NetflixLong Story Short: un piccolo capolavoro dopo BoJack Horseman

Long Story Short: un piccolo capolavoro dopo BoJack Horseman

Una cosa siamo sicuri: Raphael Bob-Waksberg sa fare l’animazione. Long Story Short è un piccolo gioiellino che arriva dopo BoJack Horseman. Scopriamo insieme se è all’altezza del lavoro precedente.

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Long Story Short

Long Short Story – Trama

La serie si svolge all’interno delle mura di casa Schwooper: seguiamo le vicende dei fratelli, di origine ebrea, Avi, Shira e Yoshi; ripercorriamo i momenti più salienti della loro vita.

Storia di una famiglia

Long Story Story non ha una sceneggiatura che brilla per novità, quante storie abbiamo visto che raccontano una realtà disfunzionale? Il punto di forza è questa storia ci viene raccontata attraverso l’animazione.

Ogni episodio si concentra su un fratello e la loro vita non ci viene raccontata in modo cronologico, ma spazia attraverso diverse fasi: l’infanzia, l’adolescenza, gli inizi anni Duemila e il Covid. Possiamo ritrovarci nel 1998 per poi ritrovarci all’improvviso in piena pandemia.

La famiglia è chiassosa, invadente e ognuno dei fratelli cerca di “rimanere a galla” in modo suo: Shiva è la lesbica ribelle, che sfida la famiglia con il suo orientamento sessuale, e mostra fin dalla prima puntata il suo carattere ben determinato. Avi è il fratello maggiore, insicuro, non si degno della sua ragazza e nessuno sembra comprenderlo davvero; Yoshi è il minore, che finisce sempre per mettersi nel guai.

Naomi ed Elliot sono i loro genitori, molto protettivi, a volte verrebbe spontaneo definirli soffocanti, ma in realtà sono persone dotate di buon cuore, che amano i loro figli e vorrebbero vederli felici.

Long Story Short ci fa riflettere sul senso della vita, la famiglia, i propri sogni e riesce a raccontare il tutto ciò con un’ironia amara. Chi di non non si è ritrovato a vivere una situazione simile a quella vissuta dai vari personaggi? Il creatore aveva già toccato alcune tematiche con BoJack Horsman, ma con questo lavoro le approfondisce in maniera più dettagliata.

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Long Story Short possiede una scrittura intelligente che porta lo spettatore a incuriosirsi per scoprire cosa accadrà dopo. La chiusura è ricca di malinconia; la famiglia si riunisce in occasione di un lutto e si ricordano quei momenti belli e spensierati che non sono destinati a tornare.

Long Short Story vs BoJack Horseman e il senso della vita

Qual è il nostro scopo nel mondo? A cosa siamo destinati? Qual è il mio posto? In BoJack Horseman il protagonista nascondeva i suoi turbanti dietro lo sfavillante mondo dello spettacolo, ma può davvero il denaro e la fama curare il vuoto che sentiamo dentro di noi?

La risposta è no. BoJack fingeva di stare bene, ma in realtà annaspava in mondo che non sentiva suo e più di una volta dimostra di non essere felice nel mondo dello spettacolo. I fratelli di Long Story Short non sono privi di difetti, anche loro lottano per trovare il loro posto nel mondo, ma, differentemente dal precedente prodotto, riescono a rimanere di più a galla.

La famiglia qui mostrata non è completamente disfunzionale; è una famiglia come tutte le altre, con i suoi pregi e difetti, che cerca di fare del suo meglio per garantire il benessere dei suoi figli. Sicuramente è molto più facile rispecchiarsi in questa tipologia di famiglia piuttosto che come quella di BoJack. Sicuramente ci saranno persone che appartengono a quella categoria, purtroppo.

Long Story Short

I disegni prendono vita

Ancora una volta si opta per un’animazione bidimensionale, per un certo senso verrebbe da definirla quasi stilizzata.

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I personaggi sembrano dei personaggi disegnati in un foglio che, a un certo punto della narrazione, si staccano dal foglio da disegno e prendono vita. I colori a pastello sono ben utilizzati, riescono ad adeguarsi perfettamente alla narrazione e alla situazione che i protagonisti vivono. Si tratta di un tipo di linea molto semplice, ma molto efficace.

Sembra quasi di guardare i tasselli di un puzzle destinati a unirsi tra loro.

Long Short Story è sicuramente una delle serie migliori dell’anno

Probabilmente non avrà avuto lo stesso impatto forte come BoJack Horseman, ma Long Story Short è destinata a essere una delle serie migliori dell’anno. Il successo della prima serie è dovuta dal fatto che il mondo aveva da poco salutato Mad Man e quindi si aveva bisogno di nuovo di un personaggio forte come Don Draper, perciò BoJack era il sostituto perfetto. Ma Long Story Short riesce a parlare a tutti noi, ci obbliga a interrogarci sul senso della vita e sull’importanza dei legami umani.

Raramente un lavoro d’animazione riesce a essere così impattante e non è un fattore da poco. Generalmente Netflix produce lavori di scarsa qualità, ma quando si tratta di Bob-Waksberg si può andare quasi sempre sul sicuro.

Long Short Story – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Long Story Short è un piccolo gioiellino creato dal "papà" di BoJack Horseman. Ci porta all'interno di una famiglia di origine ebrea e ci fa riflettere sul senso della vita e sull'importanza dei legami che creiamo.
Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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