domenica, 21 Giugno, 2021

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

La cosa più incredibile de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è che quanto viene narrato in questo film è realmente accaduto. In fase di scrittura le vicende sono state notevolmente romanzate e semplificate, ma il cuore dei fatti è rimasto lo stesso: un’impresa utopica che sembra appartenere più alla fantasia che alla realtà.

Il film è il quarto lungometraggio di Sydney Sibilia, regista della trilogia di Smetto quando voglio e racconta le vicissitudini dell’ingegnere bolognese Giorgio Rosa (interpretato da Elio Germano), che nel 1968 costruì a largo di Rimini un isolotto di acciaio e cemento e lo proclamò stato indipendente. Le cose si complicarono quando il governo italiano venne a sapere della cosa e decise di prendere provvedimenti.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Sydney Sibilia porta avanti un discorso iniziato con la trilogia di Smetto quando voglio, il conflitto tra l’individuo e lo stato. Questa è la storia di un personaggio che non trova il proprio posto nel mondo e che allora decide di costruirsi un mondo tutto suo, un tema che trova molte analogie con i precedenti lavori del regista: tuttavia, mentre nella trilogia comica si raccontava di un gruppo, ne L’incredibile storia dell’Isola delle Rose il focus è tutto su un individuo, Giorgio Rosa. Lo stesso Sibilia lo aveva detto, durante la promozione del terzo film, di aver raccontato la forza del gruppo e di voler adesso raccontare la forza del singolo.

Lo fa filtrando il tutto con uno sguardo quasi fiabesco, ben lontano quindi dall’approccio che ci si aspetterebbe per un film che comincia con “tratto da una storia vera”. L’impressione è quella di trovarsi davanti ad un racconto surreale, ambientato in un universo simile al nostro, ma lontano, dove anche i suoi personaggi non sono reali, ma figure caricaturali che ruotano attorno a quello che è il cuore di questa storia, la ricerca di una libertà assoluta. Il film è una commedia, ma sotto la comicità c’è qualcos’altro, una riflessione più profonda, proprio come accadeva in Smetto quando voglio. Nella trilogia il sottotesto di denuncia era legato all’ambiente universitario italiano, in questa nuova opera invece la riflessione si fa più universale: il desiderio dell’uomo di costruire un mondo tutto per sé.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Le azioni di Giorgio Rosa si rifanno più ad un bisogno intimo e personale che ad un’ideologia politica. La riflessione politica è quasi assente dal film, nonostante l’antagonista della vicenda sia proprio il governo italiano, impersonato dal presidente del consiglio Giovanni Leone (Luca Zingaretti) e il ministro dell’interno Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio). Se da un lato questa può sembrare un’evoluzione (il focus si sposta dal locale all’universale), d’altra parte può considerarsi un’involuzione delle tematiche: ad ogni modo l’assenza di una decisa posizione ideologica contribuisce ad immergere la storia in un’atmosfera da fiaba.

Il vero difetto di questo film, però, è la superficialità con cui vengono delineati alcuni comprimari. Sibilia ha già dimostrato di saper caratterizzare un gran numero di personaggi diversi anche senza approfondirne le storie, eppure in questo nuovo film alcune figure sembrano lasciate in secondo piano. Non tutti i personaggi centrali riescono ad emergere quanto dovrebbero, questo per una mancanza di caratterizzazione che permetterebbe allo spettatore di empatizzare con loro. Fortunatamente questo non vale per tutti i personaggi: la scrittura si impegna molto a caratterizzare il protagonista e la sua ex fidanzata Gabriella (Matilda De Angelis); colpisce anche il personaggio del tedesco Neumann (interpretato da Tom Wlaschiha), oltre ai già citati Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Se quindi la scrittura rivela delle falle, degno di menzione è invece il lato tecnico, a partire dalla regia di Sibilia, che dimostra ancora una volta la sua padronanza con la macchina da presa. Notevole anche la fotografia, capace di immergere lo spettatore in un’atmosfera di fine anni sessanta, nonché gli effetti speciali e digitali (spettacolare la scena della tempesta). È evidente un’evoluzione rispetto ai precedenti lavori del regista, merito anche di un budget decisamente maggiore rispetto alle esperienze passate. Non mancano scene ambiziose, soprattutto sul finale, che avvicinano questo film a standard più internazionali, pur mantenendo un’impronta fortemente italiana.

Infine non si può non citare la performance di Elio Germano, che dopo aver vinto a Berlino l’Orso d’argento per Volevo nascondermi si conferma ancora una volta con questo film uno dei migliori attori dell’attuale panorama italiano. Il suo Giorgio Rosa è un personaggio idealista e sognatore, che crede davvero in quello che fa. A muovere le sue azioni c’è la volontà di cambiare il mondo, come lui stesso dice alla sua fidanzata Gabriella e per fare questo è pronto a qualsiasi cosa, anche a raggiungere il Consiglio d’Europa a Strasburgo a bordo della futuristica macchina da lui stesso costruita. L’idealismo e l’incoscienza di questo personaggio sono incarnati dall’interpretazione di Elio Germano: c’è l’affetto per i suoi genitori, l’amore per Gabriella, la volontà di proteggere la sua isola, il suo piccolo mondo.

Date queste premesse, sul finale del film ci saremmo aspettati una reazione più decisa da parte di Giorgio Rosa. Quando quel sogno si infrange e la macchina da presa si allontana dai protagonisti, invece, un finale potenzialmente amaro lascia il posto ad uno più malinconico. Viene quindi da chiedersi, quando lo schermo si fa nero, quanto veramente Giorgio Rosa abbia creduto in quella piccola isola d’acciaio.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Il nuovo film di Sydney Sibilia porta avanti il discorso cominciato con i suoi precedenti lavori. Il rapporto tra individuo e stato torna in veste di commedia, attraverso le vicende romanzate di Giorgio Rosa e della sua utopia. Una sceneggiatura non sempre all'altezza delle intenzioni è però supportata da un ottimo comparto tecnico, che dimostra ancora una volta il talento di questo giovane autore.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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