lunedì, 29 Novembre, 2021

C’mon C’mon – La recensione del film di Mike Mills

Mike Mills – Un cinema che racconta la famiglia

Nell’estate del 2011, Focus Features distribuisce nelle sale cinematografiche internazionali un curioso e interessante film di Mike Mills sul rapporto tormentato e sorprendente tra un uomo anziano che alla fine dei suoi giorni sceglie di vivere nella massima libertà una sessualità fin troppo a lungo celata e suo figlio che nel superamento della mezza età si rende improvvisamente conto di non essersi mai realmente aperto ad una relazione importante, come invece avrebbe dovuto (e potuto) fare. Il titolo di quel film è Beginners e rappresenta l’occasione per Christopher Plummer d’ottenere il suo primo premio Oscar come miglior attore protagonista.

Mike Mills al suo secondo lungometraggio, dopo un esordio più dalle parti del teen movie e del dramma adolescenziale (Thumbsucker) si concentra dunque sulla tematica che più di ogni altra ritiene importante, ossia il rapporto familiare e nello specifico il legame così particolare e spesso conflittuale tra padri e figli.

Probabilmente parte della riuscita di Beginners e dunque della sua estrema sincerità e naturalezza, la si deve al fatto che molto di ciò che il film racconta proviene dal vissuto di Mills e da una confessione espressagli dal padre poco tempo prima di morire.

C’mon

Trascorsi sei anni, Mills torna nelle sale con 20th Century Women (Le donne della mia vita), un dramma corale tutto al femminile (o quasi) che ancora una volta racconta le vicissitudini e i legami familiari talvolta disfunzionali e talvolta intellettualmente caotici tra un adolescente che deve imparare a crescere e un gruppo di donne che lo aiuterà a farlo.

Per qualche tempo non giungono rumors a proposito di un nuovo film da regista di Mike Mills, finché la sempre più nota e riconoscibile casa di distribuzione e produzione newyorkese indipendente A24 non comunica l’acquisizione e la realizzazione definitiva di C’mon C’mon, il quarto film da regista di Mike Mills.

Dopo la presentazione al Telluride Film Festival nel settembre 2021, C’mon C’mon viene inserito nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma, una passerella fin troppo ampia e popolare per un modello di cinema così indipendente e intimo.

Ancora una volta la famiglia al centro della narrazione, così come il focus sul rapporto tra padri e figli e più in generale uomini e i bambini.

Joaquin Phoenix, forte dell’Oscar vinto per Joker interpreta il dolce e scontroso (o irrisolto) Johnny, un uomo che non ha mai voluto realmente essere padre e che per un legame incancellabile e definitivo come quello tra un fratello e una sorella, si ritrova a farlo, o quantomeno ad improvvisarsi tale, nonostante problematiche di un passato irrisolto e tristemente sepolto a livello collettivo.

Essere madri, padri e figli

La fotografia monocromatica per certi versi rarefatta e sospesa di Robbie Ryan avvolge la narrazione drammatica in un clima inaspettato di tranquillità e atmosfera salvifica che Mike Mills lega chiaramente al nido famigliare, nucleo centrale del film.

Un voice-over accompagna i movimenti lenti della m.d.p. nel suo tour silenzioso e poetico tra grattacieli, highways, spiagge e strade affollate. C’mon C’mon è un film che si interessa all’ascolto delle persone e del loro intimo, come fosse un documentario fittizio travestito da dramma cinematograficamente costruito, ma con tutte le premesse e gli elementi del documentario più sincero e realista possibile.

Gran parte di ciò che vediamo nelle sequenze d’apertura sembra comunicarci l’esatto opposto della calma. C’è movimento e tensione latente, celata negli sguardi e nei numerosi primi piani. Niente più è tranquillità e pace nella famiglia di Johnny (Joaquin Phoenix), Viv (Gaby Hoffman) e Jesse (Woody Norman). Tutto perché il padre di Jesse, Paul (interpretato da un ottimo Scoot McNairy) sta affrontando una crisi psicologica senza precedenti dandosi continuamente alla fuga e perciò inseguito dalla moglie Viv che si ritrova costretta (senza inizialmente volerlo) ad affidare temporaneamente lo strambo figlioletto Jesse allo zio Johnny, per seguire il marito tra internamenti e sparizioni improvvise.

C’mon

Mills in questo modo presenta tre gradi di educazione: quella che la madre riserva ad un figlio. Quella che un padre riserva ad un figlio (seppur non suo e non essendo lui un padre, ma uno zio). Infine quella davvero inaspettata che siamo così poco abituati a prendere in considerazione tanto nella realtà, quanto al cinema o nella letteratura e cioè l’educazione che un bambino/un figlio può (e deve) impartire agli adulti che lo accompagnano nella crescita. Figure spesso distanti dalla visione del mondo di un bambino e perciò inadatte e destinate a crollare e talvolta a fallire, per poi risollevarsi stringendo quella mano che non lasceranno fino al momento più opportuno.

La Viv di Gaby Hoffman è un personaggio a metà strada tra l’agrodolce di Woody Allen e il nervosismo caustico di un Pedro Almodóvar. Viv è quasi sempre malmessa, poco interessata alla cura della sua persona, perché tutto ciò che muove la sua vita è il figlioletto Jesse (interpretato da un eccezionalmente credibile e perciò dolce Woody Norman, per la prima volta sugli schermi). Viv ha chiaramente perso la via, è infelice e si perde tra le stranezze del figlioletto e quelle del marito Paul, senza trovarvi un vero rimedio, fino all’arrivo di Johnny. Qui si scontrano due educazioni e attitudini alla vita diametralmente opposte: laddove Viv considera centrale l’ascolto e il permettere il fluire incessante delle parole e degli atteggiamenti (spesso insensati) del figlio, Johnny rifiuta questo approccio affrontando Jesse in modo sicuramente più realista e perciò scontroso, scomodo e spigoloso.

C’mon

A tutto ciò assiste per certi versi inerme e per altri sadico – come solo un bambino può esserlo se calato improvvisamente in un contesto di dramma e di nucleo familiare disfunzionale che non può comprendere – Jesse che si trova ben presto indeciso tra le due forme d’educazione accettando totalmente (nella prima parte) lo scontroso ma tenero Johnny che non è mai stato padre e perciò destinato ad una costante improvvisazione, per poi tornare alla madre chiamandola a gran voce, nella mancanza di quella forma d’affetto che lo zio non può dargli e nella distanza che non ha mai dovuto accettare, almeno fino a quel momento.

Le colpe e il perdono

Mike Mills all’interno di C’mon C’mon ripercorre quella stessa traccia drammatica e sottilmente cupa di Beginners, nel raccontarci e mostrarci sottotraccia e perciò nella battuta di dialogo celata e metaforica, piuttosto che nei silenzi e negli sguardi di Joaquin Phoenix e Gaby Hoffman un trascorso, o meglio un passato che ha inevitabilmente coinvolto e mutato i sentimenti e le emozioni dei due fratelli.

Il film segue parallelamente due binari, quello dell’educazione e quella del perdono.

Probabilmente ciò che può interessa è proprio quel passato che entrambi i personaggi hanno scelto di tacere vivendo nella menzogna e nell’accettazione di un legame che per quei fatti è mutato senza più possibilità di tornare al principio.

Tra sms, chiamate, pianti e silenzi, Mike Mills costruisce un affresco familiare di grande intensità e sincerità, così com’era stato per Beginners, mostrando questa volta la speranza e l’importanza del perdono da consegnare e poi sciogliere definitivamente in un abbraccio.

Johnny e Viv sono personaggi profondamente umani, emotivi e caratterialmente forti che nel loro scontrarsi, non fanno nient’altro che venirsi incontro pur di ricucire ciò che gli anni, i fatti e gli errori comuni hanno rovinato.

Sul perdono e la maturità.

Crescita

C’mon C’mon è un piccolo film dallo spirito indipendente che meglio di molti altri racconta le problematiche, le improvvisazioni e le inadeguatezze tanto dell’essere genitori, quanto dell’essere figli seguendo con grande tenerezza – senza mai farsi sdolcinato o fasullo – i suoi personaggi e interpreti destrutturando qualsiasi discorso di Star System o divismo (perfino rispetto a Joaquin Phoenix) e lavorando perciò in direzione documentaristica, la chiave più giusta e forte per questo film che infatti Mike Mills – regista capace e attento – abbraccia dalla prima all’ultima inquadratura.

La riflessione sulla crescita progressiva ma definitiva di ciascun personaggio nei suoi errori e rimedi resta nella memoria dello spettatore.

C’mon C’mon. Un grande film sull’importanza dei legami familiari e degli errori che questi comportano. Mike Mills va ancora a segno e noi restiamo nell’attesa del suo quinto lungometraggio.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Il film di Mike Mills, nella sua leggerezza e commovente poetica si fa manuale d'insegnamento e profonda riflessione, tanto per il pubblico adulto, quanto per quello giovane rispetto a tematiche quali: la gestione del rapporto di coppia, il rapporto tra genitori e figli e l'importanza del perdono.
Eugenio Grenna
Studente DAMS, diplomato in Sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Torino e grande appassionato di cinema in qualsiasi sua declinazione. Ne scrivo da qualche tempo dividendomi tra più realtà, tra cui ArteSettima, Nocturno Cinema, Malati di Cinema e MovieMag.it

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