Recensioni FilmMy policeman - La recensione del film con Harry Styles

My policeman – La recensione del film con Harry Styles

A lungo è stato atteso dal grande pubblico dello streaming, e finalmente questo mese è arrivato. Disponibile per gli abbonati di Amazon Prime Video, dal 4 novembre My policeman è stato aggiunto sulla piattaforma e si è rivelato – come era prevedibile – uno dei film più fruiti dal pubblico durante queste settimane. In produzione per gli Amazon Studios già dal 2020, la pellicola è diretta da Michael Grandage e scritta da Ron Nyswaner e Bethan Roberts, che per l’occasione ha trasposto in sceneggiatura il suo romanzo omonimo edito nel 2012. Nel cast Rupert Everett, Gina McKee, Emma Corrin e – determinante nell’obiettivo di guadagnarsi il gradimento di un’ampia porzione del pubblico giovanile – Harry Styles.

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La trama del film

Corrono gli anni Cinquanta mentre nella plumbea Brighton il giovane Tom Burgess (Harry Styles, poi Linus Roache) inizia a lavorare nella polizia. Alla luce dei primi soli estivi però, il ragazzo fa la conoscenza della dotta e educata Marion Taylor (Emma Corrin, poi Gina McKee). Lui si rivela sensibile e divertente, si dice disposto ad insegnarle come nuotare ma le chiede in cambio che lei lo metta a parte di un po’ della sua conoscenza. Lei, infatti, è un’insegnante che si diletta nello studio dell’arte e delle letterature, per le quali con il suo aiuto Tom spera di sviluppare un interesse e una capacità di apprezzamento. Aiutandosi scambievolmente e consigliandosi, i due iniziano a trascorrere molto tempo assieme e a maturare un interesse l’uno per l’altra che in breve si rivela più profondo di un’amicizia.

Allo stesso tempo, apparentemente per caso, la coppia inizia a frequentare il raffinato e colto Patrick Hazlewood (David Dawson, poi Rupert Everett), curatore museale che li introduce in modo partecipativo al mondo delle arti incontrando in particolar modo il gusto di Marion. Nonostante un primo momento di incertezza, in cui la ragazza si chiede se non sia in realtà più naturalmente predisposta per una relazione con Patrick, la giovane insegnante porta avanti sino al matrimonio il suo rapporto con Tom, inevitabilmente più umile ma dalle migliori intenzioni. Con il passare delle settimane, tuttavia, Marion verrà a conoscenza di un segreto difficile da accettare che le permetterà di giustificare la perenne presenza di Patrick nella vita della coppia, mentre Tom sarà costretto a fare i conti con una turbolenta accettazione di sé.

My policeman

My policeman – La recensione del film

Ragguardevole è stata negli scorsi mesi l’aspettativa che si è venuta a creare nei confronti di My policeman, aspettativa che non può dirsi del tutto delusa a visione ultimata. Il prodotto, nella sua interezza, finisce per rivelarsi certamente compatto, lucido e coerente. La narrazione può dirsi portata a termine con cognizione di causa e nessuno dei comparti che vanno a comporre il lungometraggio (in primis, indubbiamente, regia, montaggio e recitazione) pecca di errori tali da rendere vano il tentativo cinematografico nella sua interezza. La regia, lineare, porta sullo schermo una trama che lo è altrettanto, ricorrendo ad un montaggio pulito e a delle interpretazioni tutto sommato corrette e coinvolgenti.

La pecca di My policeman, a conti fatti, si può rintracciare nel suo essere un prodotto forse sin troppo lineare, se non tendenzialmente scolastico. In nessuna delle sue porzioni, infatti, il film si rivela capace di sorprendere lo spettatore. Narrativamente, al netto di un colpo di scena predicibile (e difatti annunciato, anche in fase di pubblicizzazione della pellicola) la storia si sviluppa nella più assoluta prevedibilità. Raggiunto il punto di svolta della trama, infatti, i personaggi finiscono per agire come ci si immagina che facciano, senza peccare di incoerenza ma, d’altro canto, senza mai stupire il proprio pubblico. Così, il nodo narrativo principale si risolve alla luce di una piattezza di fondo che sicuramente non esalta il prodotto nella sua interezza, né lo arricchisce o lo potenzia.

Dal punto di vista narrativo, il film risente altrettanto (se non di più) della totale assenza di sottotrame che forniscano spessore ai protagonisti o catturino l’attenzione dello spettatore. Tutti gli elementi che sono utili ad un’identificazione dei tre personaggi principali (i loro mestieri, le loro caratteristiche, il loro background e le loro personalità) vengono forniti da subito, facendo sì che chi guarda non si ritrovi a scoprire i protagonisti minuto dopo minuto – stratagemma che al tempo stesso ne catturerebbe l’attenzione e ne incentiverebbe un incremento in termini di empatia – ma li abbia già da subito sin troppo chiari (statici e monolitici) in mente, rendendo il loro agire ancor più prevedibile. Al netto di questa lieve ingenuità autoriale, e della sorprendente e assoluta mancanza di subplot che arricchiscano la trama e distraggano dalla storyline principale, lo svilupparsi della narrazione si rivela sin troppo agevole e ovvio, se non sorprendentemente scontato.

La stessa modalità eccessivamente didattica su cui si innesta la scrittura finisce per permeare anche la regia di My policeman, che poggia su scelte mai platealmente errate ma sempre all’insegna della scolasticità. Certo, tutte le inquadrature sono al loro posto: gli establishing shot ci forniscono le ambientazioni, i primi piani ci riportano le emozioni dei personaggi e i campi lunghi le loro solitudini. Pare, però, che (come poi accade in fase di montaggio) in nessun momento del film ci sia la volontà di giocare o sperimentare con le possibilità offerte dal medium cinematografico proponendo scelte più peculiari se non ardite. Coerentemente, anche le interpretazioni dei protagonisti per quanto sempre corrette appaiono curiosamente trattenute, come se non avessero modo o tempo (forse a causa dell’impostazione narrativa) di trovare uno sfogo adeguato sullo schermo.

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My policeman

In definitiva, My policeman fa il suo dovere, sviluppando una trama compatta tramite una regia e un montaggio corretti, al servizio di cui si pongono delle interpretazioni appropriate al contesto. Non è però lecito chiedere nulla di più al film, perché gettando le proprie basi su questi elementi la pellicola finisce per non stupire mai lo spettatore (né narrativamente che tecnicamente), rivelandosi un prodotto tutto sommato gradevole e scorrevole ma mai particolarmente sorprendente.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

My policeman è un dramma sentimentale equilibrato e compiuto ma penalizzato dalla sua stessa eccessiva linearità, a tratti tendente a sfociare nella scolasticità.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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