Recensioni FilmMiss Juneteenth - L’esordio di Channing Godfrey Peoples

Miss Juneteenth – L’esordio di Channing Godfrey Peoples

Cresciuta nella zona nota come “Black Texas”, quando giunge al suo esordio cinematografico Channing Godfrey Peoples riflette nel suo film il mondo che conosce. La sua esperienza confluisce così in un’opera prima, Miss Juneteenth (2020), di cui è autrice, regista e produttrice.

Il progetto vede così la luce nel 2020 e viene presentato in anteprima al Sundance Film Festival dello stesso anno. Non tarda poi a farsi notare nei circuiti dei premi internazionali, specialmente quelli di stampo indipendente – South by Southwest, Indipendent Spirit Awards, Black Reel Awards, solo per citarne alcuni.

Con i suoi scorrevoli 103 minuti di durata, la pellicola segue un andamento prettamente drammatico e si focalizza su una vicenda privata e familiare. Nel gennaio 2021, la NBC Universal ha siglato un accordo con la regista e autrice, al cui interno, tra vari altri progetti, sarebbe prevista la trasposizione del film in formato serie televisiva. 

Miss Juneteenth

Miss Juneteenthla – Trama

È ormai passato qualche anno da quando da quando la radiosa Turquoise Jones (Nicole Beharie) ha vinto il titolo di Miss Juneteenth. La vittoria l’ha resa nota come bellezza locale e le ha concesso una borsa di studio per il college. Le ha lasciato anche, nel tempo, una nostalgia debordante verso un momento di relativa gloria. Nel mentre, però, il presente si è fatto ben più duro. Ha conosciuto uno sbandato, Ronnie (Kendrick Sampson) da cui non riesce ad allontanarsi – nonostante lui continui a deluderla a più riprese. Dalla loro unione è nata la piccola Kai, evento che ha costretto la donna a lasciare gli studi e trovarsi un lavoro come spogliarellista. Quando la conosciamo noi, Turquoise accumula febbrilmente straordinari in un bar per mantenere con fatica se stessa e la figlia ormai quindicenne (Alexis Chikaeze). 

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Ronnie non vive con loro, ma fa regolarmente ritorno da Turquoise che non riesce a negargli la sua presenza e il suo aiuto. A fronte di tante fatiche, in un quotidiano impervio, per la donna affiora un obiettivo. Turquoise vuole candidare la figlia al titolo di Miss Juneteenth, lo stesso da lei vinto in passato, istituzionale per la comunità nera locale. Inizia allora a mettere da parte con fatica le risorse per permettersi l’iscrizione e tutto ciò che ne deriva, a partire dagli abiti per il concorso. Guida la figlia, forzandola di tanto in tanto, in un percorso che per la donna è sintomatico di possibilità, rispetto e speranze. Un percorso che per lei resta un momento idilliaco, a cui guardare col cuore ricolmo di nostalgia. Ma nel fare questo, non accetta il disinteresse della figlia rispetto al titolo, e rischia di snaturarla per farle seguire le proprie orme. 

Miss Juneteenth – Recensione

In quanto a temi e struttura, l’esordio di Channing Godfrey Peoples si colloca a pieno titolo nell’impianto del dramma familiare. In questo caso però, l’assetto è bipartito tra due poli: uno materno e l’altro filiale. Il consueto terzo vertice, quello paterno, viene infatti meno – o se emerge, lo fa in quanto elemento negativo. La vera dinamica familiare, il vero nido in Miss Juneteenth, è quello costituito da Turquoise e dalla figlia Kai. In questo dualismo, il quid paterno incarnato da Ronnie diventa un mero ostacolo allo sviluppo del loro rapporto e al raggiungimento dei loro obiettivi, non rendendosi presente né affidabile e stringendo le già esigue risorse della protagonista. 

Il rapporto fra la figlia e sua madre, che si prodiga quotidianamente per lei, dovrebbe essere idilliaco. Invece, come nel più classico dei casi, ci troviamo di fronte ad un legame turbolento, denso di affezione ma punteggiato da continui scossoni, da lievi crisi. La protagonista vive la sua esistenza qui esclusivamente in funzione della figlia. Lavora accumulando turni su turni e doppi lavori per permetterle un futuro, che secondo lei passa dal titolo di reginetta locale. Quello che però non realizza, è che nel fare questo ignora deliberatamente il volere della ragazza, proiettando i propri sogni su di lei. Così facendo, genera nell’adolescente un senso di esclusione e frustrazione, che non tarderanno ad emergere. 

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Miss Juneteenth

Black heritage e narrazione classica

Quello che per la madre in gioventù era stato l’emblema della possibilità rispetto a un futuro migliore non trova rispondenze nel volere della figlia. Ma Turquoise, ferma nelle sue certezze, non demorde. Ignora così le passioni di Kai, a partire dalla danza, e allontana i suoi affetti. Implicitamente, non ammette che esistano altre soluzioni al di fuori del titolo di Miss Juneteenth. Un titolo che, in effetti, scava nel profondo rispetto a quello che è il retaggio della comunità nera locale – quella da cui, non a caso, proviene anche la regista. Sintomatico di un’elevazione del proprio status attraverso gli studi, contribuisce nel mentre a rendere onore ancora oggi alla propria tradizione e alle proprie origini. Non un’esagerazione, dunque, che la protagonista del film (che dopo averne avuto la possibilità ha visto andare in fumo i suoi sogni di gloria) ne sia quasi ossessionata. 

Il chiodo fisso del personaggio di Nicole Beharie riemerge di minuto in minuto, dalle sue azioni e tra le sue parole. Così facendo, permea il film di un significato ulteriore da attribuirsi all’importanza di un retaggio tanto radicato quanto è quello del titolo di Miss Juneteenth che dà il nome al film. Al netto di questo, e delle felici performance, il prodotto tende a pendere di più dal lato del dramma familiare. Così facendo, torna insistendo su soluzioni narrative già ampiamente visitate dalla cinematografia. L’opera prima della regista finisce dunque per risultare sicuramente apprezzabile negli intenti, che rendono omaggio alla sua cultura di provenienza, ma vagamente già vista sul piano di una trama che non concede particolari sorprese all’occhio dello spettatore. 

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Miss Juneteenth pesca a piene mani nel retaggio dell'autrice e regista, per consegnare una narrazione classica e prossima quella del dramma familiare.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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