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La Caduta, recensione del cortometraggio di Luca Barera

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La scorsa estate un prodotto dal contenuto curioso, originale e coraggioso vede la luce: si tratta di La Caduta, cortometraggio di Luca Barera.

Con la sua durata di poco meno di venti minuti, il corto prodotto da BareraStudios e distribuito da EmeraFilm Distribution ha affascinato il parterre dei festival estivi (e non solo), guadagnandosi sei selezioni in cinque rassegne celebri a livello internazionale: MonaCorti Film Festival, Clapperboard Golden Film Festival, Social Film Festival Artelesia, Festival del Cinema di Cefalù e Ciak Cotignola per il quale il regista Luca Barera ha vinto il premio alla regia, mentre Rosanna Griffini è stata premiata come miglior attrice.

Adesso, con la première romana di questo mese, il contenuto ha modo di giungere finalmente anche allo sguardo del grande pubblico in sala.

La caduta

La Caduta: trama

Protagonista della vicenda, in La Caduta, è l’anziana Mariuccia (Rosanna Griffini) apparentemente docile, abitudinaria e a tratti quasi remissiva. La donna vive una quotidianità composta di piccoli gesti, attenzioni e cure, nel tentativo di gravare il meno possibile sui figli Marta e Marco.

Così facendo, le sue giornate scorrono lievi mentre lei telefona alla figlia, dedica amorevole tempo alle proprie piante e lucida la cornice della foto del defunto marito. Certo non manca nella vita di Mariuccia un po’ di pepe, dato dal rapporto conflittuale con la dispettosa vicina di casa, dai persistenti tremori di cui è vittima e dal timore che il figlio voglia costringerla in una casa di riposo, ambiente che la donna vivrebbe coma una privazione definitiva della propria esistenza e verso cui nutre dunque un fermo rifiuto.

Quando gravi evenienze dovute ad un incidente domestico faranno sì che Mariuccia debba riconsiderare il proprio stato di salute, la donna dovrà scegliere come gestire il percorso da affrontare per mantenersi ben lontana dall’incubo che è per lei la casa di riposo.

La Caduta: recensione

Da sempre i cortometraggi sono i banchi di prova delle leve registiche, che in poco tempo devono condensare le loro capacità e definire il loro stile senza rendere il prodotto disorganico o sovrabbondante.

In appena diciannove minuti, Barera riesce nel compito che fra le righe gli è richiesto e colpisce nel segno consegnando al suo pubblico un prodotto schietto, a momenti alterni tenero e crudo ma in definitiva del tutto coerente e qualitativamente funzionale, corretto e ben congegnato

Pertinentemente al coté registico, il lavoro nella sua totalità dimostra un certo ragguardevole grado di attenzione nei confronti di quella che è la scelta nell’uso dei campi e dei piani, nella costruzione dei raccordi e nel giocare con la messa a fuoco.

Già il primissimo frame, in questo senso, si rivela particolarmente astuto: ancor prima di mostrare allo spettatore la protagonista (inizialmente di sfondo, fuori fuoco), il regista si concentra sui suoi utensili da giardinaggio (in primissimo piano, a fuoco), conferendo già alla donna un’accezione testuale volta a far intuire il valore delle sue attività favorite e in definitiva la sua pacata abitudinarietà.

Allo stesso modo, nelle scene in cui la macchina da presa avrebbe potuto stabilirsi fissa per alcuni minuti – il riferimento è, ad esempio, nelle porzioni in cui la protagonista telefona alla figlia – rischiando un appiattimento dei ritmi e quindi una mancata efficacia nello svilupparsi dei ritmi narrativi, il regista sceglie di giocare con raccordi sul piano e sull’asse che oltre a testimoniarne la precisione tecnica attestano anche l’attenzione che egli rivolge verso il prodotto nella sua totalità, in modo tale che questi non rischi mai di annoiare il pubblico.

L’abile fotografia al servizio della trama

Allo stesso modo, sfociando anche nell’ambito della fotografia, in La Caduta il lavoro della troupe si ritrova anche a giocare abilmente (e con estrema cognizione di causa, in modo più che consapevole) con luci ed ombre utilizzandole ad esempio per rendere ellissi temporali, come accade in occasione della prima sequenza prettamente drammatica del corto, senza la necessità di ricorrere a stratagemmi già visti e sicuramente più banali. Anche questo elemento, a suo modo, contribuisce a testimoniare una conoscenza del mezzo audiovisivo e più propriamente cinematografico da parte dei realizzatori del progetto.

La grande interpretazione di Rosanna Griffini

A questo si uniscono le lodevoli doti interpretative della protagonista in primis, sempre capace di cogliere il tono delle singole scene e quindi di modulare la propria performance di minuto in minuto per renderla il più convincente possibile, e degli interpreti secondari che la circondano

Ottima si rivela anche la costruzione della trama sonora, elemento che talvolta tende purtroppo ad essere trascurato in ambito di cortometraggi determinando tuttavia prodotti che risultano immediatamente artificiosi e poco credibili.

La rete dei rumori diegetici, ben intessuta e fortunatamente mantenuta sullo schermo (senza essere annullata né resa troppo presente) si fonde così con una colonna sonora magistralmente idonea e capace di guidare la narrazione, incrementandone il senso e facendolo sviluppare con lo scorrere del minutaggio, ma anche elevando le singole scene rispetto alla pura piattezza dei semplici rumori di sottofondo o, ancor peggio, di un evitabile assoluto silenzio.

La caduta

Conclusioni

Complessivamente, La Caduta diretto da Luca Barera e scritto da Luca De Boni adempie in modo puntuale a quello che è il consueto compito del cortometraggio, cioè di fornire una vicenda accattivante, ben ideata e dirompente mettendo al contempo in evidenza lo stile registico e le capacità qualitative dell’ensemble produttivo.

In questo, nei suoi diciannove minuti La Caduta si rivela ideato e successivamente sviluppato in modo preciso, ingegnoso e promettente.

Trailer

PANORAMICA

regia
soeggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

La caduta è un cortometraggio riuscito nei suoi intenti, grazie allo stile registico di Luca Barera e all'ottima interpretazione della protagonista Rosanna Griffini. La pellicola si afferma magistralmente attraverso l'uso intelligente della messiscena che Barera dirige con sapienza e forza, della fotografia e, non per ultimo, della colonna sonora, regalando una storia convincente ed emozionante.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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