. Se ne sentono spesso le voci, i giochi, gli scampoli di vita normale, prima della devastazione. Nessuno scrupolo attraversa chi in divisa sorveglia queste manovre, nessun rimorso, nessun freno di coscienza. Sono ordini da eseguire e si eseguono. Sono pedoni morituri, pedine da sacrificare. La vita degli intervistati è assistere a bombardamenti selvaggi e sparatorie vigliacchissime come fossero davanti ad un videogioco.

Non è vita è un videogioco: non esiste nessuno scrupolo, nessuna empatia

Alcuni lo trovano incredibilmente divertente. Sono persone al novanta per cento scollegate dall’umanità: non si rendono conto di ciò che guardano, di ciò che vedono, non è la vita umana ad essere distrutta, ma un simulacro di essa, una riproduzione in scala che non impressiona, non lascia segni, e che almassimo, intrattiene. Si ammette di sparare tranquillamente tramite cecchini sulla popolazione in fila per il cibo appena uno si allontani dalla fila; si fanno confronti e gare tra il numero di caduti procurati; ci si esalta quando l’azione esplosiva cresce a vista d’occhio, perché l’adrenalina aumenta.

Naza

In un rigurgito di lucidità, qualcuno è conscio, come dice un soldato israeliano di origine polacca con l’esperienza della Shoah nella sua famiglia, che quello che architettano e mettono in atto è un genocidio, non dissimile dall’olocausto perpetrato dai nazisti. Ma nessuna conseguenza penitenziaria discende da questa affermazione: ognuno resta fermo nel fare ciò che fa. Silenzio.

Naza – Recensione

Naza è un lavoro essenziale, diretto, scarno, senza giochi di luce o tappeti sonori; le riprese sono spesso fisse e si staccano dalle sagome degli interlocutori solo per riprendere la città di notte, palazzi di vetro, finestre giganti, interni con schermi TV accesi, telegiornali a tutto volume, salotti e stanze da letto, postazioni militari e case comuni, uno spaccato di vita imbelle, che chissà quale storia conosce e chissà quali paure innalza e fronteggia.

- Pubblicità -

In questo senso, oltre il meritorio sforzo del duo Abraham-Szor, ci si sarebbe potuti concentrare anche maggiormente su come si arrivi a diventare/fabbricare esseri “umani” così fuor di pietas, una condizione in cui non si nasce, ma che viene istruita, maturata ed espansa dalle istituzioni israeliane fino a creare non cittadini ma piccoli mostri, in guerra con le loro stesse ombre, in cerca del loro nemico per darsi giustificazione dell’esistere, in un delirio religioso-militare-laico insieme che aliena ed ammazza la singola identità.

Il film è un atto di denuncia, che getta la coscienza oltre l’ostacolo gigantesco della tirannia di Nethanyau e delle trame del Mossad, nella speranza impossibile che trovi occhi ed orecchie in terra d’Israele e riesca a svegliare teste e menti ipnotizzate dall’odio della propaganda domestica. Le interviste sono tutte verificate e già pubblicate dal giornale The Guardian, che diventa fonte garante della veridicità di quanto riportato su schermo, e che ha supportato produttivamente il lavoro insieme al regista Jonathan Glazer, autore del capolavoro La zona d’interesse, anche lui ebreo.

Naza – Conclusioni

Già queste due teste di serie, cementano le radici di un lavoro difficile, urgente, che vorrebbe scardinare le menti affumicate del popolo israeliano scarnificandone l’ipnosi d’odio di massa. Impresa eroica, forse impossibile, sicuramente alta e scomodissima: tant’è che la coppia di registi è già stata redarguita dal premier israeliano, la loro cittadinanza è stata revocata, ed è partita un’inchiesta sul loro lavoro. Questo il prezzo da pagare per riordinare casa propria, e tramite essa, mezzo mondo.

E sembra nulla se paragonato all’immagine di un padre che di fronte alle macerie del proprio palazzo sbriciolato chiama disperato i nomi dei propri figli piccoli per interminabili minuti, senza averne risposta: come se davvero fosse possibile fare risorgere da quelle tombe di pietra da cui si intravedono polpacci o piedi sconosciuti ed inerti, gambe, dei cinquenni miracolati, come se fosse possibile riportare alla luce della ragione decadi di indottrinamento e falsa informazione. Chissà se una delle due strade sia ancora percorribile. 

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI
TI POTREBBERO INTERESSARE

Presentato in concorso per il Leone d'oro al Festival di Venezia, uscitone come vincitore del premio speciale della giuria,Naza è un documentario opera della coraggiosa coppia israeliana Yubal Abraham e Rachele Szor, già nota al grande pubblico per aver vinto l'Oscar con il documentario...Naza - Le vittime collaterali di Gaza e la guerra come un videogioco