Prime VideoElle - Capolavoro Pop o insulto al film?

Elle – Capolavoro Pop o insulto al film?

Venticinque anni fa il mondo del cinema accoglieva un uragano biondo platino destinato a ridefinire i cliché della commedia americana: Elle Woods. Interpretata da una strabiliante Reese Witherspoon (Da me o da te), la protagonista di La rivincita delle bionde (2001) ha dimostrato che l’ossessione per il rosa shocking, la cura dei capelli e una solarità apparentemente superficiale potevano coesistere con una mente brillante e una ferrea determinazione legale. Oggi, nell’era dei franchise espansi a tutti i costi, Prime Video tenta l’azzardo commerciale con Elle, una serie prequel in otto episodi ideata da Laura Kittrell che arretra le lancette dell’orologio fino al 1995 per raccontare l’adolescenza della celebre avvocatessa. Prodotta dalla stessa Witherspoon tramite la sua Hello Sunshine, la serie si inserisce nel filone dei teen drama nostalgici.

Tuttavia, l’ambiziosa operazione si scontra fin da subito con un paradosso narrativo inevitabile: è possibile decostruire un mito intoccabile senza privarlo della sua stessa magia?

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Elle – La trama

Bel-Air, 1995. La sedicenne Elle Woods (Lexi Minetree) ha un piano di vita geometricamente perfetto per dominare l’undicesimo anno di scuola superiore, diviso tra sogni di popolarità, la squadra delle cheerleader e il bacio ideale con il ragazzo più desiderato della scuola. L’idillio californiano si frantuma bruscamente quando il padre Wyatt (Tom Everett Scott), un noto chirurgo plastico, rimane coinvolto in uno scandalo professionale legato a un intervento di rinoplastica mal riuscito su una celebrità. Per fuggire al boicottaggio sociale di Beverly Hills, la famiglia Woods decide di trasferirsi improvvisamente a Seattle.

Per Elle si tratta di un vero e proprio trauma geopolitico ed estetico: la giovane icona del glamour si ritrova catapultata nella capitale mondiale del grunge, una terra dominata da camicie di flanella a quadri, cieli perennemente grigi e adolescenti cinici che la considerano una Barbie viziata ed evaporata. Da questo scontro culturale nasce una narrazione che mescola i drammi scolastici con un’improvvisa virata investigativa, quando Elle e i suoi nuovi compagni si mettono a indagare su una misteriosa frode finanziaria che coinvolge il preside del liceo.

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Elle – La recensione

Nonostante venga presentata come un prequel, la serie soffre di una pesante “crisi d’identità” che la fa somigliare pericolosamente a un remake camuffato. L’evoluzione psicologica che Elle compie a Seattle ripercorre quasi fedelmente, tappa dopo tappa, il percorso di maturazione già vissuto nel film del 2001. Se nel lungometraggio Elle scopriva il proprio valore intellettuale solo ad Harvard per riscattarsi da un amore perduto, qui compie la medesima epifania a sedici anni. Questa scelta indebolisce la coerenza dell’intero franchise; per accettare la serie, lo spettatore deve quasi ipotizzare che Elle sia arrivata all’università colpita da una grave forma di amnesia, dimentica di aver già salvato una scuola e sconfitto i pregiudizi anni prima.

Al di là del cortocircuito logico, lo show scorre con una piacevolezza pop innegabile. La ricostruzione degli anni ’90 è visivamente impeccabile, valorizzata da una colonna sonora trascinante. La regia capitalizza sull’estetica “shoppable” — quasi a voler trasformare ogni inquadratura in una vetrina di costumi appetibili per la Generazione Z —, ma la scrittura dei dialoghi non graffia come dovrebbe. La sceneggiatura cede troppo spesso alla pigrizia dei cliché da high school comedy: si passa dal classico triangolo amoroso alla figura della “ragazza cattiva” dal cuore tenero, senza che vi sia mai un vero guizzo di satira o quella irresistibile dose di camp che rendeva l’opera originale una pietra miliare.

Elle – Il cast

Il peso maggiore dell’operazione grava sulle spalle dell’esordiente venticinquenne Lexi Minetree, chiamata a raccogliere un’eredità attoriale monumentale. Minetree offre una performance carismatica e fedele nella mimica, riuscendo a catturare l’ottimismo incrollabile della Woods, anche se la sceneggiatura la costringe a muoversi entro binari fin troppo prevedibili. Attorno a lei si muove un microcosmo di personaggi stereotipati ma ben interpretati. Tra i banchi della nuova scuola spiccano il biondo atleta Miles (Jacob Moskovitz) e il ribelle skater britannico Dustin (Zac Looker), i due vertici di un triangolo sentimentale sterile, dato che il pubblico sa già perfettamente quale sarà il futuro sentimentale della protagonista. Funzionano meglio le dinamiche amicali, in particolare il rapporto con la nerd Liz (Gabrielle Policano) e la rivale grunge Kimberly (Chandler Kinney).

Nota di merito e di profonda commozione va alla presenza del compianto James Van Der Beek nel ruolo del viscido sovraintendente scolastico Dean Wilson. L’indimenticabile star di Dawson’s Creek regala una delle sue ultime interpretazioni televisive, donando un irresistibile tocco di malizia nostalgica a un comparto adulti che, per il resto, vede una divertente ma fin troppo terrena June Diane Raphael nei panni della madre Eva.

Ritrovare l’essenza del film

Nonostante i problemi di continuità della trama, i creatori hanno disseminato la serie di raffinati “easter egg” per i fan storici. Oltre all’ovvio uso del guardaroba monocromatico, Elle gioca costantemente a specchiarsi con il film madre. Un esempio lampante si ritrova nell’episodio in cui Elle si presenta a un evento studentesco vestita in modo clamorosamente inadeguato, un esplicito e divertente parallelismo con l’iconica scena della festa in costume da coniglietta di Playboy ad Harvard. Anche la risoluzione della sottotrama gialla legata all’estorsione scolastica richiama la struttura del processo finale a Brooke Taylor-Windham.

Lo show tenta di far risorgere l’essenza del film: dimostrare che la cura maniacale per i dettagli frivoli può trasformarsi in un’arma investigativa infallibile. Tuttavia, laddove il film utilizzava la cultura pop per decostruire il patriarcato accademico, la serie TV si limita a usarla come guscio protettivo adolescenziale.

Conclusioni

In definitiva, Elle è un prodotto a due facce. Se analizzato come un teen drama stand-alone, lo show di Prime Video è un intrattenimento leggero, colorato e confezionato con furbizia commerciale per catturare sia i nostalgici dei passati decenni sia il nuovo pubblico. Se valutato rigorosamente come prequel di La rivincita delle bionde, l’operazione mostra crepe vistose, riducendo l’epico viaggio di emancipazione di Elle Woods a una banale crisi di crescita adolescenziale già vista mille volte sul piccolo schermo. Con una seconda stagione già confermata dal network, la speranza è che la serie riesca finalmente a tagliare il cordone ombelicale con il passato cinematografico, trovando una propria identità che non sia soltanto un riflesso sbiadito del capolavoro del 2001.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Elle è un prodotto a due facce: intrattenimento leggero, colorato e confezionato con furbizia commerciale per catturare sia i nostalgici dei passati decenni sia il nuovo pubblico. L'operazione mostra crepe vistose, riducendo l'epico viaggio di emancipazione di Elle Woods a una banale crisi di crescita adolescenziale già vista mille volte sul piccolo schermo.
Laura Andriuzzi
Laura Andriuzzi
Sono una fan del cinema e della scrittura, amante di maratone cinematografiche e scontri critici sulla trama. Dalle commedie francesi ai crime procedural, mi piace tutto ciò che richiede cervello, ironia e una spruzzata di mistero. E se non sto guardando qualcosa? Probabilmente sto tentando di scriverlo!

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