Dazed and confused, tradotto in Italia con il titolo “La vita è un sogno“, è una commedia del 1993 diretto da Richard Linklater. Il titolo prende ispirazione da una canzone dei Led Zeppelin, il che già fa capire a pieno le intenzioni.
Il regista statunitense, che conosciamo per averci toccato nel profondo con Boyhood e la trilogia iconica di Before Sunrise, realizza proprio due anni fa questa pellicola. La sua terza.
Un film che si rivela essere un omaggio alla vita adolescenziale negli anni 70, con gusti, usi e culture che ci immerge in un alone di nostalgia. Adolescenti che adorano fare danni l’ultimo giorno di scuola, fare gruppo, aspettare la festa di fine anno, mettersi nei guai, innamorarsi. Il cast è molto ampio e fa sì che ogni personaggio trovi spazio senza mai rivelarsi protagonista. Tra i vari volti vediamo un Matthew McConaughey al suo esordio, insieme ad altri esordienti diventati poi famosi e alcuni premi oscar. Pensiamo a Renée Zellweger, Ben Affleck,Rory Cochrane, Milla Jovovich, Cole Hauser.

Dazed and confused, la trama
Siamo ad Austin, Texas, precisamente in un 28 Maggio del 1976. Ultimo giorno di scuola.
Il film racconta cronologicamente l’arco di un’intera giornata, dalla fine della scuola all’alba della fine della festa di quel giorno stesso.
Non segue una trama vera e propria. L’inizio è molto grunge, dalla scuola si intravedono murales ,droghe ,hippie, ragazzi che si giocano sigarette, ragazzi che ci provano, capelli lunghi, vestiti trasandati, maglie e camicie dentro i pantaloni. In 30 secondi esprime pienamente la vibe degli anni 70. I “senior” sono tranquilli,rilassati,contro il sistema scolastico. gli piacciono fare cose illegali e vantarsene. Scherzi su scherzi, il ragazzo secchione, il ragazzo belloccio. Le ragazze divise dai ragazzi. le matricole bullizzate dai senior con il rito dello sculacciamento . Il baseball e le birre. Le cheerlader. Tutto gira secondo gli stereotipi che uno si aspetterebbe.
I personaggi si dividono continuamente in gruppi e contemplano quello che succede, godendosi il momento e in attesa di qualcosa di fantastico. Magari quella famosa festa di conclusione che tutti aspettano. La storia la fa la comunità, intesa in senso largo. L’unico arco narrativo presente è quello di Mitch Kramer(Wiley Wiggins), la nuova matricola che vuole dimostrare di poter stare con i senior.

Dazed and confused, la recensione
La vita è un sogno è un film con il titolo dal duplice significato, se si considera anche quello originale. Con Dazed and confused, si tramanda ad una canzone dei Led Zeppelin, e automaticamente si arriva a pensare a quella sottocultura giovanile che distingueva gli anni 70. Con La vita è un sogno, invece, si arriva alla conclusione che viene portato un film che racconta uno stile di vita utopisticamente ideale. Sono i giovani a comandare il mondo, e se fanno danni trovano il modo di risolvere sempre.
Nostalgia è il termine giusto che collega tutte le possibili interpretazioni. In tutto il film pervade una malinconia che ci avvolge completamente all’interno della vita dei ragazzi, che diventano in senso corale il protagonista del film. Noi spettatori di oggi, specie se non li abbiamo vissuti effettivamente, proviamo un’indiretta nostalgia di qualcosa che non abbiamo vissuto.
Le scelte tecniche accentuano questa emozione: colori vintage, inquadrature semplici ma pulite. L’accompagnamento di canzoni rock accompagna al meglio l’idea. Si parla di Aerosmith e di tutte le band più iconiche. Sembra quasi un documentario, la linea narrativa é lineare e i personaggi sono così tanti che nessuno viene definito protagonista. E, svolgendosi tutto nel giro di un giorno, rende la storia ancora più efficace. È una commedia ma non manca di riflessioni importanti sul futuro.
Linklater porta nel suo terzo lungometraggio tematiche e stili già consolidati del suo cinema: il Texas, la non trama tradizionale che manca di un protagonista fisso. La macchina da presa passa da un individuo all’altro senza continuità, creando un ritratto corale della cultura giovanile alternativa dell’epoca.

Nostalgia e spensieratezza
Spensieratezza è un altro termine chiave che ricollega qualunque personaggio presente. Un adolescente non ha distrazioni e si gode il suo ultimo giorno di scuola. Non gli importa della politica, dello studio, preferisce lanciare i fogli in aria al suono della campanella.
Le matricole devono passare riti umilianti e a volte dolorosi dai seniors per farsi accettare, ma lo accettano anche loro. Sanno che un giorno la ruota girerà e toccherà a loro. Ma la ruota gira anche dal verso giusto, e così il bullo della scuola otterrà quello che gli spetta. Il ragazzo che si sente sfigato riuscirà a ottenere la sua rivalsa, e Mitch riuscirà a sentirsi grande e a farsi apprezzare dai più grandi.
Si vedono spesso i giri in macchina, con gruppi di ragazzi dentro, come se si trattasse di un road movie. Un road movie verso qualcosa di bello che sta per arrivare, forse una festa, la persona che ami. Ma, in attesa di ciò, a questi adolescenti basta una birra con gli amici, drogarsi, un biliardino, una rissa per gasarsi, e fare danni sugli adulti.
Sono spensierati, felici, giovani. Suggestiva diventa la scena sul campo da baseball con il “comitato canne”, alla fine della festa. Una scena che non manca di riflessioni su ciò che sono stati, e ciò che saranno.

Conclusioni
Alla fine, vediamo Mitch, la matricola, tornare a casa all’alba ubriaco, innamorato e felice. Si è sentito vivo per una serata. Si mette le cuffie e ascolta la stessa canzone che probabilmente altri ragazzi, in macchina in ritorno dalla festa, staranno ascoltando ridendo.
Cosa ne sarà di tutti questi ragazzi? Non ci tiene saperlo. A loro non interessa del futuro, e noi con loro, vogliamo goderci l’ultimo giorno di scuola.
Una lezione su quello che la vita dovrebbe essere.

