Ci sono certi classici della letteratura che non si dovrebbero toccare, innanzitutto perché in quanto classici devono rimanere tali e in secondo luogo, perché sono stati fatti tanti di quei remake che risulta un lavoro inutile e rischioso.

Dracula
Spuntino serale

Dracula ( Claes Bang) è, come tutti sappiamo, il romanzo epistolare scritto da Bram Stoker nel 1897 e ispirato alla figura di Vlad Tepes III Principe di Valacchia. Il famoso conte vive nel suo castello in Transilvania. Il giovane avvocato Jonathan Harker è mandato dal suo ufficio londinese a casa di Dracula per far firmare un contratto di una dimora che l’uomo si è comprato a Londra. Da qui iniziano le disavventure e iniziano anche le modifiche che gli autori della serie Steven Moffat e Mark Gatiss (già autori di “Sherlock”) hanno voluto apportare alla storia. Harker scappa dal castello e viene raccolto da alcune suore, una di loro è sorella Agata Van Helsing ( Dolly Wells ), studiosa di vampirismo e alquanto eccentrica.

Dracula
Jonathan Harker

La figura di Dracula dovrebbe essere molto carismatica e crudele e non un dandy come quasi tutti i film lo hanno ritratto, la serie di Netflix non è da meno, inseriscono dialoghi che si scontrano con la vera natura dell’opera. Dracula è un’icona della fantasia orroristica, non può essere ridotto a delle gag che ledono soprattutto il clima in cui dovrebbe essere immersa una storia come questa.

La serie è divisa in tre puntate di un ora e mezza l’una. La prima è ambientata nel convento dove Jonathan Harker trova rifugio, ormai indebolito dalle sevizie del conte. La seconda descrive il viaggio del veliero che porta il conte in Inghilterra (forse la puntata migliore) mentre la terza è ambientata ai giorni nostri, Dracula dopo che affonda con la nave, rimane più di 100 anni sott’acqua e ne esce fuori nel 2020.

Dracula
Suor Van Helsing

Perché stravolgere così male un classico? I due autori della serie ci hanno già abituato a cambiamenti del genere, “Sherlock” ne è la prova. Ma mentre l’investigatore di Arthur Conan Doyle si cala perfettamente nella nostra contemporaneità, visto che non ha fatto nessun viaggio temporale, (è stato semplicemente adattato ai nostri giorni) Dracula sembra un bambino che sta scoprendo il mondo (basti guardare la scena in cui ingaggia un avvocato tramite tablet…). L’ultima puntata è veramente brutta, perché non fa altro che peggiorare la situazione. La domanda quindi sorge spontanea: perché chiamarlo Dracula? Se avessero dato un altro nome al protagonista, sarebbe stata una miniserie accettabile, criticabile a tratti, ma senza dubbio di buona fattura.

Gli effetti speciali sono un accessorio che se usati male sono controproducenti ed infatti anche quelli sono alquanto inutili, l’unica scena degna di applausi è la trasformazione del conte da lupo a essere umano, una sorta di parto dove il vampiro rimane completamente nudo e ricoperto di sangue e interiora davanti a un mini-esercito di suore con in mano un paletto di frassino.

Faccia a faccia

Possiamo concludere che questo è un prodotto che non lascia nulla, è solamente una versione brutta di uno dei più bei classici della letteratura ottocentesca. Non ce ne voglia male il conte, ma dopo il “Nosferatu” di Herzog è diventato quasi impossibile riuscire a rappresentare vampiri altrettanto verosimili e pregni di orrore.

Parte della serie è stata girata nel castello di Orava in Slovacchia.