mercoledì, 21 Agosto, 2021

Leatherface – il massacro ha inizio, su Netflix il prequel di “Non aprite quella porta”

Leatherface è apparso per la prima volta al cinema quasi cinquant’anni fa. Era il 1974 e Tobe Hooper firmava una delle pellicole horror più terrificanti della storia del cinema: Non aprite quella porta. il film, che ridefiniva i canoni del genere horror, ci mostrava le atrocità compiute dai Sawyer, la depravata famiglia di macellai che riduceva a brandelli chiunque si avvicinasse  alla loro dimora. il regista texano per il personaggio di Leatherface, il più crudele e sadico dei Sawyer, s’ispirò a Ed Gain il serial killer del Wisconsin. L’assassino che trasformava i resti umani delle sue vittime in macabri trofei o ne faceva raccapriccianti maschere per il volto.

Leatherface

E’ così che nasce Leatherface, con la sua immancabile motosega e la maschera di pelle che gli protegge il volto sfigurato. Fino a qualche anno fa sapevano poco del nostro villain. Né il film di Hooper né i capitoli successivi della saga ci avevano spiegato cosa lo avesse reso così degenerato. Avevamo solo compreso che Leatherface era diverso da tutte le creature orrorifiche degli altri film. L’incapacità di esprimersi a parole e i problemi d’identità legati alla famiglia d’origine, lo avevano reso una figura terribilmente tragica, smarrita, minacciata da tutto il mondo esterno. Nel 2017 due cineasti francesi, Alexandre Bustillo e Julien Maury, con Leatherface – il massacro ha inizio, scavano nel suo passato e ci raccontano le origini di Faccia di cuoio.

Leatherface

Leatherface trama

A casa dei Sawyer si festeggia il compleanno del piccolo Jed che per l’occasione riceve una sega a motore. La famiglia lo esorta a compiere il suo primo omicidio. Deve uccidere un vicino accusato del furto di maiali. Il ragazzino non se la sente. Anni dopo, a causa delle nefandezze dei sadici Sawyer, Jed viene condotto in un ospedale psichiatrico. E’ uno dei pochi ospiti a mostrare segni di umanità. Nella struttura vige la sola legge della sopraffazione e della violenza. Verna Sawyer, la madre di Jed, si presenta all’istituto. Ha un’ingiunzione che le consente di vedere suo figlio. A causa del rifiuto la donna provoca una rivolta. Molti pazienti e infermieri  vengono uccisi. Jed fugge dall’ospedale con tre giovani squilibrati che rapiscono un’infermiera. La fuga dei cinque, braccati dalla polizia e inseguiti da un folle agente, si trasforma presto in una mattanza.  

Leatherface

Leatherface recensione

Dopo aver firmato Non aprire quella porta Hooper girò il sequel nel 1986. I film successivi furono per lo più brutte parodie del suo capolavoro, firmati da registi più o meno noti. Hooper allora doveva credere molto nel film Leatherface visto che ne prese parte in veste di produttore esecutivo. Forse aveva fiducia nei due registi francesi, già volti noti di un certo cinema horror particolarmente violento e truculento. Bustillo e Maury dopo aver debuttato nel 2007 con il controverso A l’intérieur,  si specializzano nel genere horror e nel 2017 firmano coraggiosamente il prequel ufficiale del capolavoro di Hooper. Certo, Leatherface non è paragonabile al capostipite della saga ma al contrario dei precedenti capitoli, caricature malriuscite dell’originale, è sicuramente una pellicola dignitosa.

Leatherface

Lo stile di Leatherface cerca di avvicinarsi a quello del film  degli anni Settanta. Bustillo e Maury non sono due pivelli, vogliono apertamente rendere omaggio a Non aprite quella porta e la loro messa in scena è tutt’altro che convenzionale. Non si piega, come accade spesso nei film horror contemporanei, ad una violenza visiva morbosa e fine a se stessa.Gli zoom e i grandangoli ai quali spesso i registi si affidano, contribuiscono a render ancor più grottesche le malefatte dei Sawyer e la ferocia del gruppo in fuga. Buona anche la fotografia che è sporca e calda.  Ci fa tornare in mente la luce accecante di Non aprite quella porta che sembrava quasi ardere quel Texas rurale nel quale vedevamo Leatherface muoversi per la prima volta.

Leatherface è un film profondamente nichilista. Anche quello di Hooper lo era. Se quest’ultimo utilizzava il gore per denunciare gli orrori della guerra del Vietnam e l’illusorietà  del modello sociale della famiglia, Maury e Bustillo accusano le istituzioni, colpevoli, ancor più della famiglia Sawyer, di trasformare Faccia di cuoio da vittima a carnefice. L’ospedale psichiatrico non è un luogo di rieducazione ma d’iniziazione alla sopraffazione e alla brutalità. La violenza delle forze dell’ordine è scellerata e perversa quanto quella dei ragazzi in fuga. Dopo l’evasione dall’ospedale psichiatrico e la  sanguinosa fuga, Jed riuscirà a tornare a casa. Quel viaggio nel Texas all’insegna delle nefandezze però lo avrà definitivamente trasformato in un brutale assassino.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

I cineasti francesi Maury e Bustillo nel 2017 firmano il prequel del capolavoro di Tobe Hooper: Leatherface, il massacro ha inizio. Il film ci racconta le origini di Jedidiah "Jed" Sawyer, il ragazzino destinato a diventare una delle creature orrorifiche più famose della storia del cinema: Leatherface.
Mariana De Angelis
Laureata in storia e critica del cinema con una tesi sul cinema classico hollywoodiano. Amante del cinema di genere con un'insana passione per l'horror, soprattutto quello americano di serie b.

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