mercoledì, 21 Agosto, 2021

Generazione 56k – recensione della serie Netflix con i The Jackal

Generazione 56k, la serie disponibile su Netflix da questo luglio

Dal primo luglio è disponibile su Netflix la nuova serie Generazione 56k, ideata e diretta da Francesco Ebbasta, mente autoriale e registica del noto gruppo comico del web The Jackal. La breve serie si articola in otto puntate che si protraggono per meno di mezz’ora, rendendo il prodotto scorrevole e la visione particolarmente agevole.

Generazione 56k

La trama di Generazione 56k

La narrazione di Generazione 56k si muove fra due differenti filoni narrativi: il primo è ambientato nel presente, dove i protagonisti hanno circa trent’anni, e il secondo nel 1998, quando gli stessi personaggi ancora frequentano la scuola media. Nel ‘98, a Procida, il piccolo Daniel è innamorato dell’affascinante Ines, che pare non ricambiare. Il ragazzo non percepisce l’unidirezionalità del sentimento, e con l’aiuto degli amici Luca e Sandro tenta di conquistarla facendo contemporaneamente fronte al bullo della scuola. Al fianco della dolce Ines si staglia la figura dell’amica Matilda, algida, mascolina e apparentemente imperturbabile. Nel presente, a Napoli, un Daniel ormai adulto (Angelo Spagnoletti) ma ancora amico di Luca (Gianluca “Fru” Colucci) e Sandro (Fabio Balsamo) è in cerca d’amore. Ma inaspettatamente le sue strade si incroceranno ancora con quelle di Ines (Claudia Tranchese) e soprattutto di Matilda (Cristina Cappelli), sul punto di convolare a nozze con il fidanzato.

L’inconfondibile tocco dei The Jackal si manifesta in Generazione 56k

Generazione 56k è stato realizzato da Cattleya, la maggiore casa di produzione indipendente italiana, in collaborazione con il gruppo comico The Jackal. La loro matrice web si unisce così al metodo di produzione più tradizionale, creando una commistione innovativa. I frutti di questa unione si riscontrano già nel formato, breve e di agile fruizione, tipico dei prodotti reperibili in rete e delle cosiddette web series. Negli ultimi mesi, si è manifestata una forte tendenza da parte dei medium più tradizionali a voler inglobare nei loro prodotti gli esponenti di una nuova comicità: bene lo dimostra, ad esempio, la partecipazione della brillante Michela Giraud al cast del recente Maschile singolare. Con questa serie i The Jackal sembrano replicare un esperimento simile, ma imprimendo con più forza il loro stile sul risultato finale.

Contrariamente alle aspettative, non l’intero gruppo comico ha fatto parte del cast. Hanno recitato in Generazione 56k Fru e Fabio nei panni dei due amici storici del protagonista e Claudia Napolitano in veste della sorella di Matilda. Sono presenti solo in tre, ma una sorta di “The Jackal touch” permea tutta la scrittura del prodotto (concentrandosi nel personaggio di Luca interpretato da Fru), sebbene la loro ironia sia punteggiata da elementi romanticheggianti che non sono propri dei loro prodotti.

Con lo svilupparsi della narrazione e delle puntate, però, la presenza dei The Jackal si fa sentire sempre meno, e il finale arriva a concentrarsi unicamente sui personaggi di Matilda e Daniel. Questo ha portato molti a pensare che i noti volti del web fossero solo un pretesto per avvicinare alla serie un’ulteriore fetta di pubblico (quella che è solita seguirli sul web). Ciononostante, la loro partecipazione segna un ulteriore capitolo dell’espansione dei The Jackal, che dalla rete sono passati al cinema (con il loro Addio fottuti musi verdi del 2017), alle pubblicità televisive, ai game show tra Rai e Amazon Prime Video, per approdare finalmente su Netflix per mezzo della serialità.

Generazione 56k

La recensione di Generazione 56k

La fusione tra tradizione e novità, rappresentata dal web, non si palesa solo nel formato ma anche a livello tematico, nella trama. Durante la fine degli anni Novanta, nel classico (e ormai quasi macchiettistico) scenario nostrano napoletano fa infatti il suo ingresso con forza dirompente la rivoluzione costituita da internet, che stravolge le vite degli adolescenti di quel tempo. I protagonisti della serie non sono nativi digitali, ma hanno fatto propria la lezione della rete e nel presente utilizzano il web per qualsiasi cosa. L’informatica è onnipresente nella vita di Daniel, che lavora per una società di progettazione di app e cerca l’amore via internet.

Generazione 56k

Il tema della rivoluzione digitale è trattato con tenera ironia, ma per altri aspetti (soprattutto quelli relativi al lato più romantico della narrazione), Generazione 56k rischia spesso di sfociare nel cliché, salvandosi sempre però all’ultimo momento e risultando nel complesso un prodotto abbastanza fresco e innovativo. Fortunatamente, i momenti più “stucchevoli” sono alleggeriti dalla brevità del formato, che velocizza la narrazione alleggerendo il coté romantico, non particolarmente innovativo.

Inaspettatamente, risulta completamente avulsa da cliché melensi la componente della nostalgia, che fa da padrona nelle puntate, incoraggiata dal costante confronto fra presente e passato. Non c’è rimpianto in questa nostalgia, ma solo tenero affetto, in cui sono distillate gocce di dolce ironia. Nel complesso dunque, la serie si profila come un passatempo leggero, che non ambisce a prendersi troppo sul serio ma riesce comunque a distrarre il pubblico facendolo sorridere. Il breve formato, inoltre, agevola la visione e rende il prodotto molto idoneo ad una sessione di binge-watching gradevole e non troppo impegnata.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Generazione 56k è una serie leggera e dalle sfumature comiche, che racconta l’avvento di internet nelle vite degli adolescenti napoletani e le ripercussioni che ha avuto per loro, ormai adulti, nel presente. La nostalgia dei tempi che furono si accosta allo svilupparsi di intrecci amorosi, che a loro volta si riflettono nel presente. Realizzata in collaborazione con il gruppo comico The Jackal, la serie è dolcemente ironica, e al di là di qualche ingenuità narrativa risulta comunque un prodotto gradevole e spensierato.
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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