Recensioni FilmMisericordia: ripartire dal degrado

Misericordia: ripartire dal degrado

Misericordia è un film drammatico del 2023, scritto e diretto da Emma Dante. La presentazione del progetto è avvenuta al Tallin Black Nights Film Festival, aggiudicandosi due Gran Prix. La distribuzione della pellicola ha avuto vita breve, dato che le proiezioni sono state pochissime. Nonostante ciò, la critica l’ha accolta positivamente.

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Il soggetto è di natura teatrale, difatti la rappresentazione è avvenuta precedentemente in teatro. Qualche anno dopo è avvenuto l’adattamento cinematografico. Il film esplora il degrado di un piccolo borgo in provincia di Trapani. Illustra delle realtà sociali ai limiti, in cui è difficile vivere, ma soprattutto sopravvivere.

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Misericordia – Trama

In uno squallido e fatiscente borgo marinaro in provincia di Trapani, vive Arturo (Simone Zambelli). Il ragazzo ha solo 18 anni e ha disabilità fisiche e mentali, cerca di affrontare la realtà che lo circonda come può. Le condizioni in cui il protagonista vive sono tragiche: non ha una madre, poiché era una prostituta, che muore subito dopo averlo messo al mondo. Suo padre, Polifemo (Fabrizio Ferracane) è un pappone.

Arturo è circondato dall’amore di altre donne, tutte sfruttate da suo padre: Betta (Simona Malato), Nuccia (Tiziana Cuticchio) e Anna (Milena Catalano). Le tre lo accudiscono come un figlio, con tenerezza, ma anche con crudeltà. Non è facile prendersi cura di lui in un contesto così degradato e così pericoloso per la sua salute. Le giornate di Arturo passano quasi sempre allo stesso modo, mentre le donne lavorano, lui è fuori a giocare con gli altri bambini del borgo.

Di notte il ragazzo soffre di forti convulsioni e diventa sempre più difficile da gestire. Il rapporto tra Arturo e Polifemo si inasprisce, fin quando il padre non minaccia addirittura di ucciderlo. Dunque Betta, Nuccia e Anna, con grande rammarico, prendono la decisione di allontanarlo dal borgo, mandandolo in un posto migliore. Il giovane, date le sue condizioni, necessita di cure e di un luogo sicuro entro il quale crescere, che non è lo spazio in cui è stato fino a quel momento.

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Misericordia – Recensione

Il progetto di Emma Dante è un film che è tutto ciò che preannuncia di essere dalla prima scena. La pellicola si apre con una grande carica di violenza: una donna incinta viene malmenata da quello che, presumibilmente, è il suo compagno. Dopo aver dato alla luce il bambino, il suo corpo cade violentemente in acqua. Così inizia Misericordia.

La miseria che la regista spiattella in faccia al pubblico non ha niente da invidiare agli scenari disastrati proposti da Harmony Korine in Gummo. La stessa fisionomia di Arturo sembra rimandare a quella del protagonista del film americano. Come nel progetto statunitense i bambini si ritrovavano a vendere gatti randagi per racimolare soldi, in Misericordia vendono il rame. La maggior parte delle giovani piccole, della pellicola, ha già il destino segnato. Il lavoro sessuale sembra l’unica realtà possibile.

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Dal punto di vista tecnico si può dire che il film si articola in silenzi e gesti, non ci sono dialoghi particolarmente lunghi. Sono numerosi i movimenti di camera a mano, perché seguono il protagonista, nella sua instabilità. E qualche volta anche nei suoi movimenti rotatori tanto frenetici.

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Scegliere ciò che è giusto

Le tre donne, specialmente Betta e Nuccia, sono estremamente legate al giovane Arturo. Lo hanno cresciuto come un figlio e lasciarlo andare è una vera e propria coltellata per loro. Eppure il ragazzo ha dei problemi motori e cognitivi, che con il tempo diventano sempre più difficili da gestire e si aggravano. Necessita, difatti, di strutture adibite alla gestione di problematiche come le sue.

La realtà è che questi tipi di problemi, specie se non trattati, possono arrivare a livelli incurabili o difficili da gestire. Dunque Betta e Nuccia devono mettere il cuore a riposare e riflettere bene sul futuro di Arturo, la cui incolumità è minacciata. Non solo la salute lo rende cagionevole, ma anche suo padre vuole liberarsi di lui. L’amore purtroppo non basta, quando in gioco c’è l’integrità psicofisica. E non basta nemmeno in un contesto così squallido e chiuso.

Gli equilibri della piccola comunità, formata per lo più da lavoratrici sessuali, sono nelle mani di Polifemo. Tutti, però, cercano di condurre la loro vita, pensando il meno possibile al pappone. E le donne di cui Emma Dante racconta, sono meravigliose, sono emancipate e sono tutto l’amore che Arturo riesce a conoscere nella sua permanenza nel borgo. Dunque lasciare quel posto, purtroppo inquinato dalla cattiveria, dalla corruzione e dalla fatiscenza, sarà un grande inizio.

Conclusioni

Misericordia è un film tanto crudo e fittizio, quanto realistico. E’ a tutti gli effetti un esempio di cinema neorealista contemporaneo. Racconta di realtà degradate, di cui in Italia si parla poco, ma che sono presenti. Non sono di grande preoccupazione, perché silenziose e chiuse in un loro universo. Eppure in piccole zone e piccoli quartieri del meridione della penisola, non si fa fatica ad incontrare uno dei borghi fatiscenti descritti in questa pellicola. Fingiamo solo di non vederli.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Emozioni
Interpretazioni

SOMMARIO

Un film toccante ed estremamente crudo

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