Gli anni più belli? Quelli in cui la vita non ci ha ancora messo con le spalle al muro. Quelli in cui crediamo che ogni giorno possa sorprenderci, quelli in cui gli inganni e le delusioni sembrano non appartenerci. Gabriele Muccino prende in prestito il titolo della canzone di Claudio Baglioni e tanti sogni nel cassetto. Quattro amici che attraversano gli ultimi quarant’anni della storia italiana tra fallimenti e sogni infranti e che si ritrovano cinquantenni di oggi a raccogliere i cocci delle loro vite con la speranza di tempi migliori.

Gli anni più belli

Gli anni più belli sono quelli di Paolo (Kim Rossi Stewart) idealista e romantico, con la passione per l’ornitologia e il sogno di diventare professore di lettere. Il suo amico Giulio (Pierfrancesco Favino) è  figlio di proletari e mira ad una carriera d’avvocato per difendere i più deboli. Paolo e Giulio conoscono Riccardo (Claudio Santamaria), aspirante artista, durante una burrascosa manifestazione studentesca dell’82, ultimo residuo di un ’68 ormai lontano. A loro si unisce Gemma (Micaela Ramazzotti) bella, fragile e disinibita, orfana di entrambi i genitori che cerca un uomo a cui potersi aggrappare. Tra matrimoni difficili, tradimenti e separazioni i quattro si smarriranno più volte nel corso della vita per ritrovarsi quarant’anni dopo con un’unica certezza, quella del conforto della loro amicizia mai veramente finita.

Gli anni più belli

Con Gli anni più belli Muccino torna ad indagare la sua generazione, quella dei cinquantenni, cresciuta negli effimeri anni Ottanta, senza un’ideologia politica a cui credere e incapace di diventare veramente adulta. Il suo film è inoltre un dichiarato omaggio a C’eravamo tanto amati, il celebre film di Ettore Scola. Di similitudini ce ne sono parecchie: dalle dinamiche che s’instaurano tra i personaggi ad alcune particolari scelte stilistiche, come lo sguardo in macchina dei protagonisti. Non mancano vere e proprie citazioni, tra tutte la scena della Fontana di Trevi.  Il film di Scola rendeva omaggio a Federico Fellini riproponendo il set del film La dolce vita. Ne Gli anni più belli Gemma e Riccardo scimmiottano Mastroianni e la Ekberg facendo il bagno nella fontana. C’eravamo tanto amati è uno spaccato della vita del popolo italiano, una sorta di romanzo storico che racconta le vicende collettive del nostro Paese.

Gli anni più belli

A Muccino gli avvenimenti politici sembrano interessare poco e quell’Italia che assiste in diretta al crollo del muro di Berlino, che segue le inchieste di Mani Pulite e che guarda sbigottita in tv gli attentati dell’11 settembre rimane sempre sullo sfondo.  Gli anni più belli, che pure è un’opera ambiziosa, non mira ad essere un racconto popolare quanto un melodramma sentimentale, un’appassionata opera corale sul grande viaggio della vita.

Gli anni più belli

Come spesso accade nei film del regista romano, ne Gli anni più belli le vicende si snodano con un ritmo travolgente, frenetico, convulso. Non a tutti piace quel suo modo di girare quasi “isterico”, quel far recitare gli attori sopra le righe. Ma se Muccino ha un pregio è quello di riuscire ad afferrare l’anima dei personaggi.  Con i suoi movimenti di macchina riesce ad inchiodarli, a metterli con le spalle al muro e a fargli  urlare tutto il loro dolore. Ciò che convince poco invece sono i ritratti femminili. Le donne o sono arpie, come la moglie di Riccardo (Emma Marrone) o inclini al tradimento, come la moglie di Giulio (Nicoletta Romanoff).

Malgrado alcune pecche Gli anni più belli è un buon film, un racconto sincero e accorato sull’amicizia. Un sentimento, quello dell’amicizia che per Muccino è più sincero dell’amore che tradisce e non perdona (L’ultimo bacio, Baciami Ancora) e più onesto dei legami familiari che imprigionano, soffocano e distruggono (Ricordati di me, A casa tutti bene). Muccino in passato si è mostrato spesso impietoso nei confronti dei suoi personaggi a cui raramente ha dato una seconda possibilità. Con Gli anni più belli si rivela più indulgente, compassionevole.  Sembra avere nei confronti dei protagonisti una sorta di tenerezza, una nuova premura che a tratti quasi commuove. Forse perché giunti ad un’età matura e alla consapevolezza dei propri errori non rimane che fare una cosa: perdonarsi.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars

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