La 83^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia si accende con Bunker, il nuovo thriller psicologico scritto e diretto da Florian Zeller e interpretato da Penélope Cruz e Javier Bardem. Presentato in concorso a Venezia 83, il film ha ricevuto una standing ovation di 16 minuti e 30 secondi, accompagnata dagli applausi del pubblico e da momenti di grande emozione per i due protagonisti.
L’accoglienza supera quella riservata nei giorni precedenti a Wild Horse Nine con John Malkovich, fermatasi a circa 14 minuti, e si inserisce tra le ovazioni più lunghe registrate nella storia recente della Mostra. Secondo il conteggio riportato da Deadline, Bunker si colloca al terzo posto, dietro ai 18 minuti di La stanza accanto di Pedro Almodóvar e ai 22 minuti ottenuti da La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.
Penélope Cruz e Javier Bardem conquistano Venezia
Durante l’applauso, Penélope Cruz e Javier Bardem sono apparsi particolarmente emozionati, condividendo abbracci mentre il pubblico continuava a manifestare il proprio entusiasmo. La presenza della coppia sul grande schermo rappresenta uno degli elementi più attesi del film, anche perché Zeller ha scritto il progetto pensando proprio a loro.
Il regista ha spiegato di aver immaginato Bunker per Cruz e Bardem, considerandoli il vero punto di partenza dell’opera. La loro relazione nella vita reale diventa così parte integrante della riflessione cinematografica sulla coppia, sull’amore e sulla difficoltà di mantenere un legame quando le certezze iniziano a vacillare.
Il film è attualmente uno dei 21 titoli in concorso per il Leone d’Oro della 83ª Mostra del Cinema di Venezia. Dopo il passaggio al Lido, Bunker proseguirà il suo percorso internazionale con la partecipazione al Toronto International Film Festival, prima dell’uscita nelle sale prevista per il 10 dicembre.

La trama di Bunker
Al centro della storia ci sono Miguel e Sofia, una coppia sposata da 17 anni. Miguel, interpretato da Javier Bardem, è un affermato architetto che riceve una proposta prestigiosa ma moralmente controversa: progettare un lussuoso bunker destinato a un potente magnate della tecnologia.
Il progetto, concepito come rifugio di fronte a un possibile collasso della società, porta progressivamente Miguel in un mondo dominato da ricchezza, paranoia e paura. La moglie Sofia, interpretata da Penélope Cruz, comincia invece a mettere in discussione le scelte del marito e, insieme a esse, le fondamenta del loro matrimonio.
A complicare ulteriormente la situazione contribuisce la presenza di un vicino inquietante, che introduce nella storia una componente di tensione e contribuisce a rendere sempre più labile il confine tra minaccia reale e paura.
Un bunker non soltanto fisico
Il rifugio al centro del film diventa soprattutto una metafora della società contemporanea. Zeller parte dall’idea di un uomo estremamente ricco che, dopo aver costruito la propria fortuna attraverso la tecnologia e la connessione tra le persone, decide di prepararsi a isolarsi dal resto del mondo. Da questa contraddizione nasce una riflessione più ampia sull’isolamento, sulla paura del futuro e sulle profonde disuguaglianze della società.
Il regista ha descritto l’idea di un “bunker invisibile”, una condizione nella quale tutti, in qualche modo, rischiamo di rinchiuderci attraverso le nostre abitudini, le nostre paure e la crescente dipendenza dagli schermi. Il film affronta inoltre il tema della concentrazione del potere nelle mani di poche persone e il rapporto sempre più complesso tra tecnologia, ricchezza e controllo.
