Voglio mangiare il tuo pancreas non è un film sul cannibalismo come potrebbe suggerire il titolo, ma un delicato e commovente film d’animazione del 2018 diretto da Shinichiro Ushijima, basato sul famoso romanzo pluripremiato di Yoru Sumino. Il romanzo è stato anche adattato in un manga serializzato nel 2014 e in un film live-action nel 2017. Il film segue, attraverso una serie di flashback, la storia di un personaggio (il cui nome ci viene rivelato solo alla fine), timido e taciturno studente delle scuole superiori che preferisce seppellire la testa in un libro piuttosto che cercare di stare a contatto con le persone e di Sakura, sua compagna di scuola, allegra e piena di vita con un segreto: è affetta da una malattia terminale al pancreas. Il giovane è molto stoico, spesso infastidito e sopraffatto da Sakura e dalla sua personalità frizzante. Ma dopo aver scoperto il suo diario e aver appresso della sua malattia, accetta di continuare a trascorrere del tempo con lei e, durante questo periodo, la loro amicizia diventa sempre più profonda.

Voglio mangiare il tuo pancreas

Voglio mangiare il tuo pancreas è un titolo abbastanza insolito, ma deriva da un rimedio popolare menzionato anche nel film in cui le persone, affette da malattie ad organi particolari, mangiano quello stesso organo da un animale per curare il proprio. E c’è una strana bellezza nel modo in cui i due protagonisti scambiano questa frase così fuori dal comune, trasmette la tenerezza e l’imbarazzo degli adolescenti che affrontano una nuova realtà. La storia non coinvolge molte altre persone. Tutto è incentrato principalmente sul personaggio maschile e sulla sua lotta per comprendere le sue emozioni, i suoi sentimenti e la motivazione per cui si sente così catturato da Sakura. La sua energia lo spaventa, ma allo stesso tempo lo attrae. Ed è bello vedere la sua evoluzione, il suo cambiamento e la sua crescita nel corso delle vicende. Mentre la storia procede, l’amicizia tra i due personaggi si rafforza mentre si addentrano in piccole avventure per spuntare la lista dei desideri che Sakura vuole realizzare prima di morire. Una splendida amicizia che rimane tale e non si trasforma nella classica storia d’amore. Ma è anche giusto così, è più realistico che restino amici sfatando i classici luoghi comuni sentimentali. Le storie d’amore che circondano le malattie terminali sono diventate quasi scontate e all’ordine del giorno, soprattutto dopo l’uscita di “Colpa delle stelle”, romanzo di John Green, successivamente adattato in un film da Josh Boone. È diventato incredibilmente prevedibile il modo in cui queste storie d’amore finiscono, sia con il classico “felici e contenti”, sia che finiscano tragicamente con uno o entrambi i personaggi che muoiono. Vedere invece un film non incentrato prettamente sulla malattia e su sentimenti romantici condannati, ma più concentrato sul dolore e sulla forza dell’amicizia, è una piacevole sorpresa. Ci viene costantemente ricordato che Sakura sta per morire e, per alcuni istanti, si ha la sensazione che Sakura sappia gestire molto bene questa sua situazione. Tuttavia, dentro di lei, soffre e lotta. Il film, infatti, scava in fondo nella paura di morire, riuscendo comunque a mantenere le cose leggere e divertenti.

Voglio mangiare il tuo pancreas

Voglio mangiare il tuo pancreas è visivamente sbalorditivo. L’uso dei flashback è ben fatto, il film si muove a ritmo lento, ma costante. Consente di crogiolarti nei momenti tra i due amici, trascinandoti spesso verso uno splendido tramonto o avvicinandoti a piccoli dettagli. Si ha la consapevolezza che a Sakura non rimane molto tempo, eppure il film riesce a trasmettere quella strana sensazione di eterno, forse perché i due assaporano ogni singolo istante del loro tempo. L’animazione dei personaggi è una delle espressioni più straordinarie e comunicative di tutta l’opera. C’è una scena all’inizio in cui il personaggio principale e Sakura stanno camminando insieme. L’attenzione rivolta al linguaggio del corpo rende affascinante una scena che altrimenti sarebbe troppo semplice da guardare. Sakura rimbalza ad ogni passo, la sua espressione facciale si sposta continuamente. Il ragazzo, invece, cammina lentamente, ingobbito e rigido, con gli occhi puntati ovunque tranne che sulla ragazza. La scena dice e anticipa già molto sui personaggi senza dire assolutamente nulla. Anche i colori utilizzati sono molto belli. Acquerelli e pastelli morbidi con un tema dominante di rosa ciliegia che circonda Sakura, il che è appropriato, visto che il nome “Sakura” significa proprio “bocciolo di ciliegio”. E l’ambientazione funziona particolarmente bene, poiché le vicende si svolgono nel glorioso paesaggio rosa della primavera. Gli effetti di luce sono anche estremamente realistici e affascinanti.

Voglio mangiare il tuo pancreas

La musica di Hiroko Sebu è in gran parte dimenticabile, ma il modo in cui viene utilizzata è interessante. Il film, a volte, è modificato come un videoclip musicale con la musica che risuona per enfatizzare particolari linee di dialoghi, per poi ricominciare ad accompagnare altre linee. Le scene sviluppano una qualità ritmica che spinge il film. L’umorismo delle loro avventure è abbastanza sincero, infatti il film non diventa mai troppo astratto e celebra non tanto la vita quanto le piccole azioni quotidiane e le scelte di vita. I punti di forza risiedono sempre nei momenti semplici e teneri tra i due personaggi che si conoscono e imparano a conoscersi. Nonostante il finale inevitabilmente triste, ma con un colpo di scena sulla morte di Sakura che ha quasi dell’assurdo, Voglio mangiare il tuo pancreas è un film che vale la pena guardare. Un film che non ha paura di scavare nella profondità di argomenti oscuri e vulnerabili, e trova ancora la luce nell’oscurità, lasciandoci con la speranza di nuovi inizi quando compaiono i titoli di coda e anche alla fine degli stessi, che è sempre bene aspettare e guardare, soprattutto in questo film.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars