venerdì, 5 Marzo, 2021
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Malcolm & Marie

Questa è l’ennesima recensione, opinione e rilettura del film, che per quanto si possa tentare di impostarla in maniera attenta, potrebbe far emergere riflessioni estraniate dalle originarie intenzioni dell’autore dell’opera. Dove, come spesso avviene quando si parla di un prodotto artistico, si sovrappongono le personalità, sensazioni e interpretazioni di ogni individuo che vi si approccia. Soprattutto, per quanto potenzialmente positiva e parte della generale promozione dell’opera: potrebbe essere l’ennesima posizione non richiesta. Questo è uno degli elementi che emerge dall’ultimo film di Sam Levinson, Malcolm & Marie, nel momento in cui si delineano i tratti fondamentali, che caratterizzano l’industria cinematografica. Più specificatamente, il discostamento che spesso avviene nella libertà interpretativa di un prodotto artistico, da parte della critica.

Uscito il 5 febbraio su Netflix, quest’opera, conferma la bravura di Levinson, ma soprattutto la vincente e rinnovata collaborazione con Zendaya e la fotografia di Marcell Rév, già vista per la serie tv Euphoria, che in questa occasione si arricchisce della bravura di John David Washington, nelle vesti di Malcolm. Il film si stabilisce proprio in diretta continuità, con i due grandi e profondi episodi speciali della serie tv citata, dove il dialogo tra due persone è protagonista di tutta la narrazione. In Malcolm & Marie, il dialogo è una costante attraverso cui i protagonisti raccontano e si scontrano, su problematiche di vita personale, intrecciate a una generale riflessione sull’industria creativa dell’audiovisivo. Il lungometraggio è scritto da Levinson, ma è anche la risultate di una positiva e aperta collaborazione con i due attori. Il film è stato definito come “film da pandemia”, ovvero quei film, pensati e girati durante questo difficoltoso periodo, che quindi vedono un cast estremamente ridotto, pochi collaboratori e una location isolata.

Malcom & Marie racconta del rientro a casa della coppia, in seguito alla felice presentazione del nuovo film di Malcolm, autore e regista. Quest’ultimo, estremamente entusiasta di come siano andate le cose, sfocia in un monologo, che in alcuni momenti cade nel contraddittorio, ma che intavola le difficoltà proprio interconnesse all’intenzione, percezione e interpretazione di un prodotto artistico. Malcolm si lamenta e critica elementi e dinamiche, nei quali però egli è parte attiva, come sottolineato anche da Marie, portando le sue argomentazioni su un livello complesso e discordante, nonostante la possibile verità delle sue parole. Preso dalla foga del momento, Malcolm trascura inizialmente l’arrabbiatura di Marie, palesemente infastidita da qualsiasi cosa provenga da lui, ma ancor di più dall’inconsapevole disinteresse dello stesso verso di lei.

Un’inconsapevolezza, che presto si trasforma in ossessione e frustrazione nel voler assolutamente comprendere ciò che mantiene Marie in costante nervosismo. Motivazioni, che emergono poco a poco durante tutto il racconto, ma che sono profondamente interconnesse al mondo del cinema, entro cui Malcolm sta crescendo e nel quale Marie avrebbe voluto lavorare come attrice. Tutto si sviluppa dalla dimenticanza di Malcolm, di ringraziare Marie durante il discorso tenuto durante la serata. L’interesse della ragazza, non giace solo ed esclusivamente nel ricevere un “grazie” per il supporto dato al compagno, bensì, oltre a questo, si sente trascurata da un fidanzato che si è “appropriato” di elementi della sua storia personale, come la tossicodipendenza e la disintossicazione, per creare una narrazione da portare sullo schermo. Dall’altro lato, Malcolm le ricorda quanto lui le sia stato vicino e sia stato parte di quel processo, che l’ha vista protagonista.

Considerando alcune delle critiche smosse, che definiscono sterile il giudizio del film nei confronti dell’incapacità di raccontare qualcosa che non si è mai provato nella propria vita personale, viene da dire che quest’ultima non è un’argomentazione generalizzata all’interno della narrazione. Bensì, bisogna considerare il complesso e articolato intreccio che accresce tra la vita privata e sentimentale, l’emozione interiore dell’individuo, l’industria cinematografica e più nello specifico la creazione di un prodotto artistico. Non si può considerare i due elementi del racconto separatamente. In Malcolm & Marie, il sentimentalismo di una coppia, con tutte le problematiche, si sovrappone alla difficoltosa ricerca, crescita personale e lavorativa, ma non solo. Sopravviene l’appropriazione di alcuni elementi reali e personali, senza darne credito e tutte le conseguenze del caso su una ragazza, che aspirava un tempo di divenire un’attrice. Oltretutto, compagna di chi si è permesso di utilizzare quegli elementi. Qualcosa di differente da una critica generalizzata sull’appropriazione, interpretazione ed esemplificazione di qualsivoglia elemento che non faccia parte della vita dell’autore. Per questo motivo, il film non critica in maniera generica chi dà voce a storie che non ha mai vissuto. L’elemento privato, emotivo e sentimentale, in quest’occasione ha lo stesso peso di tutte le altre argomentazioni, è un continuo movimento circolare tra privato e pubblico, vita personale e lavorativa, vita reale e prodotto artistico. Inoltre, noi vediamo solo lo scontro, ma attraverso le parole dei personaggi focalizziamo tantissime altre immagini: la serata, il film di Malcolm e il passato dei due.

Di grande rilevanza la bravura dei due attori e la fotografia di Marcell Rév, con un bianco e nero e una granulosità, che accompagnati dalle note jazz, ci immergono in un’atmosfera che sa di classico. Zendaya e Washington alimentano e rilasciano la tensione con un grande ritmo. La tensione delle parole si traduce con grande maestria nella gestualità del corpo, in un fluido modificarsi durante tutta la vicenda. Il nervosismo è nella sigaretta, nell’atto del cucinare, nel togliersi gli orecchini, nel lanciare le scarpe, nel mangiare sfrenato e tutto accompagnato da un’alternanza tra dinamismo e staticità della macchina da presa, negli spazi dell’unico luogo di tutto il girato. Si tratta di un dialogo continuo, verbale e visivo, articolato su tempi reali, non dilatati e poco contratti. Uno scontro che si sviluppa in un crescendo continuo, fino a divenire quasi una gara alla vincita della discussione, impossibile da risolvere su alcuni elementi, che come spesso accade in una relazione, sfociano in un superamento della difficoltà di comprensione, per l’amore e la necessità di continuare a stare accanto all’altro.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Malcolm & Marie: lui regista, lei ex aspirante attrice. Nel film, in seguito al rientro a casa dopo la presentazione del nuovo film di Malcolm, i due si scontrano. Tutto è focalizzato sul dialogo, dove si alternano tensione e riavvicinamento in maniera continua. Un affronto verbale e visivo, dove vita personale, realizzazione, lavoro, creatività e industria cinematografica si intrecciano in un unica complessa narrazione. Tutto il girato è ambientato in una casa a Malibu.
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.
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