A sedici anni dal successo di The Social Network, Jesse Eisenberg prende definitivamente e drasticamente le distanze dal ruolo che gli è valso la candidatura all’Oscar: il fondatore di Facebook e CEO di Meta, Mark Zuckerberg.
L’occasione per questo duro sfogo è stata un affollato incontro pubblico (KVIFF Talk) al Karlovy Vary International Film Festival, in Repubblica Ceca, dove l’attore e regista americano ha ricevuto il prestigioso President’s Award. Di fronte alla platea, Eisenberg ha ricordato l’approccio iniziale al film di David Fincher del 2010, quando la percezione pubblica di Facebook era radicalmente diversa.
Eisenberg: dalla curiosità al netto rifiuto per The Social Reckoning
“All’epoca Zuckerberg non era molto conosciuto, quindi fare quel film sembrava quasi una cosa strana, nessuno sapeva davvero chi fosse – ha raccontato – Non era spesso sotto i riflettori pubblici, per me era semplicemente un personaggio interessante da interpretare”.
Da allora, lo scenario è mutato profondamente. Zuckerberg è diventato uno degli uomini più potenti e controversi del pianeta, spingendo Aaron Sorkin, a firmare un sequel “spirituale” intitolato The Social Reckoning (in uscita a ottobre). Una pellicola a cui Eisenberg ha categoricamente rifiutato di partecipare – lasciando il ruolo a Jeremy Strong – proprio per troncare ogni parallelismo con il miliardario:
“È diventato famoso, e ora non voglio far parte del nuovo film perché non voglio più essere associato a lui. Non mi piace affatto il confronto. Vedo che la persona che ha creato questo sito web non è qualcuno a cui importa delle persone. Se questo tizio è il creatore di questo mondo, io in questo mondo non ci voglio vivere”.

Eisenberg si racconta, tra rifiuto totale dei social e privato
Coerentemente con le sue dichiarazioni, Eisenberg ha ribadito di non utilizzare alcuna piattaforma digitale, descrivendole come fonti di profonda ansia.
“Parlo già fin troppo di me stesso per lavoro, non è salutare. Tutta questa roba mi spaventa da morire: Facebook, Twitter, qualunque cosa. Mi sento già umiliato a dover parlare di me in pubblico. È disgustoso, non mi metterò certo a postare cose come ‘Ehi, ho bevuto quest’acqua’. Mi terrorizza”.
Subito dopo, ha chiuso con una nota di grande dolcezza: “L’altra esperienza magica è stata avere un figlio. Credo che mettere al mondo una vita, crescendola tra momenti felici e difficoltà, sia stata l’esperienza più speciale della mia esistenza”.
