HomeOscar 2023Le pupille: di Alice Rohrwacher

Le pupille: di Alice Rohrwacher

Una lettera di auguri scritta da Elsa Morante ed indirizzata a Goffredo Fofi è il punto di partenza del nuovo cortometraggio di Alice Rohrwacher, Le pupille. L’opera, girata in Super 16 e 35 mm, ha ricevuto la candidatura all’Oscar nella categoria Miglior cortometraggio. La regista toscana dimentica i paesaggi bucolici che avevano incorniciato i suoi precedenti film Le meraviglie e Lazzaro Felice per ambientare il suo nuovo lavoro in un orfanotrofio femminile gestito da alcune suore. Non rinnega, però, la commistione tra fiaba e realtà che caratterizza e rende speciale la sua filmografia. Il corto, prodotta da Carlo Cresto-Dina e il regista Alfonso Cuarón, è stato distribuito in esclusiva su Disney+.

Le pupille trama

Il cortometraggio è ambientato durante il periodo natalizio in un orfanotrofio femminile. Le suore impartiscono ordine e discipline alle bambine, limitando il più possibile le contaminazioni del mondo esterno. Una bambina di nome Serafina viene prima esclusa dalle sue compagne e poi additata come “cattiva” dalla madre superiora Fioralba. Una donna disperata offrirà una zuppa inglese cucinata con 70 uova all’orfanotrofio in cambio di una preghiera per il suo innamorato. Grazie a quella zuppa inglese e ad un’indole originale di Serafina, le bambine riusciranno a guardare oltre i rigidi schemi dell’orfanotrofio.

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Le pupille cast

Il cast è composto da Alba Rohrwacher (Madre superiora Fioralba), Valeria Bruni Tedeschi (Signora della zuppa inglese), Melissa Falasconi (Serafina), Carmen Pommella (Suor Caterina), Greta Zuccheri Montanari (Suor Paoletta), Luciano Vergaro (Goffredo), Tatiana Lepore (Signora delle pere), Carmelo Macrì (Messo del vescovo), Daria Deflorian (Signora dell’olio).

Le pupille recensione

Il cortometraggio è liberamente ispirato ad una lettera che Elsa Morante scrisse nel 1971 al suo amico Goffredo Fofi. Nella lettera la scrittrice raccontava una storia ambientata in un collegio di preti, mentre Alice Rohrwacher ha preferito dare alla narrazione un contesto femminile.

Il collegio di preti diventa, quindi, un orfanotrofio in cui le cosiddette pupille cercano di scoprire il mondo e la vita. Questo processo, in una situazione di tale chiusura, non può avvenire in modo naturale ma necessita di un elemento motore. Il personaggio di Serafina è destinato ad assolvere a tale dovere.

La bambina, considerata dalla madre superiora “cattiva”, è la rappresentazione della perdita dell’innocenza e della scorbutica curiosità. Pur essendo già ai margini del gruppo in cui si identifica, passerà dal non farne più parte a diventarne la guida.

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Le pupille durante la notte di Natale

Il percorso di crescita del personaggio di Serafina, infatti, è solo uno dei sintomi di una lucida e mai banale sceneggiatura, scritta dalla stessa regista. Una sceneggiatura che si adagia su una normalissima fiaba natalizia, con la cui semplicità riesce ad arrivare a grandi e piccoli.

Le bambine sono il gruppo multiforme grazie al quale la storia fluisce. Serafina il motore di questo gruppo. Dall’altra parte, le suore cercano di frenare la loro conoscenza del mondo, lavando con il sapone le lingue delle pupille, ree di aver cantato un brano impudico. Il personaggio interpretato da Valeria Bruni Tedeschi è, invece, un involontario Deus ex machina. La sua disperazione verso il suo innamorato fornisce alle bambine lo strumento per volare via dal nido.

Limite fisico e mentale: la libertà ne Le Pupille

Tutti questi personaggi riescono a comporre perfettamente un’atmosfera gelida, cupa ma felice e speranzosa al tempo stesso. L’innocente felicità delle bambine è quanto di più vicino alla libertà interiore. Una libertà che, diventando anarchia, è il fulcro dell’opera.

Il personaggio di Serafina rifiuta gli schemi, le imposizioni, cercando una libertà che vada oltre lo stato fisico. La scelta dell’orfanotrofio al posto del collegio, quindi, riesce ad amplificare questo desiderio di conoscenza. Le mura e i cancelli, in aggiunta alle imposizioni delle suore, compongono un limite fisico e mentale al di là del quale Serafina sarà la prima a volgere lo sguardo.

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Le pupille

Immagini semplici ma armoniose

La composizione scenografica e fotografica dell’inquadratura dimostra una ricercata semplicità che, però, grazie all’ausilio dei costumi, arriva a costituire immagini armoniose e notevoli. La musica, inoltre, arricchisce i movimenti delle bambine, ricalcando il loro stato d’animo. Queste immagini si fondono ad un soggetto altrettanto semplice ma pieno di spunti, restituendoci una piacevole opera per tutte le età. Il minimalismo narrativo permette, infatti, una forte acquisizione del cortometraggio anche da parte di spettatori più giovani. L’universalità dei concetti non fa che acuire tale fruibilità.

Non è ancora chiaro dove arriverà tale opera nella corsa al premio Oscar. Sono chiare, invece, le grandi capacità narrative di Alice Rohrwacher, una regista sottovalutata in Italia e celebrata in terra straniera dai vari Festival cinematografici. Il realismo fiabesco tipico del suo stile narrativo trova ne Le pupille un vivido esempio. Un’opera, quindi, assolutamente da non perdere, nella speranza di riuscire a recuperare tutti i lavori della regista toscana. A questo punto, però, l’attesa per la Notte degli Oscar diventa sempre più logorante.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Le pupille è una fiaba sulla libertà e l'anarchia, un inno al pensare fuori dagli schemi e alle diversità.
Paolo Antinori
Paolo Antinori
Studente universitario e appassionato di cinema da sempre. Registi quali Bertolucci, Kubrick, Leone e Hitchcock sono stati le mie guide in questo viaggio.

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