Le armonie di Werckmeister, recensione del film di Béla Tarr

Le armonie di Werckmeister è un film del 2000 scritto e diretto dal regista ungherese Béla Tarr. Il soggetto si basa sul romanzo di László Krasznahorkai intitolato Melancolia della resistenza, uno scritto diviso in tre parti, che racconta le possibilità e limiti della rivoluzione. Questa fu la terza collaborazione Tarr-Krasznahorkai, dopo Predizione (1988) e Satantango (1994). In seguito, i due assi artistici ungheresi, collaboreranno in altre due pellicole, L’uomo di Londra (2007) e Il cavallo di Torino (2011).

Le armonie di Werckmeister trama

In una piccola città dell’Ungheria comunista vive János Valuska, un giovane e tranquillo fattorino di giornali, che passa il proprio tempo libero a bere qualcosa nei bar, o si reca a trovare l’amico György, un musicista ed intellettuale del posto. Nella cittadina fa il proprio ingresso un piccolo circo, costituito solamente da due attrazioni: una balena gigante di oltre 20 metri e un principe. La presenza di questo circo solleva il popolo in rivolta, e János viene a sapere dal maestro del circo che il principe è stato liberato, ed è proprio lui la causa delle rivolte.

I rivoltosi sono brutali, attaccano tutto e tutti, senza neanche sapere per cosa stiano realmente combattendo. Dopo le rivolte ed i tumulti, János decide di abbandonare la città, ma viene prima intercettato e portato via da un elicottero. Rinchiuso in un istituto per malati di mente, il povero János viene confortato dalle visite del suo amico György, che gli comunica che qualora venisse dimesso dalla struttura, potrà trovare alloggio nel suo vecchio capanno ed i due potranno vivere insieme.

Le armonie di Werckmeister recensione

Pellicola complessa, come tutte le opere del regista Béla Tarr, che attraverso il volto di un piccolo uomo vuole raccontare una grande e triste realtà della società ungherese del tempo. Un film ricco di analogie, una sceneggiatura di altissimo livello, messa in scena da una regia tra le migliori di questi ultimi decenni. Un film a sfondo politico, che racconta di una società dedita alla distruzione, al disordine, pervasa da un idea rivoluzionaria senza fondamenta, priva di reali convinzioni ideologiche, che porta solo a danni e alla quasi totale perdita di umanità. Lo sceneggiatore László Krasznahorkai ci racconta tutto questo utilizzando una balena, un principe, un giovane postino ed un uomo di anziana età.

La balena è Dio sulla terra, un essere onnipotente, che però proprio come il gigante cetaceo passa ormai inosservato, e dimenticato ormai dall’uomo viene vessato e fatto a pezzi. Il principe è il mezzo con il quale l’opera attacca le istituzioni statali, un governo del quale non si vede il volto, una presenza tanto importante quanto spesso assente, ed anzi spesso causa di disordini e rivoluzioni. Il protagonista János Valuska è un uomo dall’animo gentile e tranquillo, che ancora crede nella divina provvidenza e si batte per aiutare il prossimo. Verso la fine della pellicola, quando i rivoluzionari irrompono nell’ospedale picchiando tutti i pazienti e distruggendo ogni cosa, essi si fermano solo alla vista di un uomo anziano, nudo all’interno di una vasca da bagno. Questo riaccende in loro quel piccolo barlume di umanità che permane anche nei cuori delle più cruente bestie. Una scena straziante, che colpisce duramente, ma che però lascia un poco di spazio alla speranza sulla salvezza umana.

Il titolo fa riferimento ad Andreas Werkmeister, teorico musicale che coniò il termine di “buon temperamento”, utilizzato per designare qualsiasi sistema di accordatura che permette di suonare tutte le tonalità.

Per la regia, Béla Tarr si ispira ai grande registi del Nord Europa, Ingmar Bergman e Andrej Tarkovskij su tutti. I movimenti di macchina sono lenti, seguono i personaggi, ed i piani sequenza tipici del cinema di Tarr qui sono alla loro massima forma. Il girato è composto da solamente 39 inquadrature in quasi due ore e mezza di film. Béla Tarr decide, come di suo solito, di girare in bianco e nero. Ciò si dimostra una scelta vincente, che dà maggior freddezza, immergendo lo spettatore in un mondo freddo e gelido come i cuori di molti dei propri abitanti.

Il cast attoriale, composto non da star hollywoodiane ma da attori nord europei, no sfigura assolutamente. Il protagonista, interpretato da Lars Rudolph, rende bene sullo schermo e attraverso i suoi occhi e le sue espressioni vediamo la dura realtà della dittatura comunista e dei danni che essa causa. Lo stesso si può dire per tutti gli altri membri del cast. La colonna sonora firmata da Mihály Víg dona intensità all’opera, ed il motivo principale da una grande drammaticità alle sequenze in cui è presente.

Le armonie di Werckmeister è un film memorabile, un prodotto drammatico e cruento in tutta la sua realisticità e durezza nei confronti del mondo, un opera destinata ad un pubblico non generalista, ma che ricerca nel cinema non solo un passatempo, uno svago, ma che da esso vuole apprendere e riflettere su realtà e aspetti complessi della vita.

Purtroppo il film non è di facile reperimento, non è al momento disponibile in nessuna piattaforma streaming, ma se consiglia assolutamente la visione, magari cercando di recuperare la versione home video sottotitolata in lingua italiana.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Le armonie di Werckmeister è un film complesso, molto lento e non di facile comprensione. Ma se lo si guarda con un occhio riflessivo, attento e ci si immerge nel racconto, diventa un film che entra nel cuore di chi lo guarda.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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