C’è qualcuno nel mio scantinato è un film del 2025 scritto e diretto dalla regista Nadia Latif e ispirato all’omonimo romanzo di Walter Mosley. Il film è stato presentato in anteprima al Toronto Film Festival, prima di un’uscita limitata in alcuni cinema statunitensi dal 12 settembre ed è disponibile sulla piattaforma streaming Disney Plus.

C’è qualcuno nel mio scantinato – trama
Charles Blakey (Corey Hawkins) è un uomo di colore che abita nella comunità afroamericana di Sag Harbor e che si trova in un periodo complicato della propria vita. Senza lavoro, con molti debiti da pagare e col rischio di perdere l’antica casa di famiglia, tutto cambia quando un misterioso uomo di nome Anniston Bennet (Willem Dafoe), si presenta alla sua porta con l’intento di affittare lo scantinato della casa e con un’offerta che risolverebbe i problemi economici di Charles.

C’è qualcuno nel mio scantinato – recensione
Dopo il corto White Girl (2019), la regista Nadia Latif si cimenta nel suo primo lungometraggio ispirandosi al romanzo The Man in My Basement di Walter Mosley, che assieme a lei ha scritto la sceneggiatura. Il film vede nel cast principale Corey Hawkins e Willem Dafoe.
Inizialmente C’è qualcuno nel mio scantinato si muove dalle parti di un thriller abbastanza canonico nei toni e nei modi, pur riuscendo a creare fin dalle prime sequenze un’atmosfera particolare e con l’obiettivo di creare inquietudine. Un film che non svela immediatamente le proprie carte e che almeno nelle intenzioni della sceneggiatura, vuole tenere lo spettatore in dubbio su quello che potrebbe succedere sia a livello di racconto che di azioni dei personaggi.
In ogni caso lo script firmato da Latif e Mosley, non ci impiega molto ad entrare dentro la storia e con la variabile imprevedibile rappresentata dal personaggio di Anniston Bennet e interpretato da Willem Dafoe. Un uomo ambiguo che entra nella vita di Charles Blakey e che sceglie di rinchiudersi per propria volontà in una gabbia, al centro dello scantinato della casa di quest’ultimo.

Un tentativo non riuscito di unire thriller e visioni horror
Da quel momento C’è qualcuno nel mio scantinato assume l’identità sempre di un thriller d’atmosfera, ma anche provando a costruirsi l’ambizione da horror psicologico. Il film tenta di dare corpo ad una storia misteriosa e inquietante, attraverso anche dettagli di scrittura (accenni poco approfonditi sul passato della famiglia di Charles), che formino un ambiente oscuro attorno alla casa e allo scantinato, luoghi in cui gira quasi tutto il film. Ma in questo senso il film diretto dalla Latif sembra un po’ perdersi, provando a mettere dentro molto senza però una strada precisa come trama e anche messa in scena.
Il film si poggia su una regia senza grandi picchi e gli unici momenti visivamente intrigranti sono da scovare nelle sortite oniriche del personaggio interpretato da Corey Hawkins, tra maschere oscure maledette e visioni di un passato doloroso sia privato che storico. C’è qualcuno nel mio scantinato pur in modo non preciso resta affascinante. E tiene comunque un tono misterioso che però troppo spesso fa andare il film in troppe direzioni senza capire quale sia quella che voglia raccontare.

C’è qualcuno nel mio scantinato – il cast
Il film è però soprattutto fondato sul rapporto estremamente ambiguo tra i due persoanggi protagonisti interpretati da Corey Hawkins e da Willem Dafoe. Il primo mette in scena un uomo che si trova a dover fare i conti con qualcosa d’imprevisto e che avrà effetti profondi anche nella sua vita. Dafoe fa Dafoe, con il celebre attore che è bravo a dare quell’aura ignota al suo Anniston Bennet e a trasformarlo da un mite gentleman a qualcosa di più “malefico”, in un viaggio interiore fisico e mentale tra orrori privati.
Uno scontro che ha la dinamica ribaltata di un carceriere inconsapevole e di un prigioniero volontario e che spesso viene messa in dubbio, con il secondo più consapevole della propria situazione rispetto all’ignaro Charles. I dialoghi e i confronti tra i due e il loro scoprirsi a vicenda tra segreti e debolezze e che diventano sempre più serrati e oscuri, sono un punto a favore del film. Che nonostante questo però si fa fatica a comprendere cosa voglia comunicare e come voglia farlo.
Le conclusioni
C’è qualcuno nel mio scantinato finisce quindi nell’aggrovigliarsi nei propri misteri, e alla fine non risulta essere nemmeno così ansiogeno e tensivo pur entrando nel genere del thriler/horror. E pur mettendo sul piatto in maniera purtroppo fugace un tema importante come la questione razziale, ferita sempre aperta quando si parla di America, la sceneggiatura non sa bene cosa farsene. E il film sembra più un racconto sul venire a patti col dolore e coi propri sensi di colpa e coi fantasmi (veri o presunti) derivati dal passato. Un’opera sull’espiazione del male? Il film lascia un costante e non sempre positivo senso di incertezza e che si trascina fino alla fine.
