Recensioni FilmIl disprezzo – Godard, il metacinema e la dissoluzione

Il disprezzo – Godard, il metacinema e la dissoluzione

Commentando Il disprezzo, l’opera di Moravia da cui il film è tratto, Godard non fa commenti particolarmente lusinghieri. In un breve articolo apparso sui Cahiers du cinema poco dopo l’uscita del film nel 1963, Godard fa, in breve, Godard. Parla del libro di Moravia come di una lettura piacevole ma nulla più, un libro ininfluente e senza troppi slanci. Riprendendo il tema in un’intervista successiva, il regista amplia il suo punto di vista. Non si può – a suo avviso – realizzare un film valido partendo da un capolavoro letterario. Viene naturale chiedersi quanto lo stesso cineasta credesse in ciò che diceva e quanto amasse invece atteggiarsi secondo una postura sempre provocatoria. La stessa postura che fa camminare al fianco del grande regista una figura umana con forse più ombre che luci.

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Il disprezzo

Il disprezzo – trama e cast

Nel 1963 Godard realizza due film, entrambi entrati a buon diritto nella storia del cinema, si tratta di Les Carabiniers e, appunto, Il disprezzo. In quest’ultimo vediamo lo scrittore francese Paolo (Michel Piccoli) recarsi a Roma con la moglie Emilia (Brigitte Bardot). Paolo è stato convocato a Cinecittà per riscrivere la sceneggiatura di un film sull’Odissea che dovrebbe essere diretto da Fritz Lang (che interpreta sé stesso). A convocare lo scrittore è stato il produttore americano Jerry (Jack Palance). Proprio il rapporto con quest’ultimo sarà la causa della crisi di quello che sembrava un matrimonio idilliaco tra Paolo ed Emilia. La discussione tra i coniugi si svolge soprattutto all’interno delle mura domestiche con l’uomo che tenta di convincere la donna ad andare a Capri. È infatti sull’isola campana che si svolgeranno preminentemente le riprese del film.

Persuasa Emilia a recarsi a Capri, la situazione tra moglie e marito non migliora e finisce, anzi, per peggiorare. Paolo prova, intanto, ad affascinare Lang con un approccio nuovo e psicoanalitico al film che non convince però il regista tedesco. Il rapporto con Emilia non fa che peggiorare e vengono a galla tutte le contraddizioni interne alla coppia. Il tragico finale per uno dei due coniugi arriva quando la storia sembra, in un modo o nell’altro, ormai conclusa. Esistono due versioni de Il disprezzo. Quella francese è l’unica che il regista riconosce effettivamente. Dell’altra versione, quella italiana, si è sempre detto orripilato dai tagli che lo hanno reso totalmente un altro film.

Il disprezzo – la recensione

Nel suo commento all’opera di Moravia Godard aggiunge dei particolari interessanti sulla realizzazione del film. Il regista sostiene che proprio perché non si tratta di un capolavoro è possibile operare dei cambiamenti tali da sostanziare il film. Uno degli elementi più importanti di questo cambio è la nazionalità dei protagonisti. Per tutta la durata del film Francesca (Giorgia Moll) fa da traduttrice ai dialoghi dei personaggi. Una scelta voluta da Godard per aumentare il senso di straniamento degli stessi. All’incomunicabilità della coppia si aggiunge quella più vasta tra gli interpreti, che senza una traduzione non potrebbero parlarsi. A risaltare ne Il disprezzo è sicuramente però l’aspetto più propriamente filmico. La sequenza dello scontro tra Paolo ed Emilia nel loro appartamento è l’emblema di questo elemento.

La parte finale di questo diverbio finisce per risolversi in un ping-pong di primi piani tra i due interpreti. Una sequenza lunga, quasi estenuante da sostenere. Proprio in questo lento ma inesorabile piano Godard riesce a restituire perfettamente la sensazione di questo lento ma inesorabile declino della coppia. Il disprezzo è chiaramente una riflessione sul mondo del cinema, un’esperienza metafilmica che in futuro riapparirà spesso in Godard. Il cineasta continua a muoversi in bilico tra il grande cinema classico e un modo di girare che è tutto nuovo, tutto personale. La colonna sonora acuisce quel senso di estenuazione, il suo ripetersi incessante accompagna i dialoghi e le immagini fino a diventarne parte. Un altro elemento di caratterizzazione di questo film è situato nell’uso del colore. I toni pastello, il giallo e il rosso che si ripresentano spesso sugli abiti di Emilia accentuano l’immagine, la rendono più viva.

Il disprezzo

Quando un gruppo di francesi cambiò il cinema

Secondo le definizioni della storia del cinema il fenomeno della Nouvelle Vague ha avuto una propagazione temporale piuttosto breve. Tanto più breve se rapportata all’effetto detonante sulla cinematografia a loro contemporanea e su quella a venire. Godard, Truffaut, Demy, Varda sono solo alcuni dei nomi che hanno caratterizzato il cinema di quel periodo. Ognuno ha declinato secondo le proprie forme un’arte, quella cinematografica, di cui iniziavano a lamentare un certo conservatorismo. I loro film, i volti dei loro film sono entrati in modo prorompente nella storia cinematografica. Leaud, Catherine Deneuve, Belmondo, Karina a ciascuno di questi interpreti si può legare un film (o più) di quel periodo. Ancora oggi lavori come Bande à part restituiscono un immaginario cinematografico di riferimento, come se ci fosse un prima e un dopo. L’effervescenza di quel periodo renderà questi registi e queste registe i numi tutelari di una nuova idea di cinema.

Tra i nomi citati Truffaut e Demy sono quelli che sono venuti a mancare prematuramente. Godard e Varda hanno avuto una vita più lunga, che ha permesso loro di sperimentare le forme e i racconti della modernità. Negli ultimi anni, la riflessione metacinematografica del regista de Il disprezzo aveva raggiunto forme radicali. Mentre Varda ha continuato a tenere aperto lo sguardo sul mondo attorno, la postura di Godard è diventata di radicale isolamento. Un isolamento ben visibile nei corti o mediometraggi che continuano a essere presentati anche a due anni dalla sua morte.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Con Il Disprezzo Godard inizia a esplorare il campo della riflessione metacinematografica che nel corso degli anni caratterizzerà largamente la sua filmografia. Ruolo che ha reso indimenticabile Brigitte Bardot.
Stefano Minisgallo
Stefano Minisgallo
Si vive solo due volte come in 007. Si fanno i 400 colpi come Truffaut, Fino all’ultimo respiro come Godard. Il cinema va preso sul serio, ma non troppo. Ci sono troppi film da vedere e poco tempo, allora guardiamo quelli belli. Il cinema è una bella spiaggia, come nei film di Agnes Varda.

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