Recensioni FilmIl serpente e l'arcobaleno - L'incubo haitiano di Wes Craven

Il serpente e l’arcobaleno – L’incubo haitiano di Wes Craven

Il serpente e l’arcobaleno (1988) è un film di Wes Craven collocato, all’interno della filmografia del regista, nel periodo compreso tra i suoi due più grandi successi: Nightmare – Dal profondo della notte (1984) e Scream (1996). Liberamente tratto dal saggio omonimo dell’etnobotanico Wade Davis, che studiava il vudù haitiano e il processo di “creazione degli zombi” (tema esplorato per la prima volta al cinema nel 1943 dalla pietra miliare di Jacques Torneur, Ho camminato con uno zombi), fu girato in condizioni estreme tra Boston, Repubblica Dominicana e la stessa Haiti, dove il governo del luogo non garantì alcuna sicurezza alla troupe. Pensato originariamente da Craven per una durata monstre di 184 minuti, fu costretto a numerosi tagli su imposizione della Motion Picture Association, che portò la pellicola alla durata definitiva di 98.

Il serpente e l'arcobaleno

Il serpente e l’arcobaleno – Trama

“Nelle leggende voodoo il Serpente è un simbolo della Terra. L’Arcobaleno è un simbolo del Cielo. Tra i due, tutte le creature devono vivere e morire. Ma siccome ha un’anima, l’Uomo può essere intrappolato in un posto terribile, dove la morte è solo l’inizio.”

Con questo cartello si apre il film, la cui prima immagine è costituita da un movimento all’indietro della macchina da presa, in fuga da una bara allestita per un funerale. Siamo ad Haiti ed è il 1978. Un medico constata il decesso di un autoctono. Mentre la terra comincia a ricoprirne la cassa, una lacrima riga una guancia del cadavere. Amazzonia, 1985. L’antropologo Dennis Allan (Bill Pullman), in missione per l’università di Harvard, assume la pozione di uno sciamano ed è colto da vivide allucinazioni: prima un giaguaro inaspettatamente amichevole, poi un uomo nero dalla risata sardonica, che lo trascina nelle viscere della Terra.

Tornato in patria, è subito pronto a rimettersi in viaggio, destinazione Haiti. Qui, per conto di una multinazionale farmaceutica, dovrà raccogliere campioni di piante e medicine, ma soprattutto indagare sul processo di zombificazione che pare venga messo in atto in quella regione dell’isola. Potrebbe essere dovuto a un portentoso anestetico di cui potrebbe beneficiare il mondo intero. Giunto nella repubblica caraibica, si imbatte nella psichiatra Marielle Duchamp (Cathy Tyson), ben disposta ad aiutarlo, e nel capitano Dargent Peytraud (Zakes Mokae), stregone dedito alla magia nera nonché capo della polizia segreta del dittatore Duvalier. L’uomo è del tutto simile a quello della sua terribile visione.

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Il serpente e l'arcobaleno

Recensione

Film di difficile classificazione, Il serpente e l’arcobaleno raccoglie diversi elementi tipici del cinema di Wes Craven all’interno di un racconto che si sviluppa sul crinale tra thriller e horror e sullo sfondo di un’avventura esotica, ma particolarmente attenta al contesto politico-sociale in cui si muove. La storia è narrata in prima persona dal voice over del dottor Allan, un novello capitano Willard di coppoliana memoria, alla scoperta di una cultura misteriosa (“Ad Haiti esistono segreti che nascondiamo perfino a noi stessi”, gli dirà qualcuno) e alla ricerca delle origini di un orrore multiforme in cui rischia costantemente di annegare.

Se l’indagine scientifica e l’immersione visiva tra la natura e le genti del posto ancorano l’opera nel terreno del reale, sono gli incubi ricorrenti di Allan a sradicare i principi della ragione e a far deragliare la vicenda nell’incontrollabilità dell’occulto. Sono i frangenti in cui non solo la regia di Craven è più ispirata, giocata mirabilmente su sangue, oscurità e apparizioni, ma anche quelli in cui emergono più chiaramente i tratti distintivi della sua poetica.

Il serpente e l’arcobaleno e le ossessioni di Wes Craven

Il capitano Peytraud si rivela presto vicino parente di Freddy Krueger, capace di apparire negli universi onirici altrui, appropriarsi di anime e condannarle a vagare anch’esse nei sogni dei malcapitati. Il suo ruolo è strettamente collegato all’esercizio di un potere opprimente; il popolo di Haiti è prigioniero quanto gli adolescenti di Elm Street, corpi torturati e menti prede di un controllo dittatorio, anche in questo caso ereditato dal passato (il mostro Krueger è generato da un atto di violenza che coinvolge i genitori dei ragazzi, mentre Jean-Claude Duvalier, presidente haitiano, è succeduto al regime del terrore del padre François).

Come sarà ne La casa nera, la denuncia di una condizione sociale inaccettabile si intreccia saldamente allo sviluppo della trama, in un meccanismo che qui sembra già essere alle sue estreme conseguenze, arrivando a far passare la resa dei conti dalla rievocazione della storica fuga del dittatore dal Paese.

Lo sguardo di Craven si apre dunque alla Storia, ma anche, come detto, alla realtà dei luoghi. A differenza del desolante deserto californiano de Le colline hanno gli occhi, in cui le figure umane si dividevano in prede e predatori solitari, l’immagine che ci restituisce di Haiti, nei momenti più alti della sua messinscena, è quella di una collettività che riempie lo schermo, che si muove all’unisono, trasporta torce per combattere l’oscurità, si ritrova gioiosamente nell’esecuzione dei propri rituali, manifestando tutta la propria vitalità in una cattedrale a cielo aperto, dove scorre l’acqua e si consuma l’amore, in un incontro felice tra carne e spirito. Tra il serpente e l’arcobaleno, appunto.

Conclusioni

Qualcosa sembra perdersi nel difficile regolamento di toni di un film che spazia tra etnografia e splatter, e si avverte l’assenza di un respiro più ampio. Ci si chiede come sarebbe stata la director’s cut, prerogativa costantemente negata a un regista che, nel corso della sua carriera, si è – forse colpevolmente – accomodato troppo spesso alle esigenze della produzione. Il serpente e l’arcobaleno rimane comunque uno dei suoi lavori più maturi e interessanti, ma anche uno dei più dimenticati.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Il serpente e l'arcobaleno si muove in bilico tra thriller, horror e avventura, senza tralasciare l'influenza del contesto socio-politico che fa da sfondo alle vicende, riportando lo zombi alle sue radici haitiane. Tra i migliori e meno conosciuti film di Wes Craven.
Alberto Bajardi
Alberto Bajardi
Nato su quel ramo del Lago di Como dove Hitchcock girò la sua opera prima, si iscrive a giurisprudenza ispirato da La parola ai giurati, ma si ritrova a disertare le lezioni come Antoine Doinel, attratto dai matinée delle sale milanesi. Laureatosi al DAMS per non sentirsi più in colpa, ama il cinema senza distinzione di generi e cerca in un film nient'altro che emozioni autentiche, siano esse nei più acuti ritratti umani di Cassavetes o nei più viscerali horror di Cronenberg.

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