Bella di giorno (Belle de jour) è un film del 1967 diretto da Luis Buñuel, tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Kessel. Buñuel sostenè fin dall’inzio che il soggetto e il romanzo stesso non gli piacevano per niente. Fu proprio questo il motivo che lo spinse ad accettare il progetto, arrivando a dichiare: «Il soggetto non mi piace per niente, l’ho accettato per riuscire a fare una cosa che mi piacesse da un’altra che non mi piaceva affatto».
Vinse il Leone d’Oro alla 28ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 1967. Fu un successo di critica, nonostante il clima di scandalo con cui fu accolto dal pubblico medio, in quanto il tema trattato risultava decismaente scomodo. Belle de Jour è un punto di svolta perché mostra un Buñuel ormai maturo, capace di usare il linguaggio borghese e patinato del cinema francese per inoculare il suo veleno surrealista e demolire ipocrisie sociali e morali, nonchè il maggior successo commerciale del regista.
Il film è, ad oggi, uno dei film più discussi sulla sessualità femminile. “Più discusso” non significa “perfettamente moderno” secondo ogni standard femminista contemporaneo. Alcune letture moderne criticano il film per il fatto che il desiderio di Séverine è interpretato da una prospettiva maschile, o che l’immaginario del dolore/masochismo può essere idealizzato o mediato attraverso sguardi esterni.

Bella di giorno – Trama
Séverine Serizy (Catherine Deneuve) è una giovane donna sposata con Pierre (Jean Sorel), un medico affettuoso e rispettabile. La loro vita coniugale appare perfetta, ma in realtà Séverine è incapace di consumare il rapporto: prova disgusto e paura del contatto fisico con il marito. Questa frigidità la tormenta e si traduce in fantasie erotiche di natura sadomasochistica che affiorano in sogni a occhi aperti, dove Séverine immagina di essere umiliata, legata o maltrattata.
Un giorno, una sua conoscenza, Henri Husson (Michel Piccoli), le accenna all’esistenza di una casa d’appuntamenti gestita da Madame Anaïs (Geneviève Page). Incuriosita e combattuta, Séverine si reca all’indirizzo e, dopo esitazioni, accetta di prostituirsi di pomeriggio. Assumendo il nome di “Belle de Jour” (un gioco di parole: “bella di giorno”, ma anche “fiore che sboccia solo nelle ore diurne”).

Nella maison Séverine dà libero sfogo ai suoi impulsi repressi, trovando una forma di libertà che non riesce a esprimere nel matrimonio. Incontra clienti con desideri insoliti e spesso grotteschi, mantenendo sempre una certa freddezza esteriore. Intanto, a casa, continua a recitare il ruolo della moglie devota, alimentando la menzogna della doppia vita.
La situazione si complica quando Séverine conosce Marcel (Pierre Clémenti), un giovane gangster: impulsivo, ossessivo, geloso. L’uomo si invaghisce di lei con un’intensità distruttiva e inizia a seguirla anche fuori dal bordello. Questo legame minaccia di far crollare l’equilibrio tra la sua vita pubblica e quella segreta. Husson, intanto, sembra intuire qualcosa e si insinua sempre di più nella vita della coppia, alimentando in Séverine il senso di pericolo. Alla fine Marcel, accecato dalla gelosia, tenta di eliminare Pierre, lasciandolo gravemente ferito e paralizzato.
Il film si chiude con una sequenza enigmatica: Pierre, bloccato sulla sedia a rotelle e incapace di parlare, improvvisamente guarisce e si rialza, mentre Séverine siede accanto a lui. Ma non è chiaro se questa scena appartenga alla realtà, a un sogno, o a un’illusione della protagonista.

Recensione
Belle de Jour esplora in profondità la repressione dei desideri e la sessualità femminile. Séverine, pur sposata con un uomo affettuoso e rispettabile, non riesce a vivere pienamente la propria intimità. Il film mette in scena la frigidità, le fantasie sadomasochiste e il bisogno di sfuggire alle convenzioni sociali. Attraverso la sua doppia vita — moglie devota di giorno e prostituta di pomeriggio — Buñuel mostra il conflitto tra desiderio privato e rigidezza borghese, mettendo in luce le contraddizioni tra moralità apparente e pulsioni nascoste.
Il film affronta anche l’erotismo e la masochismo, non come semplici espedienti, ma come strumenti per analizzare le complessità interiori della protagonista e il suo rapporto con il controllo, la vergogna e la libertà personale.

Il matrimonio e la rispettabilità borghese appaiono come strutture che limitanola libertà individuale e negano l’ espressione del desiderio è un altro tema. Buñuel non giudica Séverine né i personaggi che popolano la maison, lasciando lo spettatore di fronte a un mondo morale ambiguo, dove la distinzione tra giusto e sbagliato è sfumata.
Infine, il film gioca costantemente con l’ambiguità tra realtà e immaginazione. Mostra come i sogni e le fantasie possano influenzare la percezione del quotidiano e condizionare le azioni dei personaggi. Così Buñuel rende la narrazione un’indagine psicologica sulla libertà e sul desiderio umano.
La regia di Buñuel
Luis Buñuel dirige Belle de Jour con un equilibrio magistrale tra realismo e surrealismo, mostrando la vita quotidiana borghese con rigore formale, mentre le fantasie e i desideri della protagonista si insinuano in maniera sottile e perturbante. La regia alterna con naturalezza sequenze di realtà e di immaginazione, senza segnalarle esplicitamente, costringendo lo spettatore a navigare tra sogno e verità, riflettendo così l’ambiguità interiore di Séverine.

Buñuel utilizza oggetti e dettagli simbolici – la frusta, la carrozza, le mani e gli orologi – come strumenti narrativi, conferendo significato a gesti e ambienti apparentemente ordinari. Il ritmo del film è deliberatamente lento, quasi ipnotico. Buñuel, enfatizza il distacco emotivo della protagonista e creando un contrasto con i momenti di tensione erotica o di pericolo, come l’incontro con Marcel.
La fotografia supporta la regia con toni freddi e grigi dominano che la vita coniugale e la routine quotidiana. Colori più caldi e saturi, invece, caratterizzano gli spazi della maison, sottolineando il contrasto tra repressione e libertà, realtà e desiderio. Buñuel dimostra così una perfetta padronanza del linguaggio cinematografico, rendendo il film al tempo stesso elegante, disturbante e profondamente ambiguo.
Bella di giorno – Cast
Il cast di Bella di giorno è essenziale e perfettamente calibrato. Catherine Deneuve (Séverine) regge il film con una performance glaciale e ambigua, capace di trasmettere distacco, sensualità e tormento interiore senza mai cadere nell’eccesso. Jean Sorel (Pierre) interpreta il marito devoto e rispettabile, simbolo della borghesia e della sicurezza domestica. Michel Piccoli (Henri Husson) offre un ruolo ambiguo tra tentazione e controllo sociale, mentre Geneviève Page (Madame Anaïs) rappresenta la guida protettiva nella maison. Pierre Clémenti (Marcel) incarna la passione distruttiva e l’ossessione, minacciando l’equilibrio della protagonista.

Buñuel dimostra una capacità unica di dirigere attori di talento, mescolando volti noti e emergenti per costruire una dinamica credibile e psicologicamente complessa.
In conclusione
Bella di giorno rappresenta uno dei massimi esempi del surrealismo maturo di Luis Buñuel, un film in cui realtà, desiderio e fantasia si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa etichetta si riferisce a un periodo della carriera di Buñuel in cui il regista, pur mantenendo il suo stile distintivo, adotta un approccio più raffinato e meno provocatorio rispetto alle sue opere precedenti. Attraverso la storia di Séverine, il regista esplora i temi della repressione sessuale, della libertà individuale e dell’ipocrisia sociale con lucidità e sottile ironia.
Il film ha lasciato un’impronta duratura nel cinema, influenzando registi successivi e aprendo discussioni sulla sessualità femminile, sull’ambiguità morale e sul ruolo della donna nella società borghese. La combinazione di regia elegante, sceneggiatura ambigua e performance straordinarie rende Bella di giorno un’opera ancora oggi attuale e profondamente affascinante.
In definitiva, Buñuel non offre risposte, ma invita lo spettatore a confrontarsi con il desiderio, la morale e le pulsioni nascoste, confermando la propria maestria nel trasformare il cinema in un’indagine psicologica e sociale senza tempo.
