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Damsel: la recensione del film Netflix

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Dopo Stranger Things e i due capitoli di Enola Holmes, con Damsel continua la collaborazione tra Netflix e la giovane star Millie Bobby Brown. Corsetti, lente d’ingrandimento e misteri irrisolti sono ormai acqua passata per la Bobby Brown, qui armata di spada e con le vesti logore causa fiamma di drago.

Damsel è diretto da Juan Carlos Fresnadillo, regista spagnolo alla sua prima collaborazione con una grande piattaforma streaming. Il film è disponibile su Netflix dal giorno 8 marzo.

Damsel: trama

Nel regno freddo e arido di Inophe vive la principessa Elodie Bayford (Millie Bobby Brown) ultima erede di una dinastia in gravi difficoltà economiche, bisognosa di un matrimonio redditizio per le casse della casa. Lord Bayford (Ray Winstone) si accorda così con la regina Isabella (Robin Wright) e i due organizzano un matrimonio combinato tra i figli Elodie e Harry (Nick Robinson).

La futura erede al trono Bayford, nonostante le implorazioni della matrigna (Angela Basset) ad annullare le nozze, corre fiera e decisa sull’altare per portare a termine i propri doveri. Quello che però si cela dietro l’ombra dell’anello nuziale non è una vita di amore e gioie, ma una morte lenta e dolorosa.

Elodie in preparazione alle nozze

Damsel: la recensione di un film che non va

Una principessa guerriera, un regno da salvare e un drago da sconfiggere: Netflix si gioca la carta della storia semplice ma magnetica. A questo si aggiunge l’ingaggio di Millie Bobby Brown, idolo dei teenager e già in passato fruttuosa per la piattaforma grazie ai film sulla sorella di Sherlock Holmes. Aprendo la home di Netflix si nota che il traguardo è stato raggiunto: Damsel è infatti in top ten da ormai più di una settimana e sembra vi rimarrà ancora per molto. Marketing a parte però, Damsel è un vero disastro artistico.

Juan Carlos Fresnadillo da al piccolo schermo l’ennesimo film intriso di banalità e mediocrità, la cui sostanza è più che altro data dall’attore del momento e la sua forza di traino. La giovane Bobby Brown e i suoi illustri colleghi però non bastano a colmare gli enormi vuoti lasciati da un estetica “plasticosa”, da una tecnica grossolana e un soggetto che mette in ombra quasi tutti i personaggi apparsi.

Un film uscito il giorno della festa della donna, che vorrebbe forse celebrarne la forza ed intraprendenza, ma che non vi riesce nella maniera più assoluta. Se è vero che Elodie sconfigge con forza e astuzia il drago e coloro che hanno desiderato la sua morte, e altrettanto vero che la giovanissima cede al volere del padre nello sposare un uomo che neanche conosce e che si dimostra più che riluttante nel seguire i consigli della matrigna che la esorta a non portare a compimento le nozze. Insomma, non proprio un esempio emblematico di emancipazione e solidarietà femminile.

damsel
L’attrice Robin Wright

Il lucertolone dal cuore colmo di fame di vendetta

In tutto questo disordine stupisce in positivo il drago che minaccia la protagonista. Un personaggio che nonostante il design mal riuscito (di chiaro richiamo ai kaiju giapponesi) è l’unico che merita di proferir parola. Questo (purtroppo) la dice lunga sul film. La mamma drago si erge a simbolo di cieca vendetta, un vendetta che colpisce solo le giovani donne di sangue reale. Il dolore genera mostri, e il dolore di una madre che ha visto spegnersi davanti ai propri occhi i suoi piccoli non può che scaturire una rabbia inaudita.

Fortunatamente tutto va a risolversi per il meglio, e la ragione torna ad illuminare l’oscura mente del drago. Tutto chiaro fin dai primi minuti, il cambio di rotta che la squamosa vendicatrice avrebbe intrapreso era infatti più che prevedibile dalle prime battute. Escludendo questa piccola nota positiva, gli altri personaggi presenti in Damsel sono un impercettibile soffio di vento all’interno di un vortice catastrofico.

damsel
Il drago

In conclusione

Damsel non aveva certo creato grandi aspettative, il film era sconosciuto ai più prima della sua uscita e tolto un piccolo successo momentaneo finirà presto nel dimenticatoio, causa: una sceneggiatura debole, un comparto tecnico non adeguato per la sfida del fantasy e personaggi piatti e privi di carisma. Damsel non viaggia mai sui giusti binari e dopo pochi minuti dal suo inizio deraglia in maniera goffa e reboante.

Juan Carlos Fresnadillo non regala nessun momento di tensione, dettando un ritmo piatto e declinante. L’azione e le sequenze di scontro tra la creatura mitologica “draghesca” e i poveri umani sono a dir poco mal dirette e messe in scena. Se a questo vi aggiungiamo una Computer Grafica che sembra venire da un prodotto televisivo seriale anni duemila, il risultato non può che essere catastrofico.

Insomma, 60-70 milioni di euro di budget meritavano certo un miglior utilizzo. Se si decide di mettere in secondo piano la storia e i suoi protagonisti bisogna quantomeno puntare tutto sulla credibilità e lo stupore visivo dello spettatore. Nel caso di Damsel invece, il tutto è incentrato sulla giovane star Millie Bobby Brow, ancora però troppo giovane e troppo poco star per caricarsi sulle spalle un film pieno di errori e mancanza di spirito.

Damsel: trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Pollice in giù per questo nuovo film Netflix: Damsel è un disastro sotto tutti i punti di vista.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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