Moonfall, altro che sospensione dell’incredulità
Roland Emmerich deve avere un qualche conto in sospeso con la Terra, altrimenti non si spiegherebbe il perché nella sua carriera le abbia provate tutte per distruggerla. E’ il re dell’Apocalisse, tanto da aver legato in maniera indissolubile il suo nome ai disaster movie. Dopo la parentesi storica di Stonewall e quella bellica di Midway, ritorna nella sua comfort zone con Moonfall, dove a minacciare il nostro pianeta è nientepopodimeno che la Luna. Il satellite ha cambiato la sua orbita e sta letteralmente per “cadere” sulla Terra. Un incipit tanto spettacolare quanto terrificante. Peccato però che in più di due ore il film non solo vacilli a causa di una sceneggiatura debole e raffazzonata, ma risulta aver preso un po’ troppa ispirazione da film simili per ambientazione e sostanza. Chi ha seguito il regista tedesco lungo la sua filmografia sa già di dover stringere un patto in merito alle assurdità e bizzarrie che andrà a vedere. Con Moonfall, però, ha decisamente esagerato.
La trama di Moonfall
Durante una missione spaziale tre astronauti vengono improvvisamente attaccati da una nube nera fuoriuscita dalla Luna. Ritornati sulla Terra l’intera spedizione è sottoposta ad indagine e il comandante Bryan Harper, sopravvissuto insieme alla collega Jocinda Flower, sarà allontanato dalla Nasa. Pensano, infatti, che abbia commesso un errore che ha portato alla morte del loro collega. Dieci anni dopo il pianeta è minacciato dalla Luna che improvvisamente ha cambiato la traiettoria della sua orbita e sta per precipitare sulla Terra. Saranno proprio loro, aiutati dal “megastrutturista” KC Houseman, a doverla salvare. I nostri dovranno destreggiarsi tra complotti e capi di governo americano la cui soluzione finale è quella di radere al suolo il satellite.

Là dove nessuno era mai arrivato
Emmerich, negli anni, ha mostrato quanto ami le catastrofi naturali e non, prediligendo la spettacolarità del cinema alla narrazione vera e propria. C’è riuscito con Independence Day e The Day After Tomorrow, un po’ meno con 2012 e il remake di Godzilla. L’intento è sempre quello di stupire il pubblico trasportandolo letteralmente ai confini della realtà. Moonfall è un film dalle premesse seducenti, un po’ come tutti i disaster movie di cui Emmerich, come abbiamo detto, è illustre rappresentante. Tuttavia si prende troppo sul serio, troppo, al punto che le assurdità alle quali assistiamo non le accettiamo col sorriso, bensì con una smorfia di disappunto. Inoltre, Moonfall arriva in un momento in cui il nostro pianeta è stato distrutto già così tante volte (cinematograficamente parlando s’intende) che bisogna sempre far credere al pubblico che ciò potrebbe accadere. Il problema del film sta proprio qui, Emmerich ha esagerato forzando la mano proprio nel genere che lo ha consacrato e arrivando ad un punto forse mai raggiunto e che sarebbe stato meglio non raggiungere mai.

Un film ambizioso, ma…
Moonfall è un film ambizioso, al di là del budget spropositato, ma più si è pretenziosi e più è facile incappare in errori anche grossolani. Emmerich non ha mai badato così tanto alla scrittura dei suoi personaggi e in Moonfall risalta questa mancanza forse più che in ogni altro suo film. I protagonisti sono piatti e incapaci di instaurare un legame emotivo non solo col pubblico, ma anche tra di loro. Resta sicuramente la bella presenza di Patrick Wilson e Halle Berry che però avrebbero dovuto impegnarsi di più dentro il costume da astronauta. Pecca incredibilmente anche nel comparto visivo con diverse scene i cui effetti speciali meritavano più cura e realismo. Il film ci richiede un certo impegno mentale per seguire una trama le cui mancanze sono perdonabili nella prima parte, ma insormontabili nella seconda. Inciampa su sé stesso in una spiegazione cervellotica riguardo un certo lato oscuro della Luna, ma è tardi per apprezzarne l’originalità. Moonfall è fin troppo ispirato da film recenti come Gravity o capolavori come 2001-Odissea nello spazio per riuscire a trovare una sua personale dimensione. C’è intrattenimento, senza dubbio, ma non c’è niente che possa farci distogliere il pensiero dall’idea che Emmerich questa volta abbia toppato alla grande.
