mercoledì, 21 Agosto, 2021

Film horror italiani da vedere in attesa di A Classic Horror Story

Film horror italiani: 4 film da vedere assolutamente

Il 14 luglio uscirà su Netflix A Classic Horror Story, film diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli che già dai trailer sembra lavorare sul ribaltamento delle aspettative e sulla manipolazione di tutti quei cliché che siamo ormai abituati ad incontrare nel cinema horror.

In particolare, questo film ha tra gli obbiettivi quello di essere un omaggio alla tradizione dei film horror italiani, quello di autori quali Dario Argento, Mario Bava e Michele Soavi, per citarne solo alcuni.

Non stupisce che un film come questo esca proprio in questi anni: è da qualche anno, infatti, che le produzioni italiane hanno (ri)cominciato ad aprirsi verso un cinema di genere, molto trattato fino a pochi decenni fa e poi lentamente dimenticato.

Dalla metà degli anni 2010, con registi quali Sydney Sibilia, Gabriele Mainetti, Matteo Garrone, Matteo Rovere e altri abbiamo potuto assistere ad un ritorno del cinema di genere in Italia, dall’azione al fantasy, passando anche per l’horror. Ecco, quindi, in attesa di vedere A Classic Horror Story, 4 film horror italiani di cui negli ultimi anni si è parlato maggiormente.

The Nest (Il Nido)

Film horror italiani

Uscito nel 2019, si tratta dell’opera prima di Roberto De Feo, in veste anche di sceneggiatore (qui la recensione più approfondita).

Questo film fece molto parlare di sé all’epoca della sua uscita per essere un film coraggioso e uno dei migliori film horror italiani degli ultimi anni, sia per aver fatto suoi alcuni tratti ricorrenti del cinema horror per poi ribaltarli.

A colpire di quest’opera è senza dubbio il lavoro svolto sull’ambientazione, che poi altro non è che l’ennesimo topos del cinema dell’orrore, vale a dire la “casa”, che a seconda del film può rappresentare una minaccia o, al contrario, un rifugio.

Senza fare spoiler, il ruolo della casa in The Nest arriva a mutare più volte nel corso di questo film, così come la percezione dello spettatore sugli eventi narrati. È sintomo di una scrittura originale e di una messa in scena che riesce a fare tanto con poco – alle spalle non c’è una grande produzione.

Meritano di essere citate anche le interpretazioni dei due protagonisti, i giovanissimi Justin Korovkin – che abbiamo rivisto anche in Favolacce – e Ginevra Francesconi. Non capita spesso di vedere due attori così giovani offrire una prova così convincente alla loro prima interpretazione.

Il signor Diavolo

Film horror italiani

Altro film del 2019, che ha avuto il merito di riportare Pupi Avati, a lavorare su uno dei generi che maggiormente l’hanno fatto conoscere al grande pubblico.

Il signor Diavolo, oltre ad essere diretto da Avati, è anche basato sull’omonimo romanzo da lui stesso scritto: si tratta di un horror inusuale, ambientato nell’Italia dei primi anni ’50, scelta che porta ad intrecciare la storia con il contesto sociale e politico di quegli anni.

Pur essendo stato accolto positivamente dalla critica, che ne ha apprezzato particolarmente l’atmosfera, forse il limite di questo film è quello di non essere al passo con i tempi e di restare legato ad un’estetica cinematografica che appartiene al passato.

Ad ogni modo l’uscita di questa pellicola rappresenta un evento, dal momento che parlando di cinema horror italiano non si può non citare proprio Pupi Avati che con film quali La casa dalle finestre che ridono (1976) ha contribuito a offrire al cinema di genere esempi apprezzati sia qui che all’estero, realizzando uno dei migliori film horror italiani di sempre.

Ricordiamo che ora Pupi Avati è impegnato sul set di Dante, il suo nuovo film che racconterà proprio la vita del Sommo Poeta, narrata dalla figura di Giovanni Boccaccio, interpretato da Sergio Castellitto.

La stanza

Film horror italiani

Apparso unicamente su Prime Video a causa della pandemia, La stanza di Stefano Lodovichi è un film che fa della commistione di generi uno dei suoi punti forti.

Questa pellicola, che si rivela un horror dalle tinte fantascientifiche, si rifà inizialmente al fenomeno degli hikikomori, trasformandosi poi in un thriller imprevedibile raccontato con consapevolezza ed eleganza.

Il punto forte di quest’opera è sicuramente l’atmosfera, costruita in primo luogo dalla regia, con movimenti di macchina lenti che ci raccontano l’ambiente e i personaggi poco a poco.

Stefano Lodovichi dimostra di saper affrontare tramite le immagini questo tipo di cinema, anche se per quanto riguarda la scrittura il film risente di un’eccessiva confusione nella seconda parte, nonché di un evidente didascalismo nei dialoghi.

Ciononostante, la difficoltà nel realizzare un film dell’orrore sta soprattutto nel ricreare un’atmosfera d’impatto tramite la regia e in questo La stanza non delude.

Suspiria

Non stiamo parlando del film del 1977 diretto da Dario Argento, bensì del remake del 2019 ad opera di Luca Guadagnino (qui la nostra recensione).

Pur essendo diretto da un regista italiano, il film è una co-produzione con gli Stati Uniti, il che non lo rende un film del tutto italiano, al contrario dei precedenti citati.

Tuttavia va riconosciuto come questo film sia ugualmente accostabile al cinema italiano, in primis proprio per la materia di partenza. Suspiria di Dario Argento è forse il film horror italiano più noto al grande pubblico, insieme forse a Profondo rosso dello stesso Argento.

Inoltre l’estetica di questo film è fortemente influenzata dalla tradizione orrorifica del nostro cinema: questo è evidente ad esempio dal ridotto utilizzo di effetti digitali, sostituiti nella maggior parte dei casi da effetti analogici, nonché da un efficace lavoro sul make-up, ad esempio per dare forma all’inquietante personaggio di Helena Markos.

Inoltre Suspiria di Guadagnino si caratterizza per lo stile fortemente personale con cui è costruito – identica cosa si può dire anche per lo stesso Suspiria del 1977, film che portava in sé i tratti tipici del cinema di Argento.

Il film di Guadagnino appare assai lontano dai modelli dai classici film horror italiani, motivo per cui è senza dubbio uno degli esempi più interessanti di questo tipo di cinema negli ultimi anni.

Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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