Cult MovieGli ombrelli di Cherbourg – l’amore in musica di Jacques Demy

Gli ombrelli di Cherbourg – l’amore in musica di Jacques Demy

Nel 1964 con Gli ombrelli di Cherbourg Jacques Demy vince la Palma d’oro al Festival di Cannes. È anche il film che dà l’avvio alla carriera di una giovane attrice francese destinata a entrare nella storia: Catherine Deneuve. Il regista incontrò non poche difficoltà nel trovare dei finanziatori per il suo film. Il musical era un genere poco apprezzato in Francia, come testimoniavano anche i mediocri incassi dei film di genere provenienti dagli Stati Uniti. Si tratta, inoltre, della seconda fruttuosa collaborazione tra Demy e il suo compositore Michel Legrand. Questi aveva già collaborato con Agnes Varda quando incontra il regista con cui poi girerà Lola e Josephine. L’unione artistica tra Demy e Legrand si ritiene essere l’inizio della commedia musicale per il cinema francese.

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Gli ombrelli di Cherbourg

Gli ombrelli di Cherbourg – trama e cast

Guy Foucher (Nino Castelnuovo) è un giovane meccanico, apprezzato dal suo capo e innamorato della bella Geneviève Émery (Deneuve). La ragazza vive e lavora con la madre in un negozio di ombrelli nel cuore della cittadina di Cherbourg. La donna non è convinta della bontà della relazione tra Geneviève e il meccanico, che ritiene un fuoco fatuo. In realtà, i due sono realmente innamorati, come lo stesso Guy confesserà alla zia con cui abita, Élise. Geneviève e la madre si trovano in difficoltà economiche e verrà in loro aiuto Roland Cassard (Marc Michel) attratto dalla giovane. Anche per Guy le cose si complicano: è infatti costretto a lasciare Cherbourg per il servizio militare. I due giovani si promettono amore reciproco e di aspettarsi fino al ritorno di Guy, previsto per due anni dopo.

Ma nei mesi i contatti tra i due diventano sempre più rari e Geneviève scopre di essere rimasta incinta di Guy nella notte del loro ultimo incontro. Qualche mese dopo, sentendosi abbandonata da Guy e ormai prossima al parto, decide di sposare proprio Roland, che accetta il figlio come suo. Geneviève lascia quindi Cherbourg e si trasferisce a Parigi. Qualche tempo dopo Guy ritorna nella cittadina, dopo essere stato ferito a una gamba. Ignaro del destino della sua amata e cambiato dal servizio militare, si licenzia dall’autofficina in cui lavorava e inizia a bere. La svolta per il ragazzo arriverà a seguito della morte della zia Élise, che oltre a gettarlo nello sconforto, gli farà scoprire un sentimento nuovo.

Gli ombrelli di Cherbourg – il senso dei colori per Jacques Demy

Jacques Demy aveva realizzato vari corti e due lungometraggi prima de Gli ombrelli di Cherbourg. I due film erano in bianco e nero e questo film segna quindi il suo approdo al cinema a colori. Un incontro felice, che darà vita a un film pieno di tonalità, vivace ma anche soave. L’andamento stesso dei colori segue la storia. Riesce dunque a trasmettere la radiosità dell’amore, sostituita da un’andante malinconia. Ancora una volta, il cardine del racconto è un personaggio femminile, carattere tipico del cinema del regista francese. Del servizio militare di Guy non si vede nulla, ma assistiamo ai travagli sentimentali di Geneviève. Sono ancora una volta i colori a legare e tenere assieme la storia, un’intenzione ben evidente fin dalla prima sequenza.

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Ma Demy realizza anche un film dalle tinte, appunto, romantiche e ancora una volta riesce a modellare attorno a questo le scelte cromatiche. Si assiste nel finale all’ultimo, inaspettato, incontro tra i due un tempo innamorati. Lo scenario è cambiato, i due vivono delle vite separate, si reincontrano in una benzina alle porte di Cherbourg, nevica. Una scelta di scenari non irrilevante ai fini del racconto. In quella nevicata che trasmette il senso della fine, della malinconia malcelata di un amore finito. In realtà, Cherbourg, nell’assenza di un lieto fine, ne realizza due, che procedono parallelamente tra loro.

Gli ombrelli di Cherbourg

Demy – maestro mai troppo celebrato

È evidente il tributo di Jacques Demy al musical classico statunitense, ben evidente anche ne Gli ombrelli di Cherbourg. Ma in realtà il regista francese fa molto di più, rideterminando i canoni della commedia musicale, inventandone una sua, di fatto. Da questo film che evidentemente prende le movenze da Cantando sotto la pioggia finisce per generare da sé un classico da consegnare ai manuali. Le scelte cromatiche, le simmetrie delle inquadrature prendono in quest’opera e in tutto il suo cinema una dimensione totalmente nuova. Sono questi alcuni degli elementi che hanno determinato lo status di vero e proprio nume tutelare che Demy ha assunto nel corso della storia. Un’importanza che ha travalicato il genere dei suoi film. Di Cherbourg ha parlato come di ispirazione per i suoi costumi Celine Sciamma per il bellissimo Ritratto della giovane in fiamme.

Non è stata la sola a parlare di questa produzione e in generale della filmografia del regista come punto di riferimento. Registi tra loro differenti hanno fatto altrettanto, Honoré ha confessato il debito verso il regista nella realizzazione di molti dei suoi film, compreso l’ultimo Marcello Mio. Film in cui tra l’altro recita Catherine Deneuve. Chazelle dopo aver realizzato La La Land ha parlato dell’importanza del film musicale nella creazione del suo, come anche Greta Gerwig per Barbie. Un’eredità lunga più di sessant’anni, quindi, per un regista che ha riscritto un genere fino a diventarne padre.

Gli ombrelli di Cherbourg

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Jacques Demy for the ages: un film destinato a restare, che dopo oltre sessant'anni è un classico dei film musicali e non solo.
Stefano Minisgallo
Stefano Minisgallo
Si vive solo due volte come in 007. Si fanno i 400 colpi come Truffaut, Fino all’ultimo respiro come Godard. Il cinema va preso sul serio, ma non troppo. Ci sono troppi film da vedere e poco tempo, allora guardiamo quelli belli. Il cinema è una bella spiaggia, come nei film di Agnes Varda.

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