Il favoloso mondo di Amélie

Il favoloso mondo di Amélie è una stravagante e deliziosa commedia romantica francese diretta da Jean-Pierre Jeunet nel 2001 che ha sfondato la barriera linguistica per diventare un successo internazionale vincendo una sfilza di premi ed entrando direttamente nel cuore degli spettatori, grazie anche ad uno stile narrativo particolarmente coinvolgente. Il film è una rappresentazione singolare della vita parigina contemporanea, ambientata a Montmartre. Racconta la storia di una timida cameriera, interpretata adorabilmente da Audrey Tautou, che decide di cambiare in meglio le vite di coloro che la circondano, lottando anche contro il proprio isolamento e cercando il senso della sua esistenza.

Il favoloso mondo di Amélie

Un narratore invisibile snocciola elenchi di simpatie e antipatie dei personaggi de Il favoloso mondo di Amélie: uno scrittore in un ristorante ama guardare toreri in televisione; Madame Poulain non ama avere le dita lessate quando fa il bagno. Questa è una tattica meravigliosa da parte del co-sceneggiatore/regista Jeunet. Forse riduttiva e sbrigativa, ma particolarmente efficace e rivelatrice, che realizza abilmente in liste di tre ciò che di solito richiede 10 minuti di scomoda esposizione. In cima alla lista delle cose preferite di Amélie c’è la gioia di guardare le facce del pubblico in un cinema affollato: i loro occhi sorridenti e le piccole strette al ginocchio di una persona cara mentre guardano “Jules e Jim”. È un momento adatto, all’inizio del film: la visione romantica di Parigi di Jeunet è un ritorno a François Truffaut – la Montmartre dei “400 colpi”, un luogo che esiste solo nelle menti sentimentali, con una fisarmonica che scricchiola felicemente in sottofondo.

Il favoloso mondo di Amélie

La trama de Il favoloso mondo di Amélie è sottile come carta di riso, e pone al centro una giovane donna che vive per lo più in solitudine, tenendosi compagnia con la sua vastissima immaginazione. Il giorno della morte della principessa Diana, decide di cercare di influenzare e apportare piccoli ma significativi cambiamenti nella vita di coloro che la circondano, come ricollegare un uomo anziano alla sua infanzia, e farsi da cupido tra due persone. Amélie è astuta nelle sue macchinazioni ed è disposta anche ad architettare delle punizioni su coloro che pensa di meritarle, perché lei vuole solo “rimettere a posto le cose”. Le manovre di Amélie sono un po’ come interpretare la legge di Dio, ma si manifestano in una forma così angelica che la sua ingerenza non sembra poi così sbagliata. La morale della sua storia è espressa con una mano un po’ pesante: Amélie cerca e sogna un grande amore come ogni giovane donna, ma è troppo codarda per aprirsi a questo sentimento nello stesso modo in cui ha spinto gli altri. Uno sconosciuto altrettanto sognante di nome Nino, interpretato da Mathieu Kassovitz, dovrebbe essere il suo biglietto per la salvezza, ma la grazia di Tautou nella consegna e la capacità di connettersi con il pubblico prevale sull’ovvietà del messaggio.

Il favoloso mondo di Amélie

Amélie è davvero une bel personaggio. Il tratto più vincente è sicuramente l’espressività del suo viso: un sorriso provocante e occhi enormi, alternativamente felici e poi tristi. È isolata, ma non è sola. Jeunet ha riempito il suo favoloso mondo con volti che si articolano ben oltre le parole, e incornicia quei volti magnificamente. Sebbene la recitazione sia buona e gli attori abbiano sicuramente del buon materiale con cui lavorare, è probabilmente la fotografia molto particolare che ha il maggiore impatto sullo spettatore. Parigi, in cui è ambientato il film, non è mai apparsa così attraente e romantica, un’ambientazione fiabesca che rende quasi credibili gli svolazzi surreali del film (tra cui un pesce rosso suicida e uno gnomo da giardino giramondo). Ogni inquadratura è piena di colori e consistenza, il tutto ossessivamente messo insieme, accompagnato dalla musica seducente, allegra e robusta di Yann Tiersen che già da sola è un piccolo gioiello. Lo stile cinematografico di Jeunet ha un senso visivo molto forte che si adatta bene al suo marchio surreale di cinema. Ne Il favoloso mondo di Amélie usa abilmente lo stesso approccio cinematografico di “Delicatessen” (1991) e “La città perduta” (1995) per raccontare una storia d’amore abbastanza semplice in un modo del tutto originale.

Il favoloso mondo di Amélie

Il favoloso mondo di Amélie è sicuramente stato il film ha definito il cinema francese nel mondo nel 2001. Non solo è stato il film di maggior successo e incasso realizzato in Francia in quell’anno, ma è stato anche il più caratteristico, memorabile e sicuramente il più discusso. Attraverso una combinazione di recitazione raffinata, commedia delirante e divertente, immagini che fanno spalancare gli occhi e musica che accarezza le orecchie, il film è semplicemente una boccata d’aria fresca. Un film che riconosce costantemente la bellezza, la profondità e il significato degli avvenimenti e delle piccole cose, ma allo stesso tempo celebra il coraggio di uscire fuori dal quotidiano per raggiungere lo straordinario.

Voto Autore: [usr 4,0]

Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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