lunedì, 20 Settembre, 2021

Il Ragnarok del futuro è alle porte

Prendi Smallville con Twilight, sommali alla Marvel, mettili nel 2020 in un paese nordico ed esce Ragnarok.

Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un ristoratore e critico culinario danese, tuttavia il talento di Adam Price per la regia delle serie tv si era già affermato con le tre stagioni di Borgen – Il potere, vincitrice di premi e nomine, già andata in onda su LaEffe, prossimamente disponibile su Netflix.

Il mistero, che si può nascondere nella quotidianità, è ben rappresentato all’interno della prima stagione di Ragnarok, ed è quello che affascina dei suoi primi sei episodi.

Il teaser è semplice ma intrigante. Fa subito intuire che ritroveremo la versione nordica di soggetti e storie ormai di successo, attraendo anche i profani in materia di forze oscure.

Infatti è un approccio più umano, meno artefatto, alla mitologia e ai superpoteri e per questo molto più vicino a Smallville o la saga di Twilight – ora disponibile su Netflix – rispetto al format scelto dalla Marvel.

Ragnarok
David Stakson e Synnøve Macody Lund in Ragnarok.

La messa in scena della storia di Magne Seier (David Stakston), del fratello Laurits (Jonas Strand Gravli) e della madre Turid (Henriette Steenstrup) è molto debitrice di quei due progenitori. L’aria scandinava accentua il clima freddo dell’arcano, del pre-apocalittico e ricorda il sangue dei vampiri.

Ragnarok è un lungo scontro tra gli dèi per la fine del mondo e la sua rinascita. Una gigantomachia del futuro si sta delineando proprio davanti ai nostri occhi.

Ne sappiamo qualcosa. La serie può essere ragionevolmente intesa come metafora di un’Apocalisse, una rivoluzione, che vede il conflitto tra vecchio e nuovo, necessaria per creare da capo un mondo migliore.

Ragnarok Edda/Odda
Edda/Odda

Edda – termine che indica la raccolta di racconti mitologici scandinavi e che rievoca anche Odda, la località reale in Norvegia che ospita quella immaginaria – è il paese, abbandonato dopo la morte del marito, in cui Turid ritorna con i suoi figli.

È preoccupata per il secondogenito Magne, che ha difficoltà a interagire con il mondo e una dislessia diagnosticata. Nonostante questo, sia lui che il fratello maggiore Laurits, eccentrico e sarcastico, si integrano bene nella loro nuova classe del liceo del paese.

Magne ci riesce soprattutto grazie a Isolde, che come lui è strana e per questo soggetta a isolamento tra i coetanei. Attivista per l’ambiente da quando sua madre è morta, lavora ad alcune indagini sulla salubrità delle acque a Edda.

Isolde è un’ottima amica, lei e Magne formano una bella squadra. Insieme possono, e vogliono, fare la differenza in mezzo a certa ipocrisia, servendo anche a noi spettatori questioni attualissime sul cambiamento climatico.

Ragnarok

Una famiglia detiene il potere in città: i Jutul.

La madre (Synnøve Macody Lund) è preside del liceo; il padre (Gísli Örn Garðarsson) possiede una ricca azienda; i due figli Saxa (Theresa Frostad Eggesbø) e Fjor (Herman Tømmeraas) sono i più belli e popolari della scuola. Secondo Isolde le loro fabbriche sono la causa dell’inquinamento e, di conseguenza, delle malattie mortali che stanno verificandosi lì.

Magne, fin dal suo arrivo ad Edda, comincia a manifestare alcuni insoliti sintomi da supereroe che non si spiega e che cercherà di comprendere man mano. In parallelo scopriamo che anche i Jutul hanno comportamenti anomali. Il primo a palesarli è il padre, il più agguerrito dei quattro.

Ragnarok
David Alexander Sjøholt e Gísli Örn Garðarsson in Ragnarok.

Un avvertimento proviene da una misteriosa signora:

Gli umani hanno da sempre paura delle potenti forze della natura e dell’ingiustizia. Quindi quello che tu hai visto è un’opportunità di fare qualcosa. Ciò che accade sei tu a deciderlo, con le tue stesse azioni. I giganti sono qui, stanno distruggendo il mondo, mentre gli umani stanno solo a guardare e nessuno ha ancora iniziato a combatterli. Nessuno.

Tra attrazioni, amori, disaccordi e malumori ci avviciniamo a dei supereroi che sono, tutto sommato, come noi.

Magne è un moderno Clark Kent – gli occhiali da vista a un certo punto non gli servono più ad esempio –, se vogliamo un confronto diretto completo, abbiamo su Amazon Prime tutte stagioni di Smallville accessibili.

Il ragazzo si innamora della timida Gry (Emma Bones) e lotta per la giustizia, imbrigliata spesso in complesse dinamiche difficili da sciogliere. Ci accompagna anche alla scoperta della mitologia norrena che lui stesso, giovane liceale, non conosce.

Ragnarok
Da sinistra: Fjor, Isolde, Saxa, Gry, Laurits e Magne, personaggi principali di Ragnarok.

Oltre ai riferimenti più diretti citati, quello a SKAM, webserie norvegese, che annovera nel il suo cast anche il protagonista di Ragnarok.

Il modello, che è stato replicato in Italia, ha avvicinato i giovanissimi a tematiche sociali delicate. Debitrici entrambe nei confronti della veterana Skins, anche per lo stile un po’ hipster, rientrano comunque tutte nel grande calderone dei film di formazione.

I temi che emergono chiaramente nella prima stagione sono quelli legati al cambiamento climatico, il divario tra ricchi e poveri, il bullismo, l’amore, sia etero che omosessuale, lo scontro generazionale.

Ragnarok Thor
David Alexander Sjøholt/Magne/Thor.

Non perdiamoci nel filo infinito dei rimandi cinematografici. Gli appassionati dei film della Marvel – della trilogia di Thor, in particolar modo –, i videogamer e gli amanti di mitologia norrena forse non troveranno nulla di interessante in questa versione del Ragnarok, ma di sicuro potrebbe aggiungersi al loro bagaglio culturale in merito.

I neofiti avranno la possibilità di conoscere un nuovo mondo leggendario e di ragionare su quello reale in cui si trovano. Certamente ha le basi per essere un eccellente prodotto su molti livelli.

La seconda stagione poi è alle porte, Netflix ce l’ha annunciato.

Voto Autore: [usr 3,0]

Anna Stefani
Dottoressa in Discipline letterarie e Storia dell’Arte. Amante del cinema grazie alla Nouvelle Vague e David Lynch.
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