La mia vita da Zucchina è un film d’animazione franco-svizzero realizzato in stop-motion dal regista Claude Barras, basato su un romanzo di Gilles Paris (Autobiografia di una Zucchina) e adattato per il grande schermo da Céline Sciamma. Presentato al Festival di Cannes nel 2016, premiato ad Annecy e candidato agli Oscar come miglior film d’animazione nel 2017, il film racconta la storia di Icare, un bambino di 9 anni, soprannominato Zucchina. Abbandonato dal padre già da molto tempo, vive insieme alla madre alcolizzata con pastelli e lattine di birra vuote sparse per casa. Una situazione tragica già di suo, aggravata dalla morte di quest’ultima, che lo rende completamente solo al mondo.

La mia vita da Zucchina

La casa-famiglia che accoglie Zucchina, ospita altri 6 bambini. Sei bambini con sei piccole storie diverse, storie di infanzie segnate e spezzate. Potrebbe sembrare il classico film Disney con la sua scia di bambini orfani. Potremmo benissimo rivederci il cucciolo Bambi, Mowgli, Peter Pan, Biancaneve, Tarzan e molti altri, senza genitori, senza famiglia, figli di nessuno, abbandonati al proprio destino. Solo che qui non ci sono streghe, maghi, orchi o draghi da combattere. La bestia più feroce da affrontare è l’accettazione della propria condizione, la paura e le difficoltà della vita. Ma anche il superare i traumi e le cicatrici del passato, ritrovare la serenità perduta, provare ad andare avanti e costruirsi un futuro. Veniamo a conoscenza di genitori tossicodipendenti, criminali e pedofili. Ma la pellicola mostra un approccio sensibile ai dolori della crescita, poiché tutti i temi trattati sono affrontati con delicatezza attraverso gli sguardi ingenui e sinceri dei bambini. Ed è onestamente difficile non innamorarsi di ognuno di loro, con i loro occhi grandi, curiosi, e pieni di speranza.

La mia vita da Zucchina

È una storia dura e amara quella mostrata ne La mia vita da Zucchina, per niente semplice e comoda da raccontare, un’animazione che osa impegnarsi con realtà scomode. Eppure il regista è riuscito a farlo con un tocco decisamente leggero, senza mai cadere nel banale, nell’eccesso, nella retorica. Forse non a caso, come tecnica di realizzazione per il film, ha scelto proprio la stop-motion, una tecnica per niente semplice e comoda, esattamente come la storia che racconta. Una tecnica complessa, rigorosa, minuziosa. Una pratica artigianale che ormai viene utilizzata pochissimo, il cui strumento più importante per realizzarla sono le mani. La stop-motion, infatti, richiede un lavoro step by step, cioè passo dopo passo, per poter catturare le immagini frammento dopo frammento e costruire così la narrazione. E, se vogliamo, la storia di Zucchina è una di quelle che va presa passo dopo passo, con cura, con rigore, maneggiata delicatamente, esattamente come lo è stato per la sua realizzazione.

La mia vita da Zucchina

Le immagini sono meravigliose, semplici e malinconiche, un po’ come la musica da accompagnamento della cantautrice svizzera Sophie Hunger che firma la bellissima colonna sonora. Lo stile visivo del film e il design colorato dei personaggi ricorda quasi i giocattoli scartati degli anni ’90. Ci sono molti dettagli a renderli espressivi, ma con bordi abbastanza logori da suggerire che una volta erano amati, molto tempo fa. La fluidità delle animazioni, la leggerezza dei movimenti, l’espressività dei pupazzi, la profondità degli sguardi, i momenti di attesa, la bellezza delle scenografie, l’illuminazione. Sono tutti elementi che riflettono benissimo l’importanza e lo spessore dei temi trattati. Tematiche certamente dure, ma affrontate con un certo umorismo, tenerezza ed empatia. Ci sono anche momenti di gioia nel film. L’amicizia di Zucchina con Camille, la gentilezza mostrata da Raymond, il poliziotto che si occupa di lui e lo porta per primo all’orfanotrofio. La bellezza di tutti i giorni viene celebrata spesso, che si tratti di un viaggio in montagna o una festa in cui ci si maschera da supereroi.

La mia vita da Zucchina

2 anni di lavoro, 8 mesi di riprese, 60 set e 54 pupazzi realizzati. La mia vita da Zucchina è un film di semplicità e complessità, di luci e ombre. E funziona proprio per questo suo equilibrio/contrasto. Capace di intrattenere, far sorridere e piangere, non è un film prettamente per bambini. Semmai è un film per famiglie, adatto per essere visto insieme per poi discuterne e riflettere. È un gioiello del cinema d’animazione che usa tecniche tradizionali del passato per parlare al presente che racconta la forza di un gruppo di amici nel superare le difficoltà della vita grazie all’empatia, alla condivisione e alla solidarietà. È una scintilla di speranza e ottimismo nell’oscurità.

Voto Autore: 4 out of 5 stars

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