La rincorsa alla giustizia e la guerra a colpi di accuse diffamatorie continua fra l’attrice Blake Lively e l’attore Justin Baldoni. I due si sono incontrati sul set di Siamo noi a dire basta (It Ends With Us) e, come se fosse una profezia, così è stato. Dopo la promozione del film, sono iniziate a circolare alcune voci, circa l’assenza di Baldoni agli eventi comuni, o la mancanza di fotografie che li ritraessero insieme.
A dicembre, succede che Blake Lively accusa il co-protagonista. Il New York Times rivela che l’attrice ha presentato al Dipartimento per i diritti civili della California un reclamo formale. Accusa Baldoni non solo di averla molestata ma anche di aver montato contro di lei una campagna social denigratoria con il solo obiettivo di rovinare la sua carriera.
Dopo quanto accaduto, la WME decide di licenziare Baldoni. Tuttavia, Bryan Freedman, legale di Baldoni, non rimane in silenzio.

Successivamente, il marito di Lively, Ryan Reynolds, e diversi nomi noti, tra cui, sembrava, quello di Taylor Swift. L’avvocato di Baldoni ha citato la cantante come testimone, sostenendo che Lively avrebbe sfruttato il nome dell’amica per influenzare le decisioni del film. Tuttavia, Taylor ha respinto le accuse, affermando che non era stata coinvolta nel progetto in alcun modo.
Baldoni accusa Blake Lively per diffamazione, ma il giudice respinge
Baldoni tenta il contrattacco, ma fallisce. Lunedì il giufdice Lewis J. Liman ha infatti respinto la richiesta di risarcimento danni da 400 milioni di dollari avanzata da Justin Baldoni contro Blake Lively e Ryan Reynolds. Ha però concesso all’attore di modificare e ripresentare un paio di accuse riguardanti l’interferenza con i contratti.
“La sentenza odierna è una vittoria totale e una completa rivincita per Blake Lively, insieme a coloro che Justin Baldoni e i Wayfarer Parties hanno trascinato nella loro causa di ritorsione, tra cui Ryan Reynolds, Leslie Sloane e il New York Times“, hanno dichiarato gli avvocati dell’attrice in una nota.

