Hustle, Adam Sandler colpisce ancora

“I love this game”

Hustle coincide con la realizzazione vera e propria di un sogno: partecipare a un film sul basket. Adam Sandler non ha mai nascosto questa sua passione, già vivida ai tempi di Un weekend da bamboccioni dove l’attore interpretava un padre di famiglia mai maturato del tutto che cerca, in una delle tante scene che enfatizzavano sullo scontro generazionale, di far avvicinare il figlio a uno degli sport più popolari al mondo.

Ecco finalmente un’intera pellicola sulla pallacanestro in cui Sandler ha potuto riversare tutta la sua anima cestistica: il registro è nettamente diverso dal film sopracitato e, logicamente, le cose si fanno più serie. Hustle è un autentico viaggio attraverso gli ingranaggi produttivi della NBA e va a raccontare il percorso di nascita (nudo e crudo) delle superstar del basket. Offre uno sguardo, anche abbastanza dettagliato, su quanto avviene dietro alle quinte; molto prima che una giovane promessa possa poi tramutarsi in campione. Si parla innanzitutto della fase di rincorsa di un sogno.

Per l’occasione Adam Sandler ha tolto il costume da mattatore comico e ha nuovamente vestito i panni della figura in lotta per la propria affermazione sociale (anche se si tratta di un ruolo non del tutto drammatico). Prosegue dunque il filone iniziato con Diamanti grezzi, primo vero film di spicco dell’attore che si è misurato, in quel frangente, con una parte francamente da Oscar. Anche in quell’occasione ha piacevolmente tirato in ballo il basket (il progetto coinvolgeva Kevin Garnett come uno dei personaggi cardine del film).

Più di tutto, è emersa la capacità di Adam Sandler di essere all’altezza di titoli più impegnati a discapito di chi, criticando il suo umorismo infantile, lo aveva sempre visto come un attore da grandi ascolti ma dai contenuti spiccioli. Con Hustle si aggiunge alla sua carriera stimolante un nuovo tassello in grado di propinare allo spettatore una versione alternativa dello stesso che, anche stavolta, sembra essere più che credibile. Se anche LeBron James ha creduto nel progetto, investendo soldi in qualità di co-produttore, allora questo certifica la validità (anche iniziale) del progetto della Happy Madison.

Hustle

Hustle – La Trama

Si diceva del sogno di portare su schermo uno degli sport più amati in assoluto. Hustle racconta le vicende di Stanley Sugarman, un talent scout dei Philadelphia Sixers che gira gli states in lungo e in largo per trovare nuove stelle.

Il suo rapporto con la società è ottimo: stimato da tutti per la sua conoscenza maniacale del basket, è anche il pupillo del proprietario della squadra. Quest’ultimo, tuttavia, viene a mancare e l’avvicendamento con il figlio non porta delle buone novità per lui. Appena promosso ad assistente allenatore, deve dunque tornare indietro e continuare a cercare il pezzo mancante per la squadra: un giocatore da poco aggregatosi al roster non sta offrendo infatti prestazioni soddisfacenti.

Inizia quindi un nuovo sfiancante viaggio (stavolta in Spagna). La gita oltreoceano porta però i suoi frutti e Stanley fa la conoscenza di Bo Cruz. Il ragazzo ha 22 anni, è alto, sa difendere e il suo fisico possente gli permette di non subire in nessuna delle fasi di gioco (né in quella offensiva, né tanto meno in difesa). L’elemento più sorprendente è che gioca al campetto di zona con altri hoopers (cestisti di strada); questo fattore conquisterà Stanley che lo segue fino a casa per proporgli una chance come nuovo prospetto dei Sixers.

Hustle a questo punto cambia marcia e ci mostra il processo di “creazione” di un giocatore di basket: tornati negli Usa i due improbabili compagni devono fronteggiare mille difficoltà. Su tutte, il nuovo proprietario dei Sixers si dimostra poco collaborativo nel dare a Bo una possibilità. Per partecipare alla Combine (la partita tra i profili più interessanti incontrati al di fuori del circuito universitario) ci sarà da faticare.

La situazione familiare di Bo non aiuta: lo spagnolo è senza padre e ha dovuto crescere una figlia con l’unico supporto di sua madre. Queste informazioni personali sono un’arma per i suoi avversari che cercano in tutti i modi di farlo innervosire durante le partite di prova (a voler dimostrare agli osservatori che lui la pressione non la sa reggere per niente). Bo casca nel tranello e il percorso si fa sempre di più in salita.

Le conoscenze di Sugarman si riveleranno tuttavia fondamentali per inserire di nuovo Bo nel circuito di selezione NBA. Hanno tutti dimenticato quanto Stanley fosse non solo un professionista, ma un vero uomo della pallacanestro, al pari di tante star del parquet. L’ultima parola in questo gioco spetta a lui.

Hustle

Hustle – La Recensione

Non si può dire che Hustle sia di per sé un film sorprendente: senza dubbio colpisce in positivo la prestazione di Adam Sandler che regala al pubblico un’altra figura scenica in controtendenza rispetto alla sua natura attoriale. Non che manchi l’ironia, questo è certo, ma il ragazzo scapestrato di Billy Madison e Hubie Halloween ha fatto un cambio di passo notevole (giusto per rimanere in tema). La sua carriera rimbalza spesso e volentieri tra un fallimento e un successo roboante e vederlo proseguire su una linea più seria è un piacere per gli occhi.

La trama del film non costituisce una grande novità dato che il basket è pieno zeppo di film ben più altisonanti. Coach Carter e He Got Game sono solo due esempi eminenti della materia che potrebbe riempire questo spazio con molti altri titoli ancora. La storia è a tratti banale (si sa benissimo dove si va a parare) e il tema del bad boy in lotta per la sua stabilità familiare è una story line abbastanza conosciuta nei film sportivi. Un altro fattore a discapito della narrazione è la lentezza iniziale della pellicola: si fa fatica a familiarizzare con i personaggi e la loro piattezza scoraggia lo spettatore a continuare la visione. Sono di fatti tutti incastrati in degli stereotipi noiosi.

Superato questo primo (e unico) ostacolo, Hustle diventa un film più che godibile e che ha il grande pregio di mostrare com’è veramente il mondo del basket (uno sport che viene analizzato soprattutto per i suoi difetti). Il film segue, per quasi la sua intera durata, l’allenamento e l’ascesa del giovane Bo. La fase di potenziamento è molto intensa e quasi si percepisce la sua fatica fisica nel voler dimostrare di essere all’altezza del professionismo sportivo. Altra minuzia decisamente piacevole è l’approfondimento su uno dei talloni di Achille della pallacanestro: il trash talking. Da sempre il linguaggio offensivo è una tecnica ampiamente utilizzata per distrarre l’avversario, farlo innervosire e renderlo vulnerabile agli attacchi della controparte. Anche Bo dovrà fare le spese di questo lato sporco del gioco e non sempre riuscirà a surclassarlo.

Non mancano omaggi ai giocatori del passato e alle figure più in voga nella televisione sportiva americana. Geniale in tal senso la scena in cui Shaquille O’Neal e Charles Barkley si trovano d’accordo nel ritenere Cruz un giocatore formidabile dal futuro garantito. Piovono poi comparse di tutti i tipi; i veri giocatori interpretano sé stessi in quello che diventa un film davvero corale e di gruppo. Forse manca solo Michael Jordan ma si sa che his airness si colloca su un gradino così alto che è molto difficile da raggiungere (per lui c’è stato un intero film dedicato).

Ultimo aspetto particolarmente apprezzabile di Hustle è il tentativo di mostrare come i tempi cambino: anche il mondo dello sport deve necessariamente tenere il passo con la modernità. il basket del futuro dovrà necessariamente fare un passo oltre la tradizione e abbracciare dinamiche nuove. Quando tutto sembra finito per Bo Cruz, ad esempio, Stanley organizza (grazie all’aggancio del leggendario Doctor J) una partita al campetto dove viene tutto ripreso e messo in rete. Il popolo viene chiamato a dire la sua; il talento di Bo merita una chance alla Combine di quell’anno.

Questo il segnale che anche lo sport vive di fama popolare e per quanto la gerarchia del professionismo possa fare da scudo, la società elegge il suo campione e lo porta in alto a prescindere da tutto. Bel messaggio per chi effettivamente, su Tik Tok e Instagram, si filma sperando di arrivare a qualche pezzo grosso (il web è ormai una realtà imprescindibile anche per un gioco sacrale come la pallacanestro). In un certo senso si è davanti al vero “nuovo Space Jam”, ovvero a quel film sul basket che è in grado aggiungere qualcosa di non detto. Almeno quest’anno, se i due film andassero a contesa, Space Jam: new legends rimarrebbe fermo e Hustle conquisterebbe la palla, meritandosi l’impostazione del gioco.

In conclusione, si può dire che la visione di Hustle sia più che piacevole e consigliata: non è un film tecnicamente brillante ma nemmeno pretenzioso. Adam Sandler ci mette del suo nel dimostrarsi, ancora una volta, una calamita per gli occhi. La qualità non è soltanto l’overacting; il vero mattatore può imporsi anche senza essere lezioso.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Hustle offre un punto di vista nuovo sul mondo della pallacanestro. Bello vedere le superstar schiacciare e regalare spettacolo ma è importante capire anche cosa c'è dietro la nascita di un campione. Con una regia semplicistica e un cast corale, il film esplora la fase di affermazione del giocatore non ancora professionista che deve lottare contro avversarsi sleali e gerarchie calcificate.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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